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Regular Season 2018-2019Turkish Airlines Euroleague

Vince il CSKA perché è più forte, ma l’Olimpia…

I tanti rimpianti milanesi nella notte di Mosca

La vittoria del CSKA era per certi versi scontatissima. Basti ricordare che l’Olimpia Milano di Simone Pianigiani è 0-10 contro lo tre superpotenze (aggiungetevi Real e Fenerbahce) in queste due stagioni, numero che si allarga a 0-16 se includiamo anche la prima stagione della nuova era di Turkish Airlines Euroleague.

Così è stato, ma la sensazione, forse ancora più spiacevole di un’eventuale larga sconfitta, è quella di non averci provato nel modo in cui si sarebbe dovuto fare. Faccenda che si complica se si pensa al momento di classifica e calendario. Non inganni lo score finale ridotto, figlio dell’ormai classico sforzo disperato per rientrare ed evitare un rovescio dalle proporzioni più antipatiche. E’ successo diverse volte, non è abitudine di cui andar troppo fieri, se non per quella che è ormai caratteristica che abbiamo imparato a capire della squadra di Pianigiani: la resilienza dei singoli.

Non era Mosca il campo dove cercare una delle 3W che servono per i Playoff, soprattutto contro chi “vede” il primo posto avendo una sola gara da recuperare al Fenerbahce, che però farà visita alla MegaSport Arena a fine marzo. Tuttavia lo stato attuale di forma dei milanesi richiedeva di più, perché questa squadra, così come concepita oggi, vale pienamente la postseason.

I rimbalzi, i tiri da due punti e le rotazioni difensive

Subire il 63,1% di TRR (True Rebounding Ratio) ovvero i palloni recuperati sotto le plance su tutti quelli disponibili, è dato pessimo: solo contro l’Efes gli uomini di Itoudis erano stati altrettanto efficaci. Derivano anche da tutto ciò i 51 tentativi da 2 punti dei moscoviti, ovvero il 75% dei tiri totali. Sempre soltanto contro la squadra di Ataman, che giocò allora la peggior gara stagionale, al pari di quella a Barcellona, i russi fecero meglio al 75,6%. Le altre due occasioni sopra il 75% furono nei successi con Darussafaka e Gran Canaria… C’è una considerazione chiave in tutto ciò: l’Efes in quella sconfitta, fu disastroso, mentre Milano ieri non lo è stata per nulla. Il margine di miglioramento per poter competere con le grandi c’è tutto: arrivare a Mosca così “soft” è peccato. Se mortale, si saprà ad inizio aprile. Aggiungiamo un’annotazione tecnica chiarissima. La libertà concessa intorno al ferro agli avversari non è certo figlia del solo mancato tagliafuori. La ragione principale è ben altra e lampante: la prima rotazione sul “pick and roll” è quasi sempre sbagliata per tempi, modi ed intensità. Non da oggi, non da questa stagione. Così come l’aiuto su chi batte il suo uomo in penetrazione, che arriva molle e con tempi sbagliati. Da lì parte il disastro difensivo: a catena. Jeff Brooks è l’unico che si muove correttamente, per esecuzione e presenza. meriterebbe un monumento al “combattente solitario”.

La forza offensiva e la voglia di colpire

L’arsenale offensivo milanese è clamoroso ed a livello di guardie è il terzo della competizione, per nulla lontano da Cska e Real, che sono le migliori. Ad inizio gara si è intravista la presenza mentale nel voler attaccare l’avversario dove soffre (De Colo…), poi col passare dei minuti, il piano gara è stato smarrito, tanto da far pensare ad una casualità. Pochissime altre squadre hanno 9 giocatori che possono far così male dall’arco: passarsi la palla ed entrare nei giochi senza sprecare 8, 10 se non addirittura 12 secondi deve essere il mantra di Pianigiani. Ovvio, giocarsela ai 90-100 con Itoudis non è l’idea del secolo, ma se sei impossibilitato ad avere un “piano B”, che avrebbe previsto una gara a ritmi controllatissimi (vedi Khimki in VTB), allora devi spingere sulle tue forze. 7-8 errori in questo senso non sono ammessi se vuoi vincere su certi campi. Perdere abbastanza nettamente un gara in cui costringi una grande avversaria ad un pessimo 117,3 di “defensive rating”, quando mediamente è attestata al 98,6%, fa aumentare i rimpianti ma ti dà anche l’idea chiara di quanto tu spossa essere forte.

Othello Hunter e la severa lezione a Kaleb Tarczewski

Se i numeri sono impietosi tra i due, la differenza tecnica e di comprensione del gioco lo è parsa ancor di più. Asfaltata senza se e senza ma! Diceva bene Hugo Sconochini: «L’errore di Kaleb è quello di sfidare Hunter sulla verticalità, mentre è sul piano orizzontale che deve iniziare la lotta». La posizione: sempre corretta quella dell’ex Buckeye, sempre nel nulla itinerante quella dell’ex Wildcat. Il centro milanese dovrebbe far tesoro di questa gara e delle indicazioni che arrivano dalla carriera dell’avversario. Hunter, per certi versi simile a Tarczewski, non era questo a Sassari, non lo era a Valladolid e nemmeno nella splendida stagione senese. E’ cresciuto in comprensione del gioco ed efficacia tecnica tra Oly, Real e Cska ed oggi è uno dei primissimi della classe. «Ho visto pochi ragazzi arrivare in Europa con poca conoscenza del gioco ed iniziare a migliorare così in fretta» ci disse qualche tempo fa un Coach di Eurolega riguardo il centro milanese. Il futuro di KT sta tutto qui.

De Colo e James, tra prove incolori ed un certo nervosismo

5’09” dell’ultimo quarto, di solito inizia la “zona Mike James”, ed invece… cambio: dentro Jerrells. Non uno che faccia giocare la squadra, anzi. Tutto ciò che arriva di positivo dal texano è sempre farina di un sacco stracolmo di conclusioni in proprio. James sin a quel momento era tra il silente ed il modesto, con l’aggiunta di un po’ di nervosismo per contatti sui quali da inizio stagione lamenta un trattamento non idoneo. Tolto dalla gara dal perfetto “piano Itoudis”, che poi è voce che si è ormai sparsa con una certa rapidità in Europa. Il ritorno in campo ad 1’23” avviare solo a causa dell’infortunio di CJ. Messaggio del coach? Ci sta. Non si può attestare, e non saremo noi a farlo, che sia grazie all’uscita di James che Milano migliori, ma di fatto i miracoli di Nedovic provano a riaprirla. Il suo avversario francese parte alla grande, dominante ma anche sofferente dietro, poi sparisce dalla gara, come troppe volte accaduto quest’anno. Pare assente, impalpabile, in una squadra che sembra molto di più quella del “Chacho” e di Higgins piuttosto che la sua. Che futuro ci sarà? Di certo, quello prossimo dice che il Cska ha bisogno di Nando per vincere l’Eurolega.

Le parole del Pianigiani “furioso” ed Itoudis che la sa lunga

Contrariato è forse poco. Il Pianigiani della sala stampa non la prende bene. La sostanza? «Non si può arrivare qui così molli. Basta specchiarsi nei complimenti (coach, ci sarebbero anche le critiche tecniche con cui non sarebbe male confrontarsi…), è ora di giocare e facendolo così non si hanno chance contro le prossime avversarie». Tutto condivisibile al 100%, con un “ma”. Se gli errori tecnici sono gli stessi da settembre, qualche responsabilità può essere assunta anche dallo staff oppure è vietato? Il suo rivale la sa molto lunga e comprende bene di aver saltato un ostacolo che era molto insidioso. E siccome sa che Milano potrebbe essere l’avversaria dei Playoff, sottolinea come «Ad essere onesti non abbiamo sentito molta pressione nel controllare la gara». I messaggi psicologici, parte fondamentale del lavoro di un allenatore.

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4 Comments

  1. Concordo sull’atteggiamento soft inaccettabile per una squadra come Milano a questo punto della stagione, così come sul fatto che il punteggio sia bugiardo (il CSKA ha sostanzialmente passeggiato, e anche i minutaggi dati da Itoudis a giocatori chiave lo dimostrano). Credo comunque che, una volta tanto, sia apprezzabile la conferenza stampa post partita di Pianigiani dove è stato più autocritico del solito, sperando che riesca a trasmettere una motivazione diversa per la sfida di settimana prossima che se non è da dentro fuori, poco ci manca. Credo però al tempo stesso che dopo cinque vittorie di fila fosse fisiologico un calo, e soprattutto questa è la prima sconfitta di Milano in Eurolega da quando si è infortunato Gudaitis, che era (numeri alla mano) il miglior pivot di Eurolega e che spesso in difesa (ancor più di Brooks) ci metteva una pezza sulle lacune altrui, oltre a dare un contributo a rimbalzo notevole. Era normale che l’assenza del lituano cominciasse a pesare, e con i prossimi avversari come Milutinov e Tavares, Milano potrebbe continuare il trend di sofferenza sotto canestro. Credo infatti che, sul fatto che la Milano attualmente configurata sia da playoff, la risposta sia incerta, perché da un lato c’è un backcourt di altissimo livello (anche se Nedovic per la verità è ancora a mezzo servizio, e il minutaggio molto distante dai 30-32′ di inizio stagione lo dimostra), dall’altro lato c’è solo Brooks da 4 vero di Eurolega, e una coppia Tarczewski-Omic che non sembra competitiva a questi livelli. E’ altrettanto vero che ciò è anche colpa del coach e della società, che hanno fatto scelte sbagliate come spendere molti soldi per tenere Kuzminskas in un ruolo che non è il suo (e che evidenzia ulteriormente le sue già non spiccate doti difensive), o spendere un lauto buyout per Omic che come tipologia di centro è quanto di più lontano servisse a questa Milano di Pianigiani (un profilo alla Elegar sarebbe stato più utile).

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