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Season 2018/2019SquadreTurkish Airlines Euroleague

L’Olimpia e l’Eurolega: oltre le aspettative o sotto le attese? L’analisi di alcune situazioni della stagione europea milanese

Lo abbiamo scritto la scorsa estate, subito dopo il regale mercato milanese, riconfermandolo poi a ridosso dell’inizio delle stagione europea: se qualcuno si era illuso che gli innesti biancorossi fossero garanzia assoluta di competitività a livello Playoff, beh, costui avrebbe dovuto fare i conti con la propria ingenuità riguardo il panorama di Turkish Airlines Euroleague. L’Olimpia ha costruito una squadra importante, grazie ad un lavoro societario serio e competente, assolutamente e doverosamente in grado di lottare per una piazza in postseason. Parlare di garanzie, però, era del tutto fuori luogo poiché quelle erano e restano appannaggio delle tre grandi, ad oggi ancora inarrivabili. Perfino un rinforzatissimo Olympiacos, il cui fascino è cresciuto a dismisura col l’arrivo di David Blatt, doveva lottare, come sta facendo, per un posto al sole. Impensabile che chi veniva da un 8-22 ed un 10-20 potesse aver certezze che non fossero la voglia e la capacità di competere, finalmente. E l’investimento, ingente ed a livello delle migliori, escluse appunto CSKA, Real e Fenerbahce, chiedeva proprio quello: competitività, oppure “stare lì con tutte”, per dirla alla Pianigiani.

Competere era e resta un dovere, ma allora, dopo 18 gare, come si può giudicare e cosa ci si può aspettare dalla stagione europea milanese?

Come sempre ci facciamo aiutare da diversi numeri, per certi versi assai illuminanti e scevri da ogni pregiudizio.

  1. La difesa, il buco nero milanese da diversi anni in questa competizione. 893 punti subiti nelle ultime 10 gare, 7 volte avversari oltre i 90 in questa serie in cui, anche nelle vittorie si sono concessi 94 punti al Buducnost (che di media ne mette 74,05) e 83 al Pana, uso ad uno score di 77,5. Nelle otto gare iniziali che portarono al favoloso 6-2 i punti subiti erano stati 83,62 a serata: nulla di trascendentale, ma roba ben diversa, con 4 gare entro gli 80 concessi (71-75-80-80). Nella globalità del dato impressionano negativamente le sole due gare in cui gli avversari hanno segnato meno di 80 punti, che diventano 5 proprio alla fatidica soglia degli 80. Nella stagione 17/18 (record 5-13) , a questo punto del torneo Milano viaggiava  ad 83,5 subiti a serata, mentre oggi (record 8-10) la media dice 86,78. La domanda che balza subito in mente è semplicissima: si poteva pensare che la squadra dei tanti criticati (difensivamente e non solo) Theodore e Goudelock subisse meno punti di quella di oggi? A fine torneo 17/18, terminato con un pessimo 10/20 ma con la squadra in leggerissima crescita, i 2530 punti concessi volevano dire 84,33 di media. E se guardiamo alla stagione ancora precedente, quella della tanto vituperata squadra di Repesa, gli avversari impazzavano ad 86,86 a gara: praticamente quanto accade oggi, ma quella squadra costava e valeva quasi la metà di quella di oggi. Detto dei numeri, la valutazione tecnica appare comunque semplicissima: in un gioco dominato dal pick and roll, soprattutto centrale, l’Olimpia non solo difende male sul portatore di palla e sul rollante, ma va ancora più in crisi dopo la prima rotazione, che spessissimo apre praterie per i tiratori dall’arco. Col 39,71% concesso sui tiri da tre, Milano è la quarta peggiore, dietro solo a Buducnost, Maccabi e Baskonia. 7 delle 8 migliori in questo voce sono oggi in quota Playoff: per nulla casuale. Ed è particolare come l’Olimpia sia la squadra contro la quale si tira meno da tre, con soli 19,44 tentativi a gara, ma con grande efficacia evidentemente (7,72).
  2. Il tiro da tre punti, imprescindibile situazione  dell’attacco di questa squadra. Nelle uniche due W delle ultime 10 gare si è combinato per un 16/30 che è veramente tanta roba. Nelle 8 vittorie totali la percentuale è stata del 43,94%, sempre superiore al 41,4% (vs Olympiacos) con un picco del 56,3% contro il Darussafaka e sole due performance sotto il 30% nelle due gare vinte con lo stesso punteggio di 81-80 con Khimki (29,2%) ed Efes (29,4%). In Eurolega chi tira meglio è l’Efes stesso, con il 43,78%, la peggiore è il Darussafaka, fermo al 30,40%, mentre l’ottava in questo graduatoria è il Buducnost, col 38,01%. La media di tutte le squadre si attesta al 37,51% (2438 su 6498). E’ vero, come sostiene spesso Simone Pianigiani che alcune gare sono state perse anche per tante triple aperte non segnate, ma è ancor più logico che, se nelle vittorie hai tirato con il già citato 43,94%, vuol dire che per portare a casa quelle gare l’Olimpia ha dovuto tirare dall’arco in modo decisamente straordinario, oltre la migliore del torneo, quell’Efes da 43,78%. E’ tema di riflessione e certamente tema di dipendenza totale. Il tiro da tre è parte fondamentale del gioco di oggi, ma sembra quasi chiaro ed ovvio sottolineare che da lontano si abbiano percentuali più ballerine rispetto a layup o piazzati dalla media. Il “mid range”, quel settore del gioco tanto caro a coach POP, aprirebbe una discussione filosofica che non si concluderebbe mai… Intanto prendiamo atto di un Mike James che è il giocatore con più triple tentate, 145 (8,05 a serata), mentre l’infortunato Shved in 8 gare arrivava a 12,12 di media.
  3. Il tiro da 2, altro tema caldo. L’Olimpia è 14ma sia per tiri tentati che a livello di percentuale: 338/658 con il 51,37%. Su più o meno lo stesso numero di conclusioni (660 vs 658) il Fenerbahce realizza il 58,79% dei tentativi. Ok la differenza dei protagonisti, laddove i turchi sono certamente migliori, ma si può discutere della qualità di questi tiri di fronte a numeri così eclatanti?
  4. Il lato debole, in attacco, è troppo spesso abbandonato al suo destino, senza che chi vi staziona faccia qualcosa per essere coinvolto. Il solo talento di passatori come James e Micov è in grado di renderlo parte del possesso offensivo. Qui però c’è una domanda che non si può che rivolgere al coach per capire: tale stanzialità è scelta di spaziature o limite dei giocatori? Si tratta di scelta, sia chiaro: nessun pregiudizio nel caso, ma certamente se si dà un occhio agli spostamenti scientifici ad esempio di Obradovic, una certa differenza si vede.
  5. Mike James, per noi assolutamente più delizia che croce della Milano attuale. Inutile negare che le prove del nativo di Portland siano finite sotto la lente d’ingrandimento, soprattutto in difesa, in questa serie di malaugurate sconfitte. La nostra idea, tanto semplice quanto non dimostrabile, è che in presenza di Nedovic staremmo parlando d’altro, ed il Pireo, con tutta l’eccezionalità e l’unicità di un evento irripetibile nella forma, ci dice tanto a riguardo. MJ resta un campione, oggi del tutto sovraesposto per limiti dell’organizzazione e, perché no, per un ego che talvolta supera oltremodo la misura. In carriera di EL siamo a 98/320 da tre (30,62%), a Milano 47/145 col 32,41%. Da due punti si passa dal 273/503 di carriera (54,28%) al 66/154 meneghino, che vuol dire 42,9%. Impressiona di più la differenza di tiri tentati: 6,13 a gara nel globale dell’esperienza di Eurolega, 8,55 nel segmento di stagione milanese. Impressiona, certo, ma è anche ovvio in questo sistema in cui l’attacco è pressoché totalmente sulle sue spalle. Certo, l’applicazione del giocatore in difesa ha fatto difetto ultimamente, così come certe facce non del tutto straordinarie durante i timeout ed in campo, ma non si può escludere che il fattore stanchezza incida: dare il 101% davanti e dietro è dura per tutti da sempre, qualcosa va lasciato e senza di lui, davanti l’Olimpia diventa impalpabile. Lo ripetiamo, con la presenza del “pretoriano” Nemanja, oggi si parlerebbe d’altro da questo punto di vista.
  6. Le energie, tante volte citate dal coach senese come mancanti, praticamente da quasi due mesi a questa parte. Innegabile che manchino, lo dice la lunga serie di sconfitte, così come è innegabile una certa dose di resilienza da parte della squadra, spesso vicina al naufragio (ad esempio al Palau) ma sempre pronta a reagire e lottare. Con grande semplicità la domanda che ci viene da porre è una e soltanto una: perché mancano queste energie?  Il calendario? Suvvia, cosa farebbe Milano di diverso dalle altre? Perché è tema nemmeno sfiorato dagli altri coach?  Questione di preparazione? Questione di attitudine dei giocatori nell’allenamento? Altro che ci è sconosciuto? La risposta ci chiarirebbe tante cose, il punto interrogativo ci lascia perplessi. Ed aggiungiamo il tema infortuni: li hanno tutti, chi più, chi meno, chi più di peso, chi meno invasivi nel sistema squadra : ed appunto un sistema di qualità permette di andare oltre e la Milano di inizio stagione quel sistema pareva averlo, fino ai primi dubbi nelle gare con Efes, Khimki, Darussafaka e Baskonia.
  7. Le attese. «Siamo oltre le aspettative» ha più volte ribadito di recente Simone Pianigiani. Ci permettiamo di chiedere un chiarimento, se mai possibile: ma se la squadra doveva, come credevamo e crediamo, lottare per un posto al sole dei Playoff, esserne oggi ai margini può essere considerato “essere oltre le aspettative”? Certo, sempre quella questione Nedovic incide tantissimo, inutile negarlo, tuttavia non possiamo pensare che un sistema crolli di fronte ad un’avversità, per quanto di notevole portata. Il Khimki da 4-5 senza Shved (tra la 10ma e la 18ma gara) insegna.

In buona sostanza non crediamo assolutamente che oggi si possa bollare come negativa la campagna europea dell’Olimpia, tuttavia è chiaro come almeno tre delle sconfitte arrivate negli ultimi due mesi siano un macigno terribile sulle speranze Playoff, che, dopo quel corroborante inizio potevano essere coltivate meglio. Il calendario lo guardiamo tutti, così come tutti abbiamo visto un percorso di tante quadre, quasi tutte, in grande crescita, diversamente da quello milanese, che ha visto una contrazione dei ricavi, per dirla bilancisticamente, abbastanza netta. Il dicembre nero oggi va dimenticato con diverse imprese: non è facile ma è perfettamente nelle corde di questa squadra che, come valutammo in estate, c’è eccome a livello di uomini per la lotta Playoff. Magari con qualche sorriso in più, con facce più convinte e con la consapevolezza ed il rispetto dovuto al fatto che si fa il lavoro più bello del mondo. Non dimentichiamolo, è un privilegio.

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5 Comments

    1. Innanzitutto grazie per il seguito e per i complimenti. In un ottica di dialogo, mi incuriosisce capire il concetto di “molto di parte”. Sviluppando questo sito ho avuto diverse critiche (molte assolutamente giustificate) ed ho cercato di restare il più possibile lontano da quanto derivasse dal tifo giovanile. Capire se comunque si esprimono concetti che vengono recepiti come “di parte” potrebbe aiutarmi. Ti ringrazio anticipatamente.

      1. Mi accodo ai complimenti per l’articolo: spunti interessanti.
        Non l’ho trovato minimamente di parte. Al contrario, ci si pone quesiti legittimi, e che offrono spunti di riflessione interessanti. Forse il “di parte” è dovuto al fatto che nell’articolo non si spara a 0 sull’allenatore. Sensazione mia.
        Personalmente preferisco questo stile, dove si cerca di effettuare critiche o osservazioni, argomentando e ponendo quesiti.

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