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Sussurri e grida: ci sono squadre di Eurolega pronte ad abbandonare i campionati nazionali?

C’è chi lo pensava da tempo, c’è chi ci sta lavorando da tempo, c’è chi sa di essere sotto attacco da tempo ma non si sta organizzando per combattere: esiste un futuro, più o meno prossimo, in cui alcune squadre del continente saranno pronte ad abbandonare i campionati nazionali per giocare solo in Turkish Airlines Euroleague?

La risposta noi oggi non l’abbiamo ma possiamo limitarci a prendere in considerazione quanto accaduto negli ultimi tempi, nonché tenere in buon conto quanto raccolto dalle nostre fonti in giro per il continente.

I fatti sono tanto semplici e recenti quanto significativi. 

Il Commissioner Jordi Bertomeu, in occasione di un suo viaggio a Podgorica, ha detto che potrebbe essere allo studio una sorta di vaso comunicante più ampio tra Eurocup ed Eurolega. Non solo la vincitrice, quindi, ma magari anche la finalista o qualcosa di più. Non è cosa a brevissimo, ma come tanti temi ci si sta ragionando. E questo può voler dire allargamento.

Nello stesso periodo abbiamo assistito a quanto accaduto in Grecia, dove l’Olympiacos, dopo essersi ritirato a metà gara nell’ormai famoso derby del record di falli fischiati contro nel primo minuto, è stato punito pesantemente in campionato con 6 punti di penalizzazione. Qualche voce ha parlato di un approdo Oly in AbaLiga, prontamente smentito peraltro dai dirigenti della lega balcanica, che necessiterebbero di cambiamento delle regole attuali (in passato vi giocò il Maccabi, così come si aprì a squadre ceche ed ungheresi) per accogliere i “reds”. Il balletto sui social a colpi di post e tweet è continuato ad Atene: Oly che non giocherebbe senza arbitri stranieri, Pana che li vorrebbe cinesi. Scherzi a parte è chiaro che si tratti di situazione al limite che prima o poi deve essere arrestata e riportata in termini accettabili, altrimenti non si sa cosa possa accadere. Evidente però il malumore al Pireo, che può portare ovunque. E sebbene non vi sia legame diretto con il tema Eurolega, è palese come si possa fare uno più uno…

In Copa del Rey esplode il bubbone poco dopo l’ormai celeberrimo “instant replay” che assegna il titolo al Barça. Errore madornale dei “grigi”, tuttavia seguente uno ancor più grosso che, se non commesso, quella coppa l’avrebbe comunque consegnata ai “Blaugrana” (fallo su Singleton antisportivo che avrebbe chiuso la gara pochi secondi prima). Il Real si dichiara pronto a lasciare alla liga ACB senza le scuse e l’ammissione dell’errore da parte degli arbitri. Ciò  che l’associazione arbitri e la stessa ACB ammettono non è considerato abbastanza dalla “casa blanca” e non sono certo le parole del Presidente Antonio Martin («Dobbiamo usare meglio la tecnologia») a cambiare le cose. Il quotidiano Marca (www.marca.com) fa un sondaggio tra i tifosi “blancos” ed è plebiscito o giù di lì: 67% d’accordo sul lasciare il torneo spagnolo. Ma un congiunto come il Real deve chiedere ai propri soci ed allora si apre un iter di consultazioni che dovrebbe dare i propri risultati nei prossimi giorni od in poche settimane. Intanto un’analisi del sito www.palco23.com parla di danno da 55% di pubblico perso per la Liga Endesa in caso di addio Real. Non vi sarebbero clausole che impedirebbero la rescissione dei contratti di Movistar ed Endesa, i due sponsor principali, in caso di abbandono di Real o Barça. Potenziale disastro.

E’ sempre Jordi Bertomeu, nei giorni seguenti, a dichiarare ad una radio famosa ed influente come Cadena Ser, che non vi sarebbe alcuna preclusione  a far partecipare all’Eurolega squadre non impegnate nel torneo nazionale, cambiando eventualmente un paragrafo del regolamento. Dichiarazione per alcuni scontata, ok, ma con significati molto più importanti delle parole stesse, in cui ci si può leggere messaggi chiari. «L’Eurolega è un’impresa, non è una Federazione. E l’Eurolega sono 11 club di maggioranza che decidono votando e che sono in una situazione di comfort che li ritiene tutti reciprocamente imprescindibili». Tutto molto chiaro, non serve altro. E la cosa si aggiunge all’ampliamento che si sta cercando in direzione Londra, dove si vorrebbe logicamente avere una squadra che però avrebbe l’handicap di un torneo nazionale poco competitivo (Oh santo cielo! Accade già altrove…).

In tutto ciò la situazione Oly viene accomunata a quella del Real da alcuni siti influenti come Eurohoops (www.eurohoops.net). Indizi.

Si può tranquillamente dire che le Federazioni e Leghe nazionali non stiano facendo certo del loro meglio per trattenere con convinzione i club tra gli 11 con licenza decennale e, sebbene non vi sia correlazione con l’argomento, anche il caso Nunnally a Pistoia è significativo e non può certo aver fatto felice l’Olimpia. Con questo sia chiaro che non vogliamo assolutamente ipotizzare, oggi, l’abbandono dell’Italia per il club del Presidente Proli. Dare quindi, in generale ed in tutte le nazioni, l’eventuale colpa solo ai club “scissionisti” sarebbe del tutto limitativo, avendo ben chiare tante responsabilità a livello di organizzazione.

Fonti di Eurodevotion che chiedono di non essere citate ci parlano di 4 club già pronti a lasciare i campionati e di 2 che sarebbero in dirittura d’arrivo. E sono tanti…

L’Eurolega è un’impresa. E’ il punto chiave. E come tale decide per il meglio in termini di profitti e ritorni per i propri soci. Se questi decidono che si può fare così, si fa e basta. Con buona pace di tanti concetti rispettabilissimi come i diritti derivanti da un risultato sportivo, le tradizionali rivalità nazionali etc. Si può essere d’accordo o meno, ma non si può negare che l’esempio sia la NBA, non esattamente una lega aperta a sacrificare propri interessi per favorire quelli altrui. Poi è chiaro che si aprirebbero scenari clamorosi: pensate ad un giocatore che la Federazione non vorrebbe più in Nazionale perché gioca in club “ribelle” che fa solo l’Eurolega, piuttosto che quel che accadrebbe a chi, alla fine della licenza decennale, non dovesse vedersela rinnovata per qualsiasi ragione.  Sarebbe sconto totale su mille fronti.

In un periodo già funestato dalla buffa commedia delle finestre delle nazionali, che ci hanno regalato un mondiale senza Doncic, senza l’emergente Lettonia e senza la Croazia ad esempio, è chiaro che questa sia una situazione assolutamente prioritaria. La sensazione è che basti un apripista e poi le cose potrebbero precipitare, per i tornei nazionali, in un amen. E se vogliamo guardare allo stato del basket italiano, già privo di capitali a tutti i livelli, cosa ne sarebbe di una seria A senza Milano? Quanti soldi arriverebbero da diritti televisivi e sponsor, in anni di vacche già molto magre?

Intanto nelle prossime ore prenderà corpo l’Associazione Allenatori di Eurolega, che segue quella dei giocatori nata nel maggio dei Belgrado. Presidente? Obradovic. Vice? Laso. C’è chi si organizza e chi no, pare chiaro.

Gli scenari sono quindi molti ed apertissimi. Come nelle nostre corde, cercheremo di monitorarli e darvene conto nel modo più completo possibile. Senza dimenticare che ci chiamiamo Eurodevotion per scelta, non per caso e nemmeno per obbligo.

 

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2 Comments

  1. Riflessione e spunto molto interessante e ho la sensazione (personale) che i tempi siano veramente maturi per un ulteriore salto in ottica “campionato europeo”.
    L’anno prossimo si inseriscono 2 altre squadre se dovessero riuscire a trovare la quadratura per una squadra a Londra (dico Londra perchè significherebbe, piazza, esposizione, capitali) mancherebbe veramente poco per potersi staccare da tutti i campionati.
    Vero, resterebbe il problema, potenziale, su come verrebero gestiti i team nel caso di mancato rinnovo della licenza (e quindi di rdowngrade) ma anche in questo caso penso che la soluzione si poterebbe trovare (rapidamente e con soddisfazione di tutti gli stakeholders, perchè di business stiamo parlando).

    Sono molto curioso di vedere gli sviluppi e di stuprimi quando le federazioni, ingessate, fingeranno stupore.

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