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Regular Season 2018-2019Turkish Airlines Euroleague

Il Fenerbahce suona la decima. Nulla da fare per un Buducnost ammirevole

Scontro impari doveva essere e scontro impari è stato.

Dopo un primo tempo terminato in parità, più sulle ali dell’entusiasmo che un’emozionale Moraca ha saputo trasmettere ai suoi piuttosto che a livello tecnico, la gara si è aperta ad inizio ripresa e non vi è stata più partita.

I record attuali delle due squadre rispecchiano alla perfezione i valori tecnici, ampiamente previsti. Per entrambe si può anche sostenere che si sia oltre quanto previsto, se è vero che i turchi, al decimo successo consecutivo, dicono 13-1 che è molto migliore del 9-5 delle due precedenti stagioni, mentre il 3-11 montenegrino annovera successi di prestigio con Barcellona, Baskonia e CSKA del tutto impronosticabili.

  • Jan Vesely continua una stagione da MVP assoluto. Tra i grandi, oggi, il più grande è lui. Vederlo giocare è uno spettacolo, riscontrane i numeri è una palese dimostrazione di superiorità assoluta. Oggi il centro ceco gioca 27’15” con 15 punti, il 68% da due, 5,77 rimbalzi e 2,84 assist. La stagione scorsa lo vedeva in campo 25’12” con 12,5 punti, il 60,9% da due, 5,11 rimbalzi ed 1,55 assist. Il primo anno della nuova era di Turkish Airlines Euroleague disse 24’27” di utilizzo medio, 9,6 punti, il 57% da due, 4,52 rimbalzi ed 1,44 assist. Aggiungiamoci la crescita esponenziale dalla lunetta, oggi all’85,5% contro il 70,7% di un anno fa ed il 55,7% di due stagioni orsono e tutto pare così chiaro. Per chi da quella lunetta ha vissuto il peggior incubo della carriera è tanta, tanta roba. Per chi è allenato da Obradovic questa crescita è quasi normale.
  • Il tiro da tre per il Fenerbahce è semplicemente una delle tante armi che si possono usare per fare a pezzi gli avversari. A casa Obradovic si gioca pallacanestro vera, organizzata, allenata ed assai flessibile. Si fa male dove l’avversario è più debole, bilanciando l’imposizione della propria forza con l’adattamento alle caratteristiche avversarie che non è mai subire. Con 275 tentativi totali, si è quartultimi in questa speciale classifica, che diventa primo posto assoluto se si parla di percentuale, col 45,82%. Qualità delle esecuzioni. Un buon tiro è un buon tiro, da ovunque venga scagliato: non si usa il paraocchi, si lavora sul campo con fantasia ed applicazione. Ieri, individuato il punto debole avversario nella difesa sul perimetro, si è tirato dall’arco 27 volte, mettendone a segno 15, ben oltre gli abituali 19,64 tentativi  a partita.
  • Il Buducnost ci ha provato, spalleggiato dall’atmosfera della Moraca, come si diceva, ma soprattutto da una buona prima parte di gara di Earl Clark, talento puro che canestro può farlo in ciabatte ad occhi chiusi quando vuole. Ma una sola arma può poco, diciamo una e mezza aggiungendoci uno spesso positivo Nemanja Gordic, colpevole però di ben 4 perse. Troppa la differenza in campo, nemmeno la magia di coach Dzikic poteva qualcosa. A proposito del coach dei montenegrini, l’abbraccio prima della gara che gli ha riservato Obradovic ne attesta la grandezza. Personaggio di culto assoluto che vive la pallacanestro come una ragione di vita in cui il talento e la folle lucidità fanno qualche volta a cazzotti con la realtà. Da amare, senza se e senza ma.
  • I rimbalzi sono stati la seconda chiave della gara. 34 a 21 turco il totale, ma soprattutto ospiti che ne hanno presi 13 in attacco, contro i 18 difensivi dei padroni di casa. Se si flirta col 50% delle palle recuperabili sotto il canestro avversario è pressoché impossibile che vi sia partita.
  • Melih Mahmutoglu, Erick Green e Ahmet Duverioglu sono partiti in quintetto. Tra le novità ed i doverosi assestamenti ad un calendario che non lascia respiro, Obradovic ha fermamente imposto l’utilizzo dell’intero roster, soprattutto quando la partita lo rende possibile, tra campionato ed Eurolega. Giocando in un torneo molto competitivo quale la lega turca, questo accresce ulteriormente i meriti della grande apertura mentale del coach serbo: si ruotano gli uomini tenendoli tutti coinvolti. Così accade che l’asticella sia sempre più in alto e che non vi sia alcuno spazio per alibi e scuse puerili, utilizzando al 100% le energie di tutti, che non vengono quasi mai a mancare. «Non abbiamo potuto pareggiare la loro intensità, sono una squadra migliore di noi. E’ semplice». Le parole di coach Dzikic attestano tutto ciò.
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