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La notte dell’Olimpia è talento e cuore

Prima della gara si era parlato, più o meno chiaramente, di una sorta di spareggio per tenere vive le speranze Playoff. Oggi, quelle speranze rimangono saldamente nelle mani di Milano, dopo una battaglia abbastanza dura, non certamente memorabile dal punto di vista tecnico (dare un’occhiata a Real vs Efes rende l’idea dell’attuale differenza di livello) ma assolutamente importante per forma e sostanza. La squadra di Pianigiani queste partite le ha perse quasi sempre sinora, con l’eccezione degli ormai famosi “miracoli” di Mike James con Khimki ed Efes. E’ svolta la W di ieri?

E’ una battaglia vinta, appunto, che tiene l’esito della guerra aperto. Ci si poteva arrendere da parte milanese, dopo una serie infinita di sconfitte anche molto brutte, e non lo si è fatto: questa è la notizia fondamentale che arriva dal 20mo turno di Turkish Airlines Euroleague.

  • I numeri della gara, per una volta, non sono fondamentali, se escludiamo un statistica avanzata che la dice lunga sui protagonisti in biancorosso. Il quintetto più schierato da Pianigiani è stato James-Bertans-Micov-Kuzminskas-Gudaitis: 22,5% dei minuti totali e 35% dei punti segnati con un plus/minus di +8. Praticamente la differenza finale della partita. Tutti le 7 combinazioni peggiori dei quintetti milanesi hanno visto la presenza di Curtis Jerrells, che come singolo ha prodotto un -5 di PIR ed un -9 di plus/minus. E’ constatazione e riflessione. Non è una novità.
  • Il cuore di Milano è finalmente emerso come squadra e non solo come singoli. Degli “heroics” vari si è parlato spesso, quasi sempre riguardo Mike James, tuttavia questa volta è emerso uno spirito vincente di gruppo. E questa è novità. Lo Zalgiris, che non è certo la squadra dello scorso anno, ti azzanna lottando ferocemente sulle palle vaganti, sui rimbalzi “rubati” e su tanti “intangibles”: l’Olimpia l’ha vinta proprio lì, gettando il cuore oltre l’ostacolo in diversi momenti decisivi che avrebbero potuto indirizzare il finale su ben altri binari. Esempio? Jeff Brooks. Guardi il traballino e pensi ad un giocatore dal basso impatto. No, assolutamente: a parte i 7, importantissimi rimbalzi, è proprio la forma di quei palloni recuperati che è stata parte fondamentale del successo dei padroni di casa. Che erano e sono squadra da Playoff: senza scuse plausibili. Nunnally o non Nunnally.
  • Le giocate decisive, e stavolta è necessario sottolineare il “come sempre”, sono di Micov e James. A cavallo tra la fine terzo quarto e l’inizio dell’ultimo il serbo ha tenuto a galla la squadra quando il copione pareva già visto tante volte: Olimpia avanti per lunghi tratti e poi crollo. Stavolta no. Si resta a contatto, arriva il sorpasso ospite con la tripla di un eroico Wolters (stava a pezzi, uno normale manco lo vede il parquet in quelle condizioni), ma poi a spaccare definitivamente la gara ci pensa Mike James. Dal 60-58 ci sono in serie un assist, un recupero, un fallo subito, 5 punti di fila, un altro fallo subito, 1/2 ai liberi ed altri due assist: 74-65 e gara in ghiaccio. Questo è essere “clutch”. Senza dimenticare il miglior Kuzminskas dell’anno ed un Bertans che è sorpresa solo per chi non lo conosce a fondo. Poche balle, questo è un giocatore a tutto tondo che sa cos’è la pallacanestro e merita 20 minuti a gara senza se e senza ma ad alto livello di Eurolega.
  • Lo Zalgiris è molto diffide da giudicare. E’ necessario fare un bagno di realismo. La situazione tecnica e di classifica attuale rende ancor meglio l’idea del grandissimo miracolo della scorsa stagione. Wolters, Walkup (molto male ieri) e Walton JR (in assenza Westermann) non sono Pangos e Micic: brutto fare paragoni, ma non si può far finta di non vederlo. Il talento è la metà di quello di Milano, anche in mancanza di Nedovic. L’unica via lituana passa attraverso uno sforzo sempre al 101%, altrimenti è notte fonda. Le 5 sconfitte nelle ultime 6 devono dare il giusto peso sia alla W di Milano, sia al momento biancoverde. A pallacanestro gioca meglio lo Zalgiris, che però passa troppi tiri (sul perimetro manca tanta roba) e non ha sufficienti risorse di talento. Tre trasferte (Khimki, Barcellona e Baskonia) nelle prossime 4 possono chiudere la faccenda con anticipo, ma che non si parli di fallimento o di attese non rispettate. Il valore di questo roster, sopra i 10 successi stagionali, è rispettatissimo.
  • Vita da coach. I #sì ed i #no di Pianigiani. E’ #sì il rischio corso con Micov a 3 falli negli ultimi minuti del terzo quarto (Gudaitis già a 4): decisivo, toglie ogni dubbio. E’ #sì aver vinto sul terreno più consono agli avversari. E’ #no per l’organizzazione offensiva, sempre limitatissima e totalmente in mano al talento dei singoli. E’ #no per i “dettagli del vissuto” uditi in conferenza stampa: questa squadra ne ha perse fin troppe di gare che andavano vinte. Attendere ancora a far cassa non è la via migliore e quella cassa va riempita con l’Eurolega, non certo con la LBA.  Jasikevicius, come detto, fa giocare i suoi molto bene, ma in questo torneo, a questo livello, non basta. La carriera di Coach Saras arriva presto ad un bivio: ancora Zalgiris o voglia immediata di confrontarsi con la panca di una grande (una in particolare, ci torneremo…) e con un ambiente in cui non “si può” vincere, ma “si deve” vincere?

 

OFF TOPIC – Esula dalle nostre analisi delle gare, ma non è possibile non sottolinearlo. Nessuna domanda ad una leggenda del gioco come Sarunas Jasikevicius in sala stampa. Per chi come noi fa tutto questo solo per passione ed amore vero del gioco, qualunque squadra o colori vi siano in campo, è una cosa inconcepibile. Dov’è la passione? Dov’è la gioia pura del poter dialogare con chi sul parquet od in panca scrive la storia di questo gioco da due decenni? Dov’è l’emozione del gioco più bello del mondo? Perché un silenzio assordante  per certi versi imbarazzante? Quel «No questions?» riecheggerà per giorni, con tanta, tanta tristezza. La faccia di Sarunas fa il resto.

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