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Final Four 2019Turkish Airlines Euroleague

Il trionfo del Cska si chiama Dimitris Itoudis

Clyburn MVP, Higgins allo stesso livello. Kurbanov ed Hackett semplicemente monumentali. La Turkish Airlines Euroleague torna a Mosca.

 

La notte della Fernando Buesa Arena si tinge di rosso, il colore del fuoco che ardeva sin da inizio stagione nell’anima della squadra del Presidente Vatutin.

Vittoria meritata per chi ha giocato la pallacanestro migliore, sapendo soffrire nei momenti difficili ed emergere per qualità quando il talento e l’organizzazione sono fragorosamente esplosi in tutta la loro forma e sostanza.

La sconfitta dell’Efes ha una sola ed unica interpretazione possibile: stagione straordinaria e tutti in piedi, per il coach come per ognuno dei suoi uomini. Dall’ultimo posto della scorsa stagione ad un passo dalla gloria eterna: Ataman ed i suoi uomini possono solo essere orgogliosi.

MVP

Francamente durissima scegliere, perché almeno in 5 lo meriterebbero. Giusto premiare Clyburn forse anche inconsciamente per la stagione, ma che dire di Higgins, Hines, Hackett e Kurbanov? Campioni, di qualità eccellente, che hanno saputo aggiungere la dimensione dell’unità di intenti ad un talento straordinario.

LA CHIAVE TECNICA

I mismatch nella prima parte di gara sono probabilmente la parte determinante del successo moscovita.  Le notevoli possibilità di accoppiamento dei giocatori di Itoudis sono state fattore di assoluta sofferenza per Ergin Ataman ed i suoi. E la cosa che ha fatto più male ai turchi è stata proprio quell’ampiezza di rotazioni nei ruoli dove gli avversari sembravano essere più pericolosi: Micic e Larkin messi terribilmente sotto pressione. 

LA SFIDA IN PANCHINA

Un altro punto a favore di coach Itoudis. Nikita Kurbanov su Micic era prevedibile a pensarci bene (siamo sinceri, abbiamo avuto un “aiutino” da qualche protagonista ieri…), ma in questo modo ha aperto la gara togliendo ogni riferimento al campione serbo. Restare uniti dopo un secondo quarto difficile e tornare in controllo di una gara che si era fatta molto complicata: queste cose non sono mai occasionali e sono frutto di un lavoro preciso.

LE PAROLE, MAI BANALI, DI DUE GRANDI COACH

Itoudis è emozionato, ha voglia di raccontare tanto della stagione russa, si commuove parlando dei propri giocatori: «La chiave? Sono tutti allenabili. Ognuno rinuncia a qualcosa per la squadra. Così abbiamo vinto ed abbiamo reso orgoglioso il nostro presidente Vatutin e milioni di tifosi, non solo russi».

Ataman mostra altrettanto orgoglio, rende onore agli avversari ed ha qualcosa che proprio non riesce a digerire: «Abbiamo fatto tutto il possibile. Shane e tutti i miei giocatori sono stati straordinari, ma il vantaggio CSKA è stato quello di iniziare bene. Hanno meritato».

«Sono molto dispiaciuto per i cori offensivi dei tifosi del Fenerbahçe nei miei confronti. Voglio ringraziare il loro Presidente Ali Koc, che ha provato a fermarli. Questo non deve accadere. Ad Istanbul sarebbero stati multati, ma qui gli arbitri non hanno capito. Spero che Koc parli coi propri tifosi, perché l’orgoglio turco dovrebbe essere sopra ogni cosa».

DH23

Well done Daniel! Il premio ad una carriera di un uomo che ha talvolta sbagliato, ha saputo capire ed è stato in grado di lottare per ogni centimetro di strada fatta. Straordinariamente inserito nel contesto moscovita, ci ha chiaramente  ribadito il proprio orgoglio per aver saputo reggere la pressione iniziale ed essere arrivato ad ottenere questo risultato unico. E con altrettanta emozione ha sottolineato come il rapporto con Itoudis sia speciale proprio perché il grande coach greco ha saputo capire tutto ciò che Daniel può dare ad una grande squadra. Che è tantissimo, ai livelli più alti.

E’ ormai notte fonda a Vitoria. Nella pancia della Fernando Buesa siamo rimasti in pochi. Coach Itoudis è l’ultimo a lasciare il proprio spogliatoio. Un breve scambio di contatti, un ultima stretta di mano ed anche per noi cala il sipario.

In fondo mancano meno di 150 giorni alla prima palla a due della stagione 19/20: “can’t wait” direbbero gli americani. Lo diciamo anche noi.

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