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Uno sguardo alle coppe europee: l’Italia è movimento ai margini

Le competizioni europee si apprestano a vivere il momento chiave della stagione. Se in Turkish Airlines Euroleague mancano 8 giornate alla fine della stagione regolare, con tanti verdetti ancora da scrivere, la 7Days Eurocup è ai quarti di finale, mentre le competizioni FIBA come Champions League e FIBA Europe Cup iniziano i Playoff.

Uno sguardo globale, per provare a capire come stiano le nazioni del vecchio continente cestistisco. A partire dalla pessima situazione del basket italiano, per il quale ovviamente non si vede all’orizzonte alcuna via di uscita.

L’Eurolega è mondo a sé, in cui 11 squadre sono iscritte con licenze pluriennali. Se a qualcuno può non piacere il mancato rispetto del risultato sportivo (ristretto a sole 5 squadre) è però chiaro come chi giochi il massimo torneo continentale stia dominando quasi senza eccezioni in patria. Ergo sono le squadre migliori dei propri movimenti nazionali.

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Ebbene, prendendo in esame i tre anni del nuovo formato notiamo che vi hanno partecipato club di Spagna (6), Turchia (4), Russia (3), Grecia (2), Germania (2) e Serbia, Montenegro, Lituania, Israele ed Italia con 1 sola partecipante. Per puro merito sportivo vi hanno avuto accesso Galatasaray, Malaga e Darussafaka come vincitrici dell’Eurocup dell’anno precedente. Come vincitrici dei tornei nazionali si sono qualificate Bamberg e Bayern in Germania, Stella Rossa e Buducnost per l’ABA LIGA. Gran Canaria, Valencia ed Unics vi sono arrivate attraverso i buoni posizionamenti nei propri campionati, tra cui spicca il successo “taronja” in ACB del 2017.

L’Italia? Brutte notizie. Dopo 82 gare dei tre anni di regular season, l’Olimpia Milano è la peggiore di tutte, con un 35,36% di vittorie, a parte il solo Brose Bamberg, superato di pochi centesimi percentuali, prendendo in esame chi ha giocato almeno due stagioni su 3.

A livello di Playoffs, i 16 posti delle due stagioni 16/17 e 17/18 sono stati appannaggio di  Spagna (4), Turchia (4), Russia (3), Grecia (4) e Lituania (1). Se poi si guarda alle Final 4, vi sono 2 partecipazioni russe, spagnole e turche mentre Grecia e Lituania si fermano ad 1.

Detto dell’Eurolega, veniamo al quadro completo nazione per nazione, nel tentativo di analizzare la situazione ed il valore dei singoli paesi.

SPAGNA – 4 squadre di EL, di cui 3 in quota Playoff attualmente e 2 virtualmente qualificate. 3 squadre ai quarti di EC (Valencia, Andorra e Malaga) con Valencia vincitrice del suo gruppo e due ai PO di CL, Murcia e Tenerife, entrambe al primo posto nel proprio gruppo.

GERMANIA – Bayern in quota PO di EL, Alba ai quarti di EC dopo aver vinto il proprio gruppo, Bamberg ai PO di CL, Wurzburg (primo nel girone) e Bonn ai Playoff di Fiba Europe.

RUSSIA – CSKA saldamente  nei primi tre posti di EL, Khimki virtualmente fuori dalla postseason. Unics in EC da vincitore del gruppo, con anche Kuban qualificato. Nizhny in corsa in CL, Saratov da prima del raggruppamento in FE.

LITUANIA – Zalgiris oggi lontano dai primi otto posti di EL, Rytas, Neptunas e Ventspils qualificate rispettivamente in EC, CL e FE.

TURCHIA – Fenerbahce già ai PO di EL, Efes in arrivo, Darussafaka eliminato. Banvit e Besiktas in corsa in CL, Pinar in FE.

FRANCIA – Asvel vincitore di gruppo in EC, Le Mans e Nanterre ai PO di CL.

ITALIA – Olimpia fuori dai PO attualmente ma in lotta, Bologna ha vinto il girone di CL, anche Venezia si qualifica nella competizione. Sassari prima nel gruppo di FE, Varese avanti.

GRECIA – Olympiacos in quota PO di EL, Panathinaikos lontano. L’AEK ai PO di CL da prima, Paok e Promitheas la accompagnano.

ISRAELE – Maccabi fuori dalla “playoff picture” ma in lotta ed in grande ripresa in EL. Hapoel Jerusalem in EC. Ziona (da prima) e Unet Holon ai Po di FE.

BELGIO – Antwerp in CL ed Oostende in FE.

OLANDA – ZZ Leiden e Donar Groningen ai PO di FE.

MONTENEGRO – Buducnost già pressoché eliminato dai PO di EL.

DANIMARCA, KOSOVO, UNGHERIA e BULGARIA portano ai PO di Fiba Europe 1 squadra a testa. Rispettivamente Bakken Bears, Pristina, Alba Fehevar e Balkan BC.

Emerge un dato importante : Germania, Russia e Lituania sono le uniche nazioni ancora presenti in tutte e quattro le coppe europee. 

Dando un peso tecnico-qualitativo ai tornei, con l’Eurolega in testa, l’Eurocup a seguire, la Champions come terza e la Fiba Europe come fanalino di coda, emerge un quadro che vede ovviamente primeggiare la SPAGNA, davanti a RUSSIA e TURCHIA, poi GERMANIA, GRECIA e LITUANIA. Molto particolare la situazione dei Balcani. Se la partecipazione ai tornei continentali è sostanzialmente limitata all’Eurolega (Buducnost) ed all’Eurocup (Cedevita, Stella Rossa e Partizan eliminate in TOP 16, Mornar Bar in RS), con la sola Lubiana fuori al primo turno di CL, altrettanto vero che la formula dei campionati nazionali delle singole repubbliche, che porta ai PO di ABA LIGA ci parla di un torneo che vivrà una fase finale di alto livello. I talenti che poi emergono da quei paesi fanno tutta la differenza del mondo a favore di un movimento che è cuore pulsante del basket europeo. Ieri, come oggi, come sempre. FRANCIA, ISRAELE ed ITALIA precedono solo nazioni oggi decisamente poco significative per la pallacanestro.

Sono valutazioni importanti da tenere in conto soprattutto quando, dalla prossima settimana, si assegneranno le coppe nazionali in tanti paesi. Ovvie favorite saranno le squadre di Eurolega, ma dovrà essere chiaro che si tratterà di situazione tipo in cui i titoli non si conteranno ma si peseranno. Perchè vincere una coppa in Turchia o Spagna è una cosa, vincerla altrove, è ben diverso.

La situazione della pallacanestro nazionale è assolutamente disastrosa. In un mondo come quello italico in cui ci sono diverse società che hanno problemi economici gravissimi, in cui si verificano casi come quelli recenti (Nunnally piuttosto che Brienza) che palesano disorganizzazione e leggerezza diffuse a tutti i livelli, in cui gli ormai celeberrimi BAT si susseguono, cosa si decide? Allarghiamo la serie A a 18 squadre. Geniale! Perché? Sostanzialmente per recuperare piazze storiche, appassionate, importanti. Tutto vero, ma quelle piazze non si possono recuperare facendo piazza pulita di tantissime realtà che purtroppo non ce la fanno? Impianti allucinanti, scudetti assegnati sotto i tendoni, barriere tra pubblico e tifosi, gli stessi tifosi ospiti rinchiusi come animali nelle gabbie, titoli revocati a raffica, violazioni dei principi cardine della correttezza sportiva e squalifiche relative, giocatori che non sono in grado di fare un palleggio-arresto-tiro, americani che scatenano ilarità e dirigenti che ne fanno di cotte e di crude. La lista potrebbe continuare, magari con l’attività per nulla remunerata di una quantità notevole di appassionati, soprattutto i più giovani, che tra blog e siti sono ormai gli unici che raccontano il nostro sport senza ricavarne un centesimo ed essendo spesso “ghettizzati” da lungimiranti personaggi che affollano le stanze dirigenziali di club ed istituzioni. Nessuna chance se non si riparte da zero dandosi un termine di almeno 5-10 anni per tornare a livello discreto. E quella ripartenza non può che essere figlia di attività giovanile in cui gli istruttori vengano pagati (istruttori, non allenatori, sia chiaro) e di controlli societari veri, non quelli di oggi.

Fa male, vero, ma è la realtà. E c’è una cosa che vi diciamo ora, a sette mesi dalla data fatidica: se l’Italia di Sacchetti dovesse fare bene, come crediamo e speriamo, ai Mondiali che sono ad un passo, arriveranno “soloni da cadreghino” a raccontarci che va tutto bene, il movimento è in salute e che quel bel risultato è la faccia del movimento. Ben sapendo, e quindi mentendo sapendo di mentire, che Gallinari, Belinelli, Datome, Hackett e Melli, l’Italia la vedono col binocolo ormai e che la loro crescita è avvenuta ben lontano da questi lidi. Con Brooks passaportato (ma questo ad onor del vero riguarda anche altri casi, vedi lo “slovenissimo” Randolph).

Sarebbe bellissimo sentirselo dire, perché vorrebbe dire grande percorso azzurro in Cina, tuttavia sarebbe ancora meglio che semplicemente ci si annotasse una data, un luogo ed un evento: 2004, Atene, Olimpiadi. Quell’argento è la data in cui è morto il basket italiano che conta ed è nato quello di oggi, misero, che non compete perché non comprende. Recalcati lo disse chiaro e tondo, chi avrebbe dovuto ascoltare non lo fece, e se lo fece non capì o fece finta di non capire.  Ma Recalcati è uomo di basket, mentre chi gestisce il basket italiano, salvo rare eccezioni, non lo è.

 

 

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4 Comments

  1. Analisi limpidissima (come sempre). Interessante l’excusrus sugli altri campionati ma la parte, a mio avviso più interessante, da leggere (e rileggere) é quella finale.
    La serie A di oggi é veramente poca cosa (e c’è ancora chi si accanisce contro Armani&Miano perchè con il budget falsano il campionato).
    Il problema vero, come indicato, nasce nel 2004. Lì si doveva investire e costruire e non lo si é fatto (con le conseguenze che ora sono sotto gli icchi di tutti).
    Serve un piano strategico di investimento (che però é pluriennale e non porta voti…..) che coinvolga la base (perchè é l’unico modo per costruire il futuro) e che “attiri” non solo capitali (quelli se si innesca il volano vengono di conseguenza) ma persone (a ogni livello, non solo gli spettatori).

  2. Mi pare di poter affermare che buona parte di questi aspetti si ritrovino anche nel calcio. Problema di sistema ?

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