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IntervisteTurkish Airlines Euroleague

Flavio Tranquillo ci guida in un breve viaggio tra NBA ed Eurolega, alla vigilia delle Final 4

Ci sono troppe cose belle nel gioco per limitarsi al risultato della squadra per cui si tifa. I giovani lo hanno capito.

Idea per certi versi azzardata, tuttavia decisamente tema di cui si è discusso, e si continuerà a farlo, moltissimo. Talune situazioni tecniche, ambientali ed organizzative che si verificano in Turkish Airlines Euroleague possono essere paragonate a quelle in corso nei Playoffs NBA?

Vi sono punti di incontro tra le due massime leghe mondiali nei giorni che precedono le Final 4 di Vitoria mentre le gare delle finali di conference hanno appena preso il via?

Nessuno meglio di Flavio Tranquillo per provare a capirci qualcosa ponendosi qualche domanda.

Flavio, pochi concetti, ma assolutamente da affrontarsi in profondità, per entrare maggiormente nelle pieghe del gioco e del valore organizzativo delle due massime competizioni per club. Partiamo da un tuo giudizio sul livello di pallacanestro di Eurolega e di cosa ritieni sia il primo punto di separazione, se c’è, con il campionato professionistico americano.

A mio parere il punto di separazione non esiste. C’è una lega che ha un potere di acquisto sui giocatori che è 10-15-20 volte superiore all’altra e ci sono 82 gare ed i Playoff contro 30 gare, una serie di Playoff a 5 e le Final 4. Vedo molto complicato fare un paragone tra una situazione in cui chi spende meno di tutti tira fuori 70 milioni l’anno, mentre dall’altra parte chi ne spende di più è a quota 35 milioni. Un punto comune c’è sicuramente ed è rappresentato dal forte senso di appartenenza. Chi gioca od allena in NBA sente di essere parte di qualcosa di grande e di avere raggiunto l’eccellenza, così come chi lo fa in Eurolega sa di essere nell’ambiente migliore continentale rispetto ai campionati domestici, come quello italiano ad esempio, semplicemente perché il livello è superiore, senza mancare di rispetto ad alcuno. Il livello di Eurolega è ottimo, molte squadre, come peraltro in NBA, fanno il massimo ed anche di più. Si vede spesso una grande pallacanestro, da un parte e dall’altra.

Playoff archiviati, favorite avanti. Cosa ti è rimasto delle quattro serie di Eurolega?

Chi se la gioca ora ha identità e fisionomia. Allenatori e dirigenti hanno un compito ben più difficile rispetto alla NBA. Qui un biennale è un “Gronchi rosa” e quando c’è magari prevede uscite per entrambi, società e giocatori, mentre nella lega americana il quinquennale alla stella è normalità e puoi programmare in modo differente. Oggi l’Eurolega è la seconda scelta, se non a volta la terza (vedi Cina) per questioni economiche. Le squadre che sono andate ai Playoff hanno avuto uno sviluppo logico e sono state brave a gestire anche tanti cambiamenti, dimostrando come si deve fare e come si deve lavorare.

Vorrei entrare più in qualche dettaglio e chiederti un ragionamento su due allenatori e due sistemi assolutamente vincenti e dominanti : Obradovic e Steve Kerr, il Fenerbahçe e Golden State. Mi sono fatto un’idea sulla superiorità di tali sistemi : deriva principalmente dal fatto che non vi è mai nessun movimento “transitorio” sul campo, ma ogni cosa ha un suo fine preciso atto a colpire l’avversario. Penso al “pick and roll” Warriors eseguito appena dopo la metà campo per far male ai Clippers, piuttosto che alla precisione ed efficacia del passaggio consegnato tanto utilizzato da Zeljko. Ogni singolo istante del possesso è volto a far male e non è così per tutti. Cosa mi dici a riguardo?

La cura di ogni dettaglio è un fondamento del gioco. La buona esecuzione porta al sistema e bisogna far capire perché lo si fa, come lo si deve fare ed a cosa guardare. Mi piace sempre ricordare il sistema d’attacco dei 49ers di Joe Montana, che ha cambiato molto nel gioco. C’erano passaggi da 8 o 12 yards piuttosto che altro, ma tutto non era organizzato solo per quello. Si leggeva tra le righe della gara e non ci si fossilizzava su una cosa o sull’altra. Si partiva da ciò che si voleva fare ma si prendeva il meglio che la situazione di partita potesse offrire. Bisogna capire cosa si sta facendo rispetto alle possibilità del mio personale e di quello avversario. Scegliere il meglio per la propria squadra ed utilizzare la forma più adatta a fare male a chi hai di fronte. In quell’ottica allora ti dico che un “pick and roll” eseguito subito dopo la metà campo non è di per sé nulla di straordinario, ma è lettura ottimale se si considera la difficoltà di alcuni avversari nel doverlo affrontare.

Questa Eurolega, con questo formato e questa concentrazione di talento, soprattutto tra le squadre con licenza pluriennale a cui è data maggior certezza di investimento, è oggi un torneo che prepara meglio di qualunque altro, NCAA compresa, un atleta per il salto in NBA? Ed allora, un prospetto non già potenziale fenomeno in uscita dalla “high school” non farebbe bene a gettarsi nella tonnara europea per un anno, se non due?

Certamente l’Eurolega è molto formativa, la più formativa fuori dalla NBA. E’ lecito chiedersi poi se per un giovanissimo sia meglio giocare a North Carolina davanti a 20000 persone, in un contesto dove stai lassù solo per quello che fai, oppure se lo sia farlo in Turkish Airlines Euroleague. In NBA manca un vero e proprio sistema di sviluppo, che non può essere la G-League di oggi. Ed allora dico, perché, in un contesto attualmente complicato come quello finanziario europeo non potrebbe esserlo il torneo continentale? Ci sarebbe una reciprocità di interessi che porterebbe ad un netto miglioramento da un punto di vista finanziario per Eurolega che sarebbe oltretutto vista in modo ben differente e legato al mondo del massimo campionato mondiale. Sarebbe logico per entrambe le leghe. Anche perché, cogliendo la tua domanda, che reale interesse ci sarebbe ad avere un 18enne che al terzo errore in Europa viene panchinato ed al posto del quale viene fatto giocare un veterano locale? Chi ne avrebbe reale giovamento?

Mi fai venire in mente Brandon Jennings…

Ecco, appunto. Che non sarà un fenomeno, ma nemmeno quello percepito da queste parti.

La NBA è una lega di stelle, la Turkish Airlines Euroleague lo sta diventando sempre di più. Io sono felice se vado a palazzo e mi vedo Shved, il Chacho, Nando, Shengelia, Poirier, Higgins, Clyburn e tanti altri. E dal successo di pubblico pare che sia felicità condivisa che va oltre il tifo per la propria squadra. E’ un passaggio da vero e proprio salto di qualità per l’organizzazione di Bertomeu?

Il concetto di tifo come lo intendevamo noi mi pare superato. E’ un processo già avviato e ben chiaro nella testa delle giovani generazioni. Ci sono troppe cose belle nel gioco per limitarsi al risultato della squadra per cui si tifa o simpatizza. Peraltro i più giovani, rispetto alla nostra generazione, hanno accesso a molti più contenuti e quindi hanno avuto modo di capire il reale senso dello spettacolo del gioco.

Veniamo all’attualità delle Final 4, dove ci sono le quattro col miglior record di “regular season”. Eccezion fatta per Portland è uguale anche in NBA. Ne dai una valutazione occasionale oppure ci vedi qualcosa di più?

E’ difficile dare un giudizio ma certamente più il lavoro di preparazione e sviluppo è impotente e ben fatto, più si riduce il margine entro il quale puoi perdere. Per l’Eurolega poi, un sistema in cui non vi è un limite di spesa, è abbastanza naturale che in fondo ci arrivino determinante squadre. E non succede certo solo da oggi.

Efes vs Fenerbahçe è ormai un classico turco che espande il suo valore a livello europeo. Probabili 4 defezioni in casa Obradovic, ma non pare certo uno che molla facilmente. Che cosa ti aspetti da questa semifinale?

L’Efes è la squadra che arriva meglio a Vitoria. Si è convinta, attraverso il cammino stagionale, di valere questo appuntamento e che non si tratta soltanto della “stagione giusta”. Non c’è casualità. Bisogna capire se, in queste condizioni, il Fenerbahçe comprende di considerarsi veramente “underdog”. Così come vedremo chi sarà realmente l’Efes stesso.

Andiamo alla serata del venerdì e rieccoci con Cska vs Real Madrid, gara che fece molto male ai russi lo scorso anno, sebbene giova ricordare che De Colo ed Hines furono della partita per onor di firma, nulla più. 2-0 russo anche un poco oltre il punteggio in stagione e due sistemi cresciuti sulle note di una brillantezza offensiva ma diventati realmente vincenti, nel caso del Real, col salto di qualità nella propria metà campo. Tante similitudini, cosa ritieni sarà decisivo?

E’ seducente l’idea che il CSKA sia il Real Madrid dello scorso anno. Per una volta non pare condannato a vincere, però sappiamo che se poi perde tutto finisce male. Se i russi sapranno trasformare questa situazione in una sorta di tranquillità e consapevolezza interiore, potrà vincere, anche perché si tratta di due gare in 48 ore, non di diverse serie Playoff. Il tasso fisico e tecnico è alto, i dettagli saranno la chiave.

E saltando aldilà dell’oceano Milwaukee vs Toronto e Golden State vs Portland. La miglior squadra della stagione regolare ed i campioni uscenti contro sfidanti che sono cresciuti molto. Qui forse l’idea di una finale già scritta non è così balzana, o no?

Non è balzana, anzi. A logica è così e Milwaukee parrebbe pure favorita nell’eventuale atto conclusivo. La conoscenza del clima e di tutto ciò che rappresenta una finale fa però pensare a Golden State. Il primo impatto con le “Finals” è durissimo, come ho potuto constatare nel 2015, quando gli stessi Warriors, ben più forti di Cleveland, fecero tanta fatica perché alla prima esperienza in quel contesto.

Torniamo a Vitoria… Non ti chiedo chi solleverà la coppa, ma l’indicazione di un protagonista che ti intriga più di altri per qualsiasi ragione. Di chi parliamo?

Di Nick Melli. Farà un ulteriore salto? Lui a 22 anni non era quello di 25, a 25 non era quello di 28 ed a 31 anni non sarà quello dei 28 di oggi. Avrà sicuramente molti minuti, anche da 5 e dovrà ragionare del tipo “oggi tocca a me e ci vuole ancora quel quid in più” per salire ancora di livello ed essere magari l’MVP di una finale vinta, dopo quella straordinaria che non dimentico di certo dello scorso anno. Mi intriga proprio per questo, per un percorso che ha ancora tante tappe di crescita.

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