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La difesa del Fenerbahce è straordinaria. I problemi dello Zalgiris rimangono

Il fascino è ormai quello di una classica. Fenerbahce vs Zalgiris vuol dire Obradovic contro Jasikevicius, in una definizione di maestro contro allievo che è tanto veritiera quanto decisamente sovraesposta.

Vince il Fenerbahce, che è più forte, e lo fa meritatamente contro un avversario che si trova ad affrontare dei problemi che erano sì pensabili, ma forse non a questo livello.

  • La difesa del Fenerbahce è semplicemente straordinaria. Fenomeno di applicazione individuale, dove nessuno accetta di farsi battere dall’avversario,  ben inserito in un contesto di aiuti, recuperi ed organizzazione di squadra. Se poi due giorni prima è arrivata una L, che addirittura ne seguiva una in lega turca (entrambe al supplementare), il quoziente di concentrazione sale a livelli assolutamente inarrivabili per chiunque. Ancor di più per lo Zalgiris di questi tempi, che sta facendo fatica, tanta, tanta fatica.
  • E’ tornato il grande capo, il leader silenzioso, il campione di cui non si contano i trofei e le finali perché sono ormai diventati una tale abitudine da passare quasi inosservata. Il secondo quarto di Konstantinos “Kostas” Sloukas da Salonicco, solo 29enne il prossimo martedì, è un quadro da incorniciare sui due lati del campo. E non ingannino i punti a referto, già  14, con 4 assist, solo un errore da due ed uno dall’arco, senza perse e con tre falli subiti dopo i primo 20 minuti, di cui 14’31” in campo. Kostas, l’uomo dalle 3 Eurolega e dai 6 campionati (3+3) tra Grecia e Turchia, l’uomo che ha giocato 6 delle ultime 7 finali di Turkish Airlines Euroleague è numeri, tanti ed importanti, ma soprattutto è leadership, tecnica e tattica assoluta. Quel violento rimbrotto di Obradovic a Tel Aviv, qualche tempo fa, vuol dire tutto: Kostas è questo,  lavora, accetta le regole di squadra ed emerge perché campione dentro prima che fuori. L’uomo pare proprio superare di gran lunga il giocatore: ed è impresa clamorosa, visto proprio il giocatore che è.
  • I timeout, il momento di massima intimità agonistica durante una gara, tra coach e giocatori. L’attenzione totale di chi indossa sneakers e canotta verso chi li guida, un’arma a disposizione di quest’ultimo per interrompere una fase di gioco negativa, riorganizzare dando fiducia ed indicazioni tecniche precise. Ed è quell’attenzione totale a fare la differenza. Talvolta vi è persino dialogo, costruttivo ed efficace, a cura di chi in campo trasmette alla squadra le indicazioni in modo più diretto. Zeljko gestisce questi momenti come un generale col totale controllo delle operazioni, alternando il messaggio psicologico e motivazionale, anche attraverso brevi ma intensi silenzi in cui i suoi occhi valgono più di mille parole, a quello tecnico, altrettanto breve ma preciso. Saras, se possibile, è addirittura più “cattivo” nella trasmissione dell’emozione del momento e di ciò che manca alla squadra. Forse perché meno esperto, forse perché la personalità dei suoi è certamente meno spiccata di quella dei campioni del Fenerbahce. Arriva poi l’istruzione tecnica, anche in questo caso concentrata in pochi concetti ed ancor meno parole. Due modi di fare, due modi di allenare, entrambi estremamente costruttivi ed efficaci. L’abbraccio finale e le parole scambiate in quel frangente sono investitura per l’allievo e rispetto totale per il maestro. L’Eurolega rimane la competizione dei coach: di quelli bravi, taluni grandissimi.
  • Lo Zalgiris, si diceva, ha problemi, anche grossi. Un calendario rovente di questi tempi si accompagna ad una fluidità che è molto diversa e latente rispetto alla stagione scorsa. I giocatori a disposizione di Jasikevicius sono di livello abbastanza inferiore a quelli protagonisti della cavalcata fino a Belgrado. Manca certamente, come già sottolineato nelle giornate precedenti, il fosforo di Pangos e manca, certamente, il devastante impatto che la difesa allungata ebbe per più di metà della scorsa stagione regolare e per tutti i Playoff. 7-11 è record oggi pesante in ottica postseason, ma è comunque soltanto ad 1-2 gare dalla quota qualificazione. La nottata lituana potrebbe passare resistendo alle trasferte di Milano, Mosca (Khimki) e Barcellona che seguiranno il prossimo impegno casalingo col Pana di Pitino, poi, dopo la sosta per le coppe nazionali, si potrebbe anche mettere lì una serie importante prima del finale tremendo con i viaggi al Piero ed a Madrid. Non è semplice, assolutamente, tuttavia chi allena come Jasi non potrà mai essere considerato tra quelli che mollano, come sottolineato dallo stesso Obradovic a fine gara.
  • Le rotazioni, tema scottante per tanti team, gestione ideale per i coach migliori. Se è doveroso sottolineare  l’ovvia  differenza qualitativa di roster tra un Fenerbahce e molte altre squadre, vedere la distribuzione dei minutaggi di Obradovic in una settimana da 4 gare in 7 giorni è lezione per tanti altri coach. 12 uomini in campo, massimo impiego per Vesely (27’08”), decimo uomo più utilizzato Datome (10’32”), undicesimo (Duverioglu) e dodicesimo (Guler) comunque in campo per 7’39” e 6’32”. Martedì a Mosca 10 uomini in campo, solo Guler e Green DNP, Melli top a 34’52” (ieri 23’56”). Lo ripetiamo, è roster superiore ad almeno 13 delle altre competitori di Turkish Airlines Euroleague, ma la domanda che sorge, chiara e spontanea è semplicissima: Mahmutoglu, Duverioglu e Guler quanti secondi (non) giocherebbero in altri contesti? Coach Zeljko, dopo quasi 30 anni di carriera, ha saputo adattarsi al nuovo formato, attraverso difficoltà iniziali (vedi record in stagione regolare degli ultimi due tornei), gestendo la pretesa nei confronti dei suoi attraverso il coinvolgimento totale di quanto a disposizione. E’ l’unico modo per competere a livello vero in questo campionato, come fanno gli stessi Laso, Itoudis, con roster simili, ma anche, ad esempio, Ataman, con una squadra che non è certo superiore, per talento e profondità, a tante altre che gli stanno dietro, non di poco, in classifica.

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