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Playoff 2019Turkish Airlines Euroleague

Real, Cska e Fenerbahce: le “solite note” sono già a Vitoria.

I Playoffs di Eurolega dopo i primi tre verdetti.

La Turkish Airlines Euroleague si conferma torneo straordinario, dove il livello tecnico è altissimo e lo spettacolo è garantito in un’atmosfera unica. Arene “sold out”, passione alle stelle, il dramma delle sfide e la grandissima qualità dei protagonisti. Difficile chiedere di meglio.

Tre verdetti su quattro sono già storia: Real Madrid, Fenerbahçe e Cska tornano nel loro palcoscenico più abituale e gradito. Tutte sempre alle Final 4 dal 2015 con la sola eccezione del Real, assente nel 2016 quando fu eliminato proprio dal Fenerbahçe. In pratica se non si sfidano tra loro, all’atto finale ci arrivano.

Tenendo separata la questione Efes o Barcellona, che tratteremo a parte, cosa ci hanno lasciato le tre serie concluse?

Real Madrid vs Panathinaikos 3-0

  • Che vincesse il Real era prevedibile, che lo facesse in questo modo così perentorio, con effettivamente solo una sfida combattuta in gara 1, era difficilmente pronosticatile. Al solito madrileni che non piagnucolano sulle assenze, anche quando importantissime come Llull, e Laso in cattedra; i campioni non hanno alcuna voglia di mollare il trofeo.
  • La mossa della serie è stata la marcatura di Taylor su Calathes. Quando tutti ci aspettavamo un’enorme pressione su Campazzo, solitario gestore del pallone per la “casa blanca”, ecco che Laso ribalta tutto e vince attraverso un’accoppiamento rischioso ma rivelatosi assai efficace. Lasciare spazio sull’arco e chiudere linee di penetrazione e passaggio al fenomeno dei “greens” è la cosa da fare: a Madrid lo hanno capito in un amen, altri, ad esempio Milano, ci hanno rimesso la postseason non capendolo.
  • Ayon-Tavares è coppia di centri difficilmente pareggiabile. Così diversi, così intercambiabili, così complementari: due versioni di una squadra che sa fare tutto sui 28 metri, completa come nessun’altra. Impressiona la facilità con cui il roster interpreta alla perfezione la presenza dell’uno o dell’altro.
  • Ci si aspettava molto di più dal Panathinaikos e, segnatamente, da Pitino. Si può dire che sia andato sotto, e non di poco, col rivale Laso? Sì, si può e si deve. Ovvio che non vi sia paragone tra i due roster ed altrettanto ovvio che il finale di gara 1 abbia condizionato la serie, ivi compresi alcuni fischi decisamente discutibili, tuttavia la superiorità madridista è stata chiara e non è parso di vedere alcuna possibilità reale per gli ateniesi. Pitino dovrebbe lasciare ed ora si apre la questione panchina per Giannakopoulos: mesi fa si disse che l’accordo con Jasikevicius fosse cosa fatta, ma ora non pare più così. Sarà un tema fondamentale, insieme ad una squadra che necessita di profondi cambiamenti.
  • Facundo Campazzo da MVP. Semplicemente fenomenale. nel momento più importante e difficile, vista l’assenza di Llull, ha gestito le tre gare in totale controllo. E quel controllo, se alla sua velocità di esecuzione e con un profilo di rischio in ogni giocata così alto, è tanta, tanta roba.

Fenerbahce vs Zalgiris 3-1

  • Zele non sbaglia mai. La 19ma partecipazione alle Final 4 è numero dell’altro mondo. Le sostanziali conferme a livello di roster negli anni hanno permesso al coach di lavorare con costanza e di far crescere singoli, squadra ed ambiente. Il Fener ha avuto parecchi problemi durante la stagione e ne ha ancora: Lauvergne fuori da tempo, Kalinic a rischio Final 4, Sloukas e Vesely alle prese con diversi problemi in tempi differenti. Niente da fare per gli avversari, qui si lavora e non ci si volta mai indietro. Notevolissima la crescita anche dell’anima turca: Duverioglu, Mahmutoglu e Guler coinvolti e quasi sempre a rispondere positivamente.
  • Altro giro ed altro regalo di Sarunas Jasikevicius. Lo scorso anno fu Final 4, ma il valore della stagione appena conclusa è assai superiore. Il roster era da 13mo posto, molto meno valido di quello con Pangos, Micic e Toupane: solo un grandissimo allenatore poteva fare  quanto abbiamo visto. Ed è chiaro che non stiamo più parlando di un emergente, ma di un coach di altissimo livello fatto e finito. Il futuro è luminoso per lui: ancora a Kaunas? E’ l’interrogativo della primavera.
  • Brandon Davies è probabile che riceva offerte da club di prestigio e siamo curiosi di capire quale sarà la sua scelta. Normalissimo accettare, per un discorso di denaro e di ambizione, ma la domanda che buttiamo lì è semplicissima: ci sono tanti posti migliori della Zalgirio Arena per fare pallacanestro? La risposta è uno scontatissimo “no”.
  • Obradovic, lo sappiamo da fonti certe, temeva moltissimo questa serie. Per il grande rispetto che ha di Jasi e per l’assoluta considerazione della sua pallacanestro. Se andiamo a vedere chi nella storia ha messo in difficoltà maggiormente le sue squadre, si tratta di allenatori che giocano in modo completo, multi dimensionale ed efficace nel movimento di palla e uomini. Praticamente il suo mantra, che poi è quello dei Messina, dei Laso degli Itoudis ed oggi di Saras. Ecco perché un Fener così spietato e concentrato: concedere un dito agli avversari avrebbe voluto dire trovarsi senza un braccio.
  • Il capolavoro più evidente della gestione della stagione turca, sinora, ha il volto di Kostas Sloukas e di Marko Guduric. Dopo l’infortunio di Ennis, che una mano in regìa l’avrebbe data, seppur non un classico “1”, le difficoltà sarebbero potute arrivare proprio dalla solitudine del play greco. Guduric è stato fondamentale poiché ha tolto quella pressione sul compagno, guidando il sistema di gioco con la maturità di un regista affermato. Il movimento di palla e uomini, scientifico nella sua semplicità, ha fatto sì che non si dovesse ricorrere troppo alle soluzioni derivanti dall’inventiva del singolo gestore del pallone, come invece accade in tante altre squadre.

Cska vs Baskonia 3-1

  • Baskonia da “standing ovation”. Shengelia, a lungo, e Granger, sempre, non si possono regalare a nessuno. Mai sentita una sola parola di lamentela o rimpianto. Lavoro duro e si è andati oltre. Perasovic, talvolta in passato in difficoltà in alcuni momenti tecnici, ha messo da parte ogni esitazione ed ha costruito un sistema che ha retto contro tutti, mettendo dietro anche diversi roster più completi proprio a livello tecnico. Ed ha contribuito notevolmente alla crescita di giocatori come Vildoza (in difficoltà notevole nella serie) e Garino, che in Europa faranno benissimo negli anni a venire.
  • Nando De Colo. Dopo due gare eravamo tutti convinti che la totale assenza del francese potesse perfino causare la grande sorpresa nella serie. Itoudis, come abbiamo già fatto notare, non ha guardato in faccia nessuno e, come per magia, il campione che conosciamo è tornato, dominando gara 3 e 4. A parte un divorzio a fine stagione che pare molto probabile, sia per il coach che per il giocatore, le fortune dei russi a Vitoria passano dalle loro mani. Sarà pure un rapporto che fatica a decollare di nuovo, ma un sacrificio per sollevare un trofeo sanno di poterlo fare entrambi. Ognuno nel suo ruolo.
  • Il messaggio di Itoudis è stato chiaro in gara 3  e confermato in gara 4. Si parte col quintetto difensivo, con Hackett, Kurbanov, Vorontsevich e Hines. La Turkish Airlens Euroleague si vince in difesa, difficilmente pensando a gare sopra i 90. In un quadro di grandissimo talento come quello del roster moscovita, è scelta di impatto e di personalità. Quella che al coach greco non manca di certo.
  • Nikita Kurbanov è uno dei più sottovalutati giocatori dell’intera lega. Difensore magistrale, in grado di ricoprire dietro tre ruoli, sa essere letale dall’arco, nonché in possesso di un’atletismo assolutamente di primo livello. In un gioco in cui si cercano gli specialisti, lui lo è, solo che lo è di tutto, non solo di qualcosa.
  • Vincent Poirier è il miglior centro di Eurolega. Ci perdonerà Vesely, avranno pazienza Ayon e Tavares, ma quanto fatto dal transalpino è di qualità oggi superiore. Sui 28 metri è incredibile. Totem dietro e furia davanti, possiede fisicità ed atletismo che sicuramente lo porranno all’attenzione di parecchi scout NBA. Se vuoi difendere cambiando, il numero da fare è quello del lungo nativo di Clamart. Dovesse restare di qua, sarà pezzo pregiatissimo del mercato. A Mosca piace parecchio…

 

 

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