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Playoff 2019

Fisicità, tecnica e tattica: la lezione del Fenerbahçe

Lo Zalgiris è fin troppo brutto per essere vero, ma la differenza pare notevole.

E’ gara 1, spesso portatrice di scarti importanti che non hanno avuto replica nel proseguo della serie, tuttavia il messaggio che arriva dalla Ulker Arena è decisamente forte e chiaro: il Fenerbahce non fa sconti e domina totalmente. 76-43 è scarto severo, numericamente inimmaginabile da parte lituana, tuttavia estremamente realistico in base a ciò che si è visto in campo.

“Sarà una serie lunga”. Lo sentiamo dire praticamente sempre all’inizio di ogni episodio di un Playoff, tuttavia la domanda che può spontaneamente sorgere dopo quanto verificatosi ieri sera è molto semplice: la differenza abissale potrà mai portare ad una “serie lunga”?

Proviamo ad analizzare questa #1 con occhi e mente già a #2, ben sapendo che 48 ore, nei Playoff, possono portare a due cose: consolidamento di quanto acquisito nei primi 40 minuti od aggiustamenti tecnici e mentali che possono cercare di ribaltare il primo verdetto.

I numeri, impietosi

Casa Zalgiris dice: 7 assist e 23 perse, 3/16 da tre e 13/31 da due, un effimero vantaggio a rimbalzo (34 vs 27) ed il 56,6 di “offensive rating”, che se non è record negativo assoluto, poco ci dovrebbe mancare, soprattutto se quello avversario è 107,6. Ovvio che se quello dei tuoi due playmaker è rispettivamente 48,5 (Westermann) e 41,2 (Wolters), da lì non si scappa. Meglio, solo numericamente, quello di Walkup (77,1), tuttavia quando le operazione le comanda l’americano ex Ludwigsburg, la confusione regna sovrana, tra tiri passati e zingarate fuori controllo e lontanissime da ogni tipo di piano partita. Se infine il tuo uomo di punta, Brandon Davies, è tenuto ad 1/6 dal campo, con 4 rimbalzi e 3 perse in 18’38”, laddove gli avversari devono fare a meno di Lauvergne ed hanno in campo un Vesely (lo avevamo dato in dubbio, la condizione è questa…) lì per onor di firma, la situazione è chiarissima.

I “close-out”, la chiave

I “close-out” erano indicabilissimi (lo abbiamo fatto) come una delle chiavi della gara, tra squadre che tirano meno delle altre da tre ma lo fanno solitamente con ottime percentuali. Ebbene, così è stato. La qualità di quelli turchi è stata eccelsa, togliendo ritmo e tempo a tiratori come ad esempio Milaknis, altro “desaparecido” del confronto. Lituani decisamente inguardabili da questo punto di vista: troppe almeno 4-5 triple concesse con libertà, alcuni liberi regalati in bonus con l’aggiunta di palleggio, arresto e tiro spesso troppo semplici (vedi Melli nel secondo quarto).

Gli isolamenti, parte fondamentale di entrambi gli attacchi 

Gli isolamenti, parte del bagaglio tecnico di entrambi gli attacchi, che si basano su principi molto simili. Quando la palla finiva in post basso per gli uomini di Obradovic, si è è sempre visto movimento da parte degli altri quattro giocatori, sia sul lato forte, a dettare magari il “repost” su basi migliori. Quando ciò è accaduto sul fronte offensivo di Kaunas, lo stesso attacco si è spento, con 4 spettatori non paganti in attesa che qualcosa nascesse da lì. Ma già lo stesso inizio del possesso era viziato da troppi secondi persi con palleggi nel cercare una posizione che, nel frattempo, permetteva alla difesa tempi comodissimi di adattamento e di copertura singola, raddoppio eventuale ed oscuramento delle linee di passaggio attraverso rotazioni perfette. Se permetti questo ad Obradovic, che già lo fa eseguire straordinariamente ai suoi contro attacchi notevoli, sei praticamente morto ed allora non possono stupire i 43 punti messi a referto. Solo la MontePaschi Siena di Simone Pianigiani, in gara 1 del 2010/11 mise a referto meno punti: buon auspicio per i lituani, visto come seppero ribaltare quella serie Stonerook e soci con 3 episodi seguenti dominanti? E’ lecito dubitare…

Le parole dei Coach, tra onestà intellettuale, praticità e consapevolezza

«Ovvio che il Fenerbahce abbia giocato meglio e sia stato allenato meglio. Ora abbiamo un grande lavoro da fare in queste 48 ore che ci separano da gara 2». Parole e musica del solito, lucidissimo e perfettamente autocritico, nell’abituale onestà intellettuale e comunicativa dei grandi allenatori, Sarunas Jasikevicius. «E’ solo 1-0, che sia di 1 di 11 o di 20 punti. Giovedì lo Zalgiris giocherà una gara diversa». Zele la sa troppo lunga per enfatizzare un successo di così larghe proporzioni. Ed in fondo, quel suo saperla lunga è figlio di una semplicità totale: è proprio 1-0, ne servono 3, il resto è noia. Jasi ha veramente di fronte a sé due giorni complicati in cui ribaltare l’umore di un truppa che è stata devastata tecnicamente, tatticamente e mentalmente dall’avversario. Come si fa? Forse andando in palestra oggi a darsele di santa ragione, magari in una palestrina sconosciuta, con le docce senza acqua calda, qualche piastrella del parquet che suona vuota ed il pallone un po’ spelacchiato. In fondo le condizioni sarebbero quelle che si trovano nei pressi del ferro turco.

L’asfaltata è episodio o dimensione del divario? La verità sta in mezzo, basta che non sia in mezzo all’area turca…

Ovviamente la differenza tra le due squadre c’era, c’è e ci sarà: sempre notevolissima. Le possibilità che si potevano lasciare allo Zalgiris non superavano il 20% in fase di pronostico: oggi sono ancor di meno, non fosse altro che considerando la necessità  dei lituani di battere 3 volte in 4 gare i turchi. Visto il record di Obradovic, definiremmo la cosa di difficile realizzazione. Vero è che se c’è qualcuno che ha dimostrato di non mollare mai, di  guardare orgogliosamente negli occhi l’avversario, chiunque esso sia, fino al 40′, questi sono gli uomini di Saras. Cercasi miracolo, è chiaro. E’ altrettanto palese che 43 punti non saranno il bottino di gara 2 e che diversi aggiustamenti porteranno a possessi gestiti diversamente, senza quel senso di precarietà che ha accompagnato tutta la prima serata di questi Playoffs di Turkish Airlines Euroleague. Ed i buoni tiro potranno solo aumentare. Per fare questo è necessario portare la gara lontano da quelle “concessioni forzate” che il maestro Zeljko ha messo lì, come territorio da esplorare vogliosamente, un tranello in cui Jasi ed i suoi sono cascati pesantemente senza sapersi correggere. Gli esterni lituani sono stati invogliati a penetrare in linee di gioco dettate dalla difesa turca in piena consapevolezza. Chiudiamo tutto sul perimetro, mostriamo un frutto proibito sotto forma di corsia al ferro, li facciamo arrivare in area e poi arriva il trattamento speciale dei nostri fisici, ben più imponenti di quelli avversari. Quanti tiri puliti ha avuto lo Zalgiris entro due metri dal ferro? Stanno sulle dita di una mano, forse basta meno.

Ed allora 78-43 non è veritiero come divario tra le due squadre, ma quanto visto in campo è assai realistico.

«Dimentichiamo di averli battuti ma non dimentichiamo come li abbiamo battuti». Parola di Franco Casalini, spogliatoio di Gand, 1988, pochi istanti prima della palla a due col Maccabi. Vale per il Fenerbahce, ovviamente, ma se ribaltato è esattamente ciò che si deve pensare in casa Zalgiris.

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