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Il tiro da tre punti e l’Eurolega: numeri e certezze con diverse sorprese

L'analisi di una situazione che ha cambiato il gioco

E’ il tema più ricorrente quando si discute di basket, insieme al “pick and roll” decisamente l’argomento più trattato soprattutto quando si vuole giudicare se la qualità della pallacanestro sia oggi superiore od inferiore a quella degli anni passati.

Tralasciando ogni opinione personale, basata su cultura e preferenze levigate dal tempo, abbiamo provato ad analizzare a fondo i numeri che riguardano il tiro dall’arco, ricavandone dati che sono interessanti per capire quanto e come incida nel gioco questo tipo di conclusione. Il tutto studiando le stagioni di Turkish Airlines Euroleague dal 2001/01 al 2017/18.

La promessa è quasi scontata. Si tira molto da tre, moltissimo in alcuni casi, tanto che nella mente di diversi allenatori si tratta della conclusione migliore che si possa avere, sulla base di analisi statistiche di efficacia propriamente numerica. Un tiro aperto da tre è considerato da tanti migliore di una ricerca del sano e vecchio tiro da due: sulla base di questa concezione, il “mid range” è totalmente dimenticato da parecchie squadre, ma non certo da chi vince e gioca meglio.

 

Le squadre campioni, il numero di tentativi e la percentuale

18 titoli assegnati nel nuovo millennio e subito balza all’occhio come solo 3 volte chi ha trionfato a fine stagione sia stato nella “top five” dei tentativi dall’arco. L’Olympiacos di Bartzokas, quinto nel 2013 per numero di conclusioni ed il Real di Laso, terzo nel 2015 e secondo nel 2018. Sette volte in totale è accaduto che i campioni fossero invece nella “top ten” delle conclusioni tentate: 5 volte è successo negli ultimi  6 anni. La tendenza ed il cambiamento paiono chiari.

Se invece parliamo di percentuali di chi ha portato a casa il trofeo a fine stagione il discorso è ben diverso. 2 volte chi ha tirato meglio è stato poi campione: il Maccabi del 2004 di Pini Gershon, col 40,73% ed il Cska di Itoudis nel 2016, con uno straordinario 42,24% che è la percentuale migliore tra tutti i vincitori di Eurolega. La percentuale peggiore tra i campioni appartiene all’Olympiacos di Ivkovic nel 2012, al 33,41%, con appena dietro il 34,78% del Cska di Ettore Messina nel 2006. E si deve aggiungere che ben 15 volte su 18 titoli assegnati, chi li ha vinti è stato comunque nella “top ten” percentuale da tre punti, con ben 10 casi di “top five”.

Oltre al Maccabi di Gershon già citato, che ha poi replicato nella stagione seguente al 40,63%, ed ai moscoviti a guida Itoudis, sopra il 40% si è assestata ancora la squadra russa allenata da Messina nel 2008, col 40,42%.  Curioso, ma forse la sola dimostrazione della grandezza di Ettore, come lui abbia saputo trionfare col Cska tirando dal 34,78% del  2006 appunto al 40,42% del 2008, nonché in precedenza col 36,57% della Kinder del Grande Slam 2001.

La conclusione è semplicissima: tirare molto da tre non fa vincere i trofei che contano, costruire buoni tiri dall’arco alza le percentuali ed il peso dell’argenteria che si sfoggia in sede. Parrebbe banale, ma non è così scontato, in un momento storico in cui si abusa decisamente di tali tiri.

 

I numeri di tentativi dei singoli 

Qui vi sono dati molto interessanti. A parte il recentissimo caso Shved, un vero e proprio “bug” con le sue 9,53 triple tentate  partita nella scorsa stagione, nelle altre 17 stagioni chi ci ha provato di più lo ha fatto tra i 6,31 tentativi (Juan Carlos Navarro 2011/12) ed i 7,45 di JR Holden (2001/02). Due sole volte è accaduto che si sorpassasse quota 8 triple di media: Ibrahim Kutluay ad 8,17 nel 200/01 e Charles Smith a 9,05 nella spettacolare Scavolini di Marco Crespi nel 2004/05. La sostanza dice quindi che i tiratori veri dall’arco, quelli per cui vengono costruite tante situazioni di gioco ma anche quelli che se le procurano da soli, ci hanno provato con una certa costanza sin dall’inizio del periodo preso in considerazione. In base al numero di tiri totali effettuati è molto interessante notare come si debba tenere conto della formula cambiata e quindi del numero di gare potenzialmente giocabili. Nell’ultima stagione prima della nuova era Darius Adams lo ha fatto 207 volte in 29 gare nella stagione 15/16, mentre l’anno seguente Sergio Llull si è fermato a 221 tiri in 33 gare prima della stagione del tutto anomala di Shved da 324 triple in 34 gare. In precedenza vi è stata una costante crescita del numero di tentativi dai 124 di Terrell McIntyre nel 2008/09, per arrivare ai 173 di Milos Teodosic nel 2014/15 (sole 24 partite), passando attraverso Mirza Teletovic, Vassilis Spanoulis e Rudy Fernandez, tutti tra i 133 ed 170 tiri distribuiti dalle 19 alle 31 gare.

Quanti giocatori concludono dall’arco e con quale efficacia percentuale?

Qui cambia molto, cambia tutto. Se la percentuale del leader di categoria si è dipanata dal 59,26% di Jorge Racca nel 2000/01 fino al 57,69% di Johannes Voigtmann nel 2017/18, con il picco che appartiene a Pawel Wieikiera, ala polacca dell’Idea Slask, che ebbe il 60% (ma solo su 30 tiri) nel 2002/03 ed il dato più basso appannaggio di Antonio Granger al 48,35% nel 2004/05, il clamore dei numeri arriva con le percentuali del 50mo e del 100mo tiratore della competizione.                                                                 

Nel 2000/01 il 50mo tiratore percentuale dall’arco era Casey Schmidt al 35,9%. Nel 2014/15  Justin Doellman ricoprì quella posizione col 35,48%. Nelle tre stagioni seguenti Pero Antic col 36,35%, Bobby Dixon col 38,81% e Errick Mc Collum col 40,0% cambiano drasticamente quei numeri verso l’alto.

Se poi passiamo al 100mo tiratore a livello di percentuali, il dato è ancor più eclatante. Erik Cleymans si fermò all’11,43% nel 200/01. Devin Smith disse 23,40% nel 2008/09 mentre Carlos Suarez salì al 25,53% nel 2014/15. In seguito, il ruolo di 100mo tiratore percentuale del torneo fu di Adam Hanga al 27,87%, Tyrece Rice al 31,98% ed infine Andrew Goudelock al 31,25%. Abbiamo capito bene? il 100mo tiratore, ovvero mediamente il sesto/settimo di ogni squadra se volessimo distribuirli equamente tra le 16, che tira oltre il 30%? Se non è clamoroso questo dato, non lo è nulla.

Le conclusioni

La sostanza è molto semplice. Vi è un numero sempre maggiore di tiratori dall’arco, dovuta principalmente alla ricerca, in pressoché ogni roster di almeno tre categorie di giocatori: il play che si crei la conclusione dal p&r, lo specialista puro ed il famoso 4 perimetrale, in grado di allargare il campo. Se vi aggiungiamo che moltissime squadre giocano lunghi tratti di gara con dei 4 che sono in realtà dei 3 adattati, il quadro è completo. E spesso ne deriva che il suddetto specialista, il JC Carroll del caso, abbia percentuali inferiori proprio a quei 4 reali o travestiti, proprio perché le attenzioni riservategli sono molto superiori. L’esempio appunto di Carroll che tira con percentuali più basse di un Jeff Brooks è lampante. Nessuno si sogna di dire che il secondo è miglior tiratore del primo, tuttavia è chiaro che nei “gameplan” avversari il tiro da tre del madrileno è sottolineato venti volte, mentre si tende a considerare minaccia meno invasiva quelle dell’americano di Milano. E se vogliamo analizzare dove e come vinca molte gare il Fenerbahce di Obradovic, piuttosto che il Real di Laso, è bene guardare all’impatto percentuale, nei momenti chiave di chi viene schierato da 3/4, come i vari Datome, Kalinic, Thompkins etc.

Senza tralasciare mai e poi mai il fatto che parte dal primo punto della nostra analisi. I tiratori sono migliorati moltissimo, allenandosi molto maggiormente nella conclusione come fondamentale in diversi giochi d’attacco, tuttavia la selezione, anche dall’arco, resta la chiave. Chi gioca a pallacanestro veramente, come appunto Fenerbahce, Real e Cska, lo fa meglio degli alti perché ricerca “il tiro migliore”, che esso sia dai 6,75 od un layup. Fornendo minaccia agli avversari su tutti i 14mt della metà campo offensiva è molto più facile vincere piuttosto che essere monodimensionali e legati a percentuali che, ovviamente, possono andare e venire.

 

 

 

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