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IntervisteTurkish Airlines Euroleague

Daniel Hackett: Il CSKA è un gruppo straordinario che sa sporcarsi le mani

Sono fiero di aver lottato per dimostrare di valere questo livello

Quella di Daniel Hackett è stata senza alcun dubbio la miglior stagione in carriera. Se consideriamo il contesto di altissimo livello e la crescita dopo un fisiologico periodo di adattamento in una squadra stracolma di campioni e di protagonisti, il valore odierno del playmaker della Nazionale italiana è il più alto di sempre.

E’ il giorno dopo una gara di Playoff che ha sancito il passaggio in semifinale dei dominatori in Russia quello in cui conversiamo con #DH23. Il volonteroso Nizhny non poteva essere ostacolo di grande spessore, ma i moscoviti hanno affrontato l’impegno già con spirito da “Final 4” ed allora è stato asfalto. +37 e +20 casalingo, successo esterno e semifinali. Ora ad attenderli ci sarà lo Zenit San Pietroburgo che ha eliminato il Kuban. Nel mezzo, un appuntamento giusto un filo importante, quelle Final 4 di Turkish Airlines Euroleague che rappresentano l’obiettivo primario del club ci Andrey Vatutin.

Daniel, ci siamo quasi: prima Final 4 in carriera. Quali emozioni?

Sarebbe la seconda, ma allora non ero arruolabile. E’ un grande traguardo personale di cui vado fiero. peraltro è normalità per questo club, ma ti dico che il tragitto non è stato per nulla scontato come appare. E da dentro capiamo bene come sia una grande soddisfazione.

Come ho già sottolineato, si tratta della tua miglior stagione visto il contesto di eccellenza in cui giochi. Dove è cresciuto maggiormente l’attuale DH23?

A livello mentale. Ho retto l’urto iniziale quando faticavo a trovare minuti e spazio, con la normale difficoltà tecnica ad inserirsi in un contesto così alto. Potevo piangermi addosso, potevo trovare scuse ed invece sono fiero di aver lottato ed essere dove sono oggi. E mi piace ricordare Siena, Milano, il Bamberg e l’Olympiacos, tutte esperienze che sono parte fondamentale della mia carriera e mi hanno preparato a questo livello.

In una chiacchierata di qualche mese fa mi avevi indicato nel dopo sconfitta col Buducnost il “turning point” della vs stagione : cos’è cambiato realmente?

Confermo e c’è stato un altro momento chiave dopo l’imbarcata col Pana ad Oaka. Abbiamo fatto una riunione tecnica solo giocatori e ci siamo parlati, dopodiché abbiamo raggiunto la solidità necessaria spingendo come matti. Tutti insieme. Magari non siamo stati brillanti come in passato, la squadra spettacolo da 100 punti, ma ci siamo sporcati le mani e questo ha voluto dire crescita.

La cosa che impressiona di più del CSKA è la capacità di offrire sempre un protagonista diverso, sia gara per gara che all’interno del singolo episodio. Molto bello ed interessante, ma equilibrio difficile da gestire senza il sacrificio di tutti. Lavoro duro per un coach, non trovi?

Certamente perché distribuire il talento è difficile, ma tutti, qui, hanno messo da parte il proprio ego sin da subito. Lo hanno fatto i grandi così come abbiamo potuto godere di atleti clamorosi troppo sottovalutati. Penso ad Higgins, un campione, o Kurbanov, che sul campo fa tutto ad un livello altissimo. E’ un gruppo unico questo.

Vedere diversi momenti decisivi in cui in campo c’eri tu e seduti campionissimi del calibro del Chacho o Nando è un grande vanto per gli appassionati italiani…

Sono situazioni in cui serviva qualcosa di funzionale, spesso la difesa. Non sono certo così testone da ritenermi più forte… L’Eurolega è una manifestazione particolare in cui più sei funzionale a quelle situazioni, più avrai chances di dimostrare il tuo valore e la tua utilità in un sistema.

Nella serie con il Baskonia, i quintetti di Itoudis in gara 3 e 4 hanno lanciato, a mio parere, un messaggio chiaro: nei PO si vince con la difesa. E’ il punto su cui avete lavorato di più dopo gara 1?

Mamma mia! E’ stata una serie durissima, tremenda. Loro sono forti, tanto. Ci hanno messo in difficoltà con il “quintettone” schierando contemporaneamente Shengelia, Voigtmann e Poirier. Abbiamo dovuto scavare tanto dentro noi stessi, tra l’altro in un ambiente che quel pubblico rende assai elettrizzante. Oggi tutti a guardare solo il 3-1 finale ma ripeto, è stata durissima eliminarli e difendere contro di loro ha richiesto uno sforzo veramente eccezionale.

L’ho chiesto anche a Gigi perché mi pare questione tecnica importante: sei d’accordo sulla crescente incidenza del “mid range” nella pallacanestro delle squadre migliori di Turkish Airlines Euroleague?

Oggi ci si concentra in difesa sul tiro da tre e sulle “rollate”. Penso a giocare contro un Fenerbahçe, che è la migliore dall’arco per percentuali e selezione di tiro, ad un Real che è fortissimo nel “penetra e scarica” da cui si genera molto sul perimetro. Saper giocare in quel “mid range” è fondamentale perché ti dà una dimensione assai più importante ed incisiva.

Ora Madrid ed una sfida che lo scorso anno fu fatale. Tu non c’eri, ma il ricordo credo sia molto chiaro nella mente del vostro gruppo. Cosa temete di più dello squadrone di Laso?

Temere nulla, rispettare tutto. Se non li pressi e si trovano a loro agio sonno dolori. E’ necessario limitare gli isolamenti di Randolph, le scorribande di Campazzo e Llull che innescano i vari Carroll, Ayon e Tavares in dimensioni ed ambiti diversi. In sostanza bisogna togliere loro il ritmo, cioè essere pronti fisicamente e se possibile giocarsela sotto i 75.

Siete una squadra, come lo stesso Real, che fa della penetrazione e dello scarico “to the open man”, per dirla alla Phil Jax, una parte fondamentale del proprio gioco. Ma lì sotto ci sono le leve di Tavares che oscurano vallate importanti. Come si gestisce la faccenda?

Starà tutto nella nostra intelligenza usare la sua stazza nostro favore. Muoverlo con “p&r” multipli, togliere staticità, sfruttare le uscite dai blocchi, dove fa un po’ più di fatica, e portarlo fuori dalla sua area di maggior comfort.

Campazzo è l’esempio più lampante, ma tu stesso, Clyburn, Moerman e moltissimi altri sono dimostrazione di miglioramento clamoroso durante la carriera spesa in Euroleague. Grandi giocatori con grandi valori, ok, ma sono così bravi ed importanti gli allenatori?

Sì perché oggi, in questa lega, un giocatore di presunta o reale seconda fascia può essere determinante come una stella. Dare responsabilità è fondamentale per il coinvolgimento di tutto il gruppo, il coach migliore lo sa ed allora deve coinvolgere tutti con spazio e minuti. Questo lavoro, insieme, permette la crescita individuale.

Nella stagione del CSKA io ho notato una maggior tendenza a preparare l’approdo, rispetto al passato in cui il cammino è sempre stato eccezionale e poi è spesso mancato qualcosa in prossimità del traguardo. E’ così? Avete lavorato veramente guardando oltre il record di stagione regolare?

E’ verissimo. Il livello medio della competizione si è alzato clamorosamente ed allora il cammino è stato molto più duro. Giustamente si è celebrata la stagione del Fenerbahçe, tuttavia noi siamo stati ad una W da loro. Siamo lì e non se ne è parlato tanto, cosa che mi fa piacere. Questo lavoro per certi versi sotto traccia del gruppo mi dà molta fiducia. Noi ci siamo. Magari, come si diceva, meno brillanti rispetto alle passate “regular season”, ma tremendamente concreti come la serie con il Baskonia ha dimostrato.

Entrambe, voi ed il Real, avete in comune un percorso di crescita soprattutto nella metà campo difensiva, poiché già da anni si eccelleva in quella offensiva. E’ tanto complicato per un coach convincere un gruppo così talentuoso a piegare le gambe e mettere il sedere a 50 cm da terra?

Sappiamo tutti come non si possa pretendere da attaccanti eccellenti e sempre attivi di essere anche i mastini più decisi. La crescita della squadra passi attraverso la corretta protezione del livello mentale e tecnico dei giocatori. Si lavora sull’orgoglio del singolo atleta. Le nostre riunioni tecniche, ad esempio, sono molto intense, visto il livello dei protagonisti, e bisogna sapere reggere la pressione che deriva dalla precisione con cui si analizzano i video, da cui si evincono le precise responsabilità di tutti. Lo abbiamo fatto bene, tutti insieme.

Il vostro presidente ha detto testualmente che «La vittoria in Eurolega garantisce al coach la proposta di rinnovo contrattuale, ma poi può esserci la sorpresa che il coach non sia d’accordo». La sostanza è abbastanza chiara. C’è così tanta pressione a Mosca? Il pubblico non pare eccessivamente invasivo, pare più questione ambientale interna…

Guarda, io ho un’idea precisa. Pressione o meno che la si voglia definire, fin dal primo giorno tutti abbiamo accettato la situazione ambientale dell’essere parte di un progetto che ha il preciso obiettivo di vincere. E’ pressione eccessiva? Non lo so, ma è la realtà. Per il coach come per ognuno di noi. Sappiamo dove siamo, in un’organizzazione più che eccellente, ne conosciamo onori ed oneri. Il fatto di essere saliti insieme sulla stessa barca ci ha aiutato molto, ci ha compattato. Pensa che ad oggi, in una squadra come la nostra, non si è ancora parlato minimamente di rinnovi, estensioni contrattuali etc. C’è un obiettivo preciso da raggiungere, ne siamo perfettamente consapevoli.

Quest’ultima risposta, figlia di una lucidissima lettura della situazione moscovita, credo sia la dimostrazione più chiara della crescita di Daniel. Il giocatore straordinario che abbiamo visto in stagione era sotto gli occhi di tutti, la serenità con cui affronta questa sfida è patrimonio personale e di squadra. E se realmente rappresenta lo stato mentale di tutto il gruppo CSKA, beh, fossi negli avversari ci presterei tanta attenzione.

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