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Efes vs Fenerbahce e Real vs Barça: le coppe degli squadroni

Pronostici rispettati, seppur con qualche brivido e finali tutte da godere in Spagna e Turchia.

Alle 1700 il Fenerbahce di Obradovic se la vedrà con l’Efes di Ataman nella finale di Ankara, mentre al WiZink Centre di Madrid, alle 1930,  sarà ancora una volta “clasico” tra Blancos e Blaugrana.

Percorso lineare ma non senza problemi per i vice-campioni di Eurolega. Dopo il facile successo nei quarti con il Bahcesehir è arrivata la semifinale contro i padroni di casa del Turk Telekom, complicata come previsto e risolta dal solito Kostas Sloukas, “clutch” come sempre con la tripla che ha chiuso i giochi a 15″ dal termine. Brutte notizie sul fronte infortuni: Joffrey Lauvergne soffre di una brutta distorsione alla caviglia, che ne impedirà l’utilizzo in finale. Le informazioni che ci arrivano in mattinata da Ankara ci dicono di una rivalutazione dopo il rientro ad istanbul. Le plance, oggi,  saranno tutte di Duverioglu e Melli, vista l’assenza di Vesely confermata sino a fine marzo.

L’Efes ha disposto del Gaziantep nei quarti ed ha poi sfidato il Besiktas nelle semifinale di ieri. Partita chiusa sul 65-39, con un certo concetto di asfalto ben chiaro a tutti, poi… poi Ataman fa la cosa giusta, ovvero mette in campo seconde linee e giovani, e non li cambia nemmeno quando il Besiktas pare tornare a contatto. “Efes survives” direbbero gli americani, ma il coach ha messaggi per tutti, chiari e condivisibili, in conferenza stampa.

«Il basket turco è in una situazione di serio declino. E’ bene che chi lo gestisce ne prenda buona nota. Non voglio diventare il cattivo ragazzo che conoscete, ma la realtà è quella. Quando ho messo in campo i nostri giocatori turchi, avete visto come sono andate le cose. Abbiamo sbagliato di tutto. Ma non ho voluto rimettere gli stranieri, perché anche se avessimo perso, questi erano nostri giocatori. Lavorano 3-4 ore al giorno come i nostri titolari, non potevo né volevo toglierli nel momento chiave. Spero che lo staff della nazionale possa risolvere questo problema. Un altro punto riguarda la nostra coppa nazionale. Abbiamo giocato una semifinale in un arena deserta. Ankara è città che ama il basket, perché accade questo? In Eurolega le arene sono piene.  Dobbiamo fare qualcosa perché così non è possibile. Le autorità devono intervenire. Ed allora forse sono quel cattivo ragazzo di cui si diceva, ma come sempre, Ergin Ataman sta dicendo la verità».

Parole dure, trasparenti e perfettamente aderenti alla realtà. Una coppa che presenta la prima e la quarta di Turkish Airlines Euroleague, non può vedere un’arena deserta. L’atto finale di oggi farà brillare gli occhi degli appassionati veri: merita tanto, merita di più come esposizione internazionale.

In Spagna epilogo spettacolare atteso per oggi. Nulla di meglio dell’ennesimo Real vs Barça per assegnare un trofeo. Seconda contro quinta di Eurolega, filosofie differenti di due grandi coach, primo titolo dell’anno in palio e squadre in perfetta forma.

Il Real di Laso ci arriva dopo due gare dominate. La prima ha visto l’Estudiantes di Ale Gentile cadere sotto i colpi della perfetta organizzazione della “casa blanca”, mentre nella tarda serata di ieri un’ottima Joventut Badalona ci ha provato sino alla fine, ma nulla ha potuto contro una squadra che ha messo in campo un collettivo impeccabile, in cui, fatto salvo l’ormai “solito” Campazzo, è difficile scegliere il migliore. Ma noi andiamo con Jeffery Taylor, il cui tabellino dice poco, ma la prova difensiva, spesso contro Laprovittola, è stata da incorniciare per il marchio impresso alla gara. Il play italo-argentino, candidato MVP in ACB,  era reduce da un quarto di finale in cui aveva distrutto il Baskonia, non esattamente noccioline, con una prova da 50 di valutazione, tra 36 punti, 4 rimbalzi, 7 assist, 9 falli subiti ed un’impossibilità di sbagliare un tiro. Il lavoro dell’USA di Laso lo ha confinato ai margini della sfida. Occhio di riguardo, in futuro, per Conor Seamus William Morgan, 206cm, canadese,  ala moderna che fa bene tutto. E gioca in una squadra che sa come fare pallacanestro: complimenti a coach Carles Duran Ortega, 43enne catalano in passato vice di Alto Garcia Renenes, Pepu Hernandez, Sito Alonso e Velimir Perasovic.

Il Barça ha rischiato grosso in semifinale con Tenerife. Avanti 72-52 a fine del terzo quarto, ha concesso 34 punti agli isolani, riducendo la gara quasi al rischio dell’ultimo possesso. Rischio scongiurato per l’espulsione di coach Txus Vidorreta, inginocchiatosi davanti agli arbitri esclamando un «Please» che non è piaciuto ai grigi. «Mio padre sarebbe orgoglioso di me, dato che era un buon cattolico. Non credevo di meritare un espulsione per essermi inginocchiato esclamando “please”». Il fallo chiamato a  Nico Brussino nel tentativo di furto ai danni di Pau Ribas ha fatto discutere, al pari di uno non chiamato a Kuric su Abromaitis. Nei quarti i Blaugrana avevano battuto un buon Valencia, caduto solo a seguito di un 13-0 catalano (due triple di Hanga), dopo che i “taronja” erano avanti 73-71 a metà ultimo quarto.

Molto interessanti le parole del presidente del Barça, Josep Bartomeu: «Jasikevicius non arriverà perché abbiamo Pesic  che sta facendo molto bene». Le orecchie di tanti club sono in ascolto: che Jasi sia pezzo pregiato è cosa più che risaputa.

Pronostici impossibili, squadre che giocano benissimo a pallacanestro e spettacolo assicurato. I due massimi campionati europei esprimono il loro meglio nelle finali di coppa nazionale: ad una domenica di coppa non si può chiedere di più.

 

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