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Regular Season 2018-2019

Il Fenerbahçe gioca a pallacanestro, l’Olimpia no

Crollo mentale e tecnico milanese di fronte alla straordinaria squadra di Obradovic

Doveva essere un’altra notte di quelle da ricordare nella recentissima storia del basket meneghino, è stata l’ennesima illusione durata 40 minuti di totale e colpevole assenza. I tanti scenari ancora possibili non permettono di parlare di pietra tombale sulle speranze Playoff dell’Olimpia Milano, tuttavia a livello tecnico e mentale la netta impressione è che la squadra di Pianigiani sia lontanissima da quell’eventuale traguardo.

Dall’altra parte un Fenerbahçe semplicemente perfetto nel mutare il proprio piano partita secondo quelle che erano le disponibilità di uomini ed i punti deboli avversari da evidenziare. Con tre giocatori (Sloukas, Lauvergne e Vesely) di quintetto fuori e l’asse play-centro totalmente rivoluzionata, nonché con un Guduric ed un Datome decisamente non al meglio per acciacchi vari, la squadra di Obradovic ha impartito una severa lezione di pallacanestro ai milanesi. Quella pallacanestro che era, è e resterà sempre sport che si gioca in 5, agli ordini di un allenatore: in tutto questo la compagine turca eccelle, mettendo a nudo l’abissale differenza con gli avversari.

90-104: non sono numeri da Playoff

I tanto temuti scontri con le prime 3 sono arrivati ed il verdetto è stato ancora una volta impietoso per Milano. Con la sconfitta di ieri il conteggio si aggiorna a 0-12 nella gestione Pianigiani ed 0-18 considerando la nuova era contro le tre squadre più forti del continente. Nell’arco di queste ultime sfide emerge un dato che non è più soltanto inquietante, ma è certezza in negativo per la squadra dell’allenatore senese: 12 quarti giocati e solo due volte (19 punti Real nel primo quarto e 18 gli stessi madrileni nell’ultimo) l’attacco avversario è stato tenuto sotto i 20 punti, con ben 6 escursioni oltre i 25 punti (3 del Cska, 1 del Real e 2 del Fenerbahçe). Nonostante questi numeri ai Playoff potresti anche andarci all’ultimo respiro, ma è chiaro che non sei competitivo per nulla e quella qualificazione non la meriti.

“Find the open man” : cercare il tiro migliore 

Cosa c’è di straordinario nel sistema di Obradovic? La semplicità, come accade in tutte le grandi squadre. Perché i veri scienziati del basket sono quelli che rendono lineari le situazioni attraverso lo sfruttamento delle più ovvie caratteristiche dei propri uomini. «Il mio sistema è quello di sfruttare al meglio le caratteristiche dei miei giocatori nell’ottica della miglior soluzione per la squadra. Il mio piano partita è chiaro ma dobbiamo saperlo cambiare in base a ciò che il gioco ci propone» ci ha detto Zele il giorno precedente la gara. Detto, fatto. Si può attaccare da subito i “distratti” (…) esterni milanesi dall’arco? Ecco un Dixon perfetto. Si può andare in post basso perché i quintetti avversari ti offrono questa grande possibilità? Vai con Kalinic a spaccare in due una gara già abbastanza aperta. Tutto facile, perché se il gioco lo studi e non lo subisci, la sua complessità diviene progresso accessibile ad un sistema ben organizzato.

Ed allora il vecchio concetto di “Find the open man” che il primo Phil Jax seppe inculcare in un ambizioso e poco incline al dialogo Michael Jordan, nel mondo di Obradovic si traduce in un semplicissimo “cercare il tiro migliore”.

Forte coi deboli, debole coi forti. And counting…

Le cinque vittorie consecutive a cavallo tra gennaio e febbraio avevano illuso, francamente un po’ troppo. La realtà dice che sono arrivate contro tre delle ultime quattro e contro Zalgiris e Maccabi, ad oggi fuori dalla “Playoff picture”. Nel solo girone di ritorno il record contro chi sta nelle prime 8 è il solito, misero 1-6: il Baskonia di fine novembre e l’Olympiacos di un paio di settimane fa sono gli unici scalpi di un certo valore in quattro mesi. Milano deve fare attenzione perché anche in Italia, dove può vincere con una facilità clamorosa, quanto si è visto contro le prime è abbastanza inquietante: 1-1 con Cremona e Venezia, in gare tiratissime, 0-1 con Avellino ed 1-1 anche con Brindisi che occupa la quinta piazza. Solo scorie di Turkish Airlines Euroleague? Può essere, ma se continui a non giocare a pallacanestro, prima o poi il conto arriva ed è salatissimo.

Bobby e Gigi, tutti gli altri e… sua maestà Zeljko

Tutti in piedi per questo Fenerbahçe! Primo posto garantito, miglior record di sempre nella nuova era in caso di W all’ultima col Maccabi, ed una prova di squadra “totale” nell’emergenza dovuta ad assenze e piccoli guai fisici vari. Bobby Dixon o Muhammed Alì che dir si voglia, 36 anni tra pochi giorni, mette in scena un clinic di aggressività e tecnica offensiva clamoroso: un campione che ha saputo esser pronto nel momento del bisogno passando dagli abituali 18 minuti e 6 tiri ai 23’55” con 16 conclusioni di ieri sera. Gigione non gioca la sua miglior gara, ma l’ultimo quarto è da antologia. Più della stoppata, ormai un suo classico nei momenti chiave, è il possesso in cui cambia e tiene Jerrells per parecchi secondi prima di intercettare anche il disperato tentativo di assist del texano. Tutti gli altri sono pronti quanto serve, a partire dal Kalinic chirurgico, cui non pare vero di trovarsi sempre qualcuno in post che gli regala kg e cm.

Su tutti, ancora una volta, il grande Zele. E’ il numero uno, lo è stato e lo sarà ancora a lungo. La lucidità con cui gestisce il piano partita, la cattiveria con cui lo mette in pratica, l’attenzione ad ogni dettaglio e la capacità di coinvolgere ogni singolo interprete, ivi compreso chi di solito gioca poco. Il suo Fenerbahçe è squadra dalla prima all’ultima persona che ci lavora ed avere la fortuna di poter assistere ad un loro allenamento ne dà piena e totale dimostrazione. Solo tanta, continua ammirazione.

Nessuna sorpresa, l’Olimpia è questa. Ma quei segnali…

Attendersi qualcosa di diverso dopo 28 gare? E perché mai? Se per sei mesi non hai avuto una singola risposta sul “pick and roll”, perché, come per miracolo, sarebbe dovuta arrivare ieri sera? Se per tutta la stagione le letture dei singoli possessi sono state latitanti per tempi e modi, perché mai il post basso del Fenerbahçe non sarebbe dovuto essere un problema? Quante azioni devono passare in una gara per capire che mandare Burns a marcare Kalinic che fa il centro atipico è un gioco al massacro? Anche Dixon aggiorna il libro dei record negativi milanesi: 23 è “season high” come per tanti, troppi, contro una difesa al solito disorganizzata ed insipiente. Questa Olimpia da inizio anno gioca solo con Mike James contro tutto e tutti: non a caso, due gare bucate dall’americano ed ecco due rovesci che tecnicamente sono disastrosi perché in arrivo dal nulla di squadra. I difetti sono sempre gli stessi, non vi è alcuna crescita: sale il livello, scende l’Olimpia. I risultati migliori in termini di record sono arrivati solo ed unicamente perché James e Nedovic sono molto più forti di Theodore e Goudelock e perché Jeff Brooks e James Nunnally non c’erano. Ma quel che si fa in campo è esattamente quanto si faceva, a partire dalle praterie offerte su quel benedetto “pick and roll” centrale che è peraltro situazione offensiva sovraesposta nel sistema milanese. Ma se ne fai un uso così esteso vuol dire che in allenamento lo provi spesso e durante quegli allenamenti c’è anche un quintetto difensivo. Ed allora, se lo provi così tante volte, è mai possibile che tu non sia in grado di difenderlo una sola, maledetta volta?

E’ cambiato qualcosa? Si può temere di sì. Perché dopo le sceneggiate di Desio sono arrivati altri momenti di una certa pericolosità come l’ultimo timeout, quello del Pianigiani silente e del confronto Nedovic-Jerrells. Se viene  a mare la resilienza individuale che i giocatori hanno meritevolmente mostrato per mesi, la faccenda si fa complicata.

 

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4 Comments

  1. Si puo’ provare a rderci anche un po’ su… “… è mai possibile che tu non sia in grado di difenderlo una sola, maledetta volta?” … no, perche’ in allenamento l’attacco vince sempre 🙂
    Detto questo, ieri sul 30 pari mi sono chiesto “come diavolo facciamo a essere 30 pari ?”
    E’ parso davvero sciopero ieri, null’altro che uno sciopero.

  2. Mentre guardavo la partita, mi è costantemente rimbombata in testa la famosa frase “l’Eurolega è una lega di allenatori” di Bianchini. Vedere Kalinic a ogni azione avere un mismatch favorevole in post basso, la capacità di muoversi dei giocatori senza palla in quelle situazioni per giungere a un tiro pulito dall’arco e la costanza con cui è avvenuto tutto ciò è stato un clinic su come preparare una partita e una squadra.
    Se siamo qui ad applaudire la partita di Mahmoutoglu e Guler, con tutto il rispetto per i due giocatori, il plauso maggiore va sicuramente al genio in panchina.
    Per quanto riguarda la difesa di Milano, che sia imbarazzante è un dato di fatto. Che Pianigiani abbia colpa mi pare evidente, ma una squadra ha anche degli assistenti che dovrebbero integrare le carenze del capo allenatore. Ai tempi di Siena c’era Banchi e qualcosa si è raggiunto. Sarà un’impressione, ma i vari Cancellieri &co., Che dovrebbero essere fondamentali nella preparazione della squadra, sono completamente inadeguati.

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