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Il brusco risveglio europeo dell’Olimpia. Gran Canaria passa con maggior qualità al Forum.

La gara che ad inizio stagione nessuno poteva immaginare, il pronostico più scontato, e poi…

E poi accade che si arrivi alla sfida del Forum con una situazione, sia tecnica che psicologica, particolare. Gran Canaria reduce dalla prima W esterna, sebbene sul campo del fanalino di coda Darussafaka, che cambia perfino allenatore in corsa, e Milano che tecnicamente fa ormai fatica da tempo e sembra pericolosamente ripristinare alcune icone che parevano nel cestino dell’Eurolega scorsa, in attesa di definitiva eliminazione.

Vincono gli spagnoli, che si dimostrano migliori ovunque, ivi compresa una questione tecnica che, tra i due roster, è tema impensabile. Per Milano è necessario valutare la sconfitta, sanguinosa, ma nell’ottica del “contro chi” e come hai perso. A Gran Canaria si festeggia un bel successo che porta il nome di Marcus Eriksson, buonissimo giocatore.

  • E si parte proprio dalla qualità del gioco, una questione che, visti gli interpreti in campo, non dovrebbe essere argomento da trattare. Gli isolano spagnoli stravincono il duello, facendo quello che vogliono e come vogliono, trovando soluzioni che sino ad ora non avevano mai mostrato, almeno in maniera continua. 23 assist ed 11 perse vogliono dire un rapporto tra le due voci superiore al 200%. La statistica stagionale parla di un 130,82%, con 17,36 assist e 13,27 perse. Forse basterebbe questo a chiudere il discorso sulla gara. La qualità milanese è solo nei singoli, di gioco di squadra nemmeno l’ombra. E non è certo questione di buoni tiri che non entrano, anzi. La circolazione di palla, approssimativa ed emergenziale, le spaziature ed i movimenti lontano dal pallone sono la vera manchevolezza milanese. Non da ieri e nettamente in controtendenza con le prime gare stagionali. Ma Khimki, Efes, Darussafaka e Baskonia erano segnali chiari: si valuta la prestazione, la W può essere miope.
  • Nelle precedenti 4 trasferte (ci permettiamo di non prendere in considerazione la gara contro il Darussafaka) la squadra di coach Victor Garcia (conferma? Attendiamo) aveva sempre perso subendo 93,75 punti e segnandone 76,75, con uno scarto medio di 17 punti, praticamente mai in partita contro chiunque. Se è vero che quei “chiunque” sono stati Fenerbahce, Panathinaikos, Khimki e Real, è altrettanto vero che l’inversione di tendenza era poco prevedibile, se non da ricercarsi nelle attuali, notevolissime difficoltà biancorosse a fare pallacanestro. Ed è quello il punto, come praticamente, ha ammesso Pianigiani. «I nostri creatori di gioco lo hanno fatto poco e nella difficoltà ho messo Cincia per fare un po’ di “rumba”». Se non creano i singoli, la struttura latita. Ed allora, le parole di Gudaitis della scorsa settimana, passate troppo sotto traccia, rimbombano nel silenzio cestitisico dell’Olimpia di ieri sera: «Giochiamo la stessa pallacanestro dello scorso anno, solo che ci sono interpreti migliori».
  • In una gara da 50 falli fischiati, in cui ad un certo punto il tassametro diceva 10 chiamate contro Gran Canaria e solo 3 contro Milano, la squadra di casa è andata in lunetta 37 volte, contro le 21 degli ospiti. Non aver sfruttato un tale capitale è un altra delle ragioni fondamentali del crollo degli uomini di Pianigiani. Arturas Gudaitis, sempre più sul radar di Cleveland per la prossima stagione, ha fatto canestro solo dalla lunetta, con un notevole 12/14 per un centro. Il problema è che vi sono almeno 5-6 possessi in cui avrebbe potuto essere servito in condizioni molto più favorevoli, situazione mai esplorate dagli esterni milanesi. Il 2/7 da due dice anche questo, seppur sia corretto dire che la stazza degli avversari abbia creato non poche difficoltà ai lunghi milanesi. Lunghi? Meglio dire lungo, perché il Tarczewski delle ultime uscite è sempre più lontano dalla competitività europea, mentre Jeff Brooks è stato portato, con sapienza, in zone del campo e contro difensori dove soffre di più.
  • A Milano c’è un problema, anzi due. Non ci piace parlare di “casi”, perché qui si parla di gioco: si deve sottolineare la totale insipienza di Jerrells e di Kuzminskas. Se per il primo, francamente, la carriera parla di un impatto in Eurolega mai significativo ad alti livelli (l’Eurocup è altra cosa, seppur competitiva, mentre la LBA di oggi non fa alcun testo, da quinto torneo nazionale del continente), il discorso sul secondo è obiettivamente incomprensibile. E’ un 3, lo sanno tutti, utilizzato da 4. Ok, alibi? Sì, ma deboli e che finiscono qui. Non può essere solo responsabilità del coach in questo caso. La totale inadeguatezza dello sforzo, figlia di una condizione psicologica che si vede lontano un miglio essere tremenda, crea grossi problemi nelle rotazioni, con un buco evidente. Se l’Olimpia non trova qualcosa da questi due atleti, le speranza di postseason si riducono al lumicino. Personalmente lo diciamo da agosto: il ricorso al mercato era necessario ed il primo profilo è quello di un 1-2 di livello, che non poteva essere KC Rivers, che è atleta dalle caratteristiche differenti.
  • La difesa milanese è attualmente la ragione tecnica maggiore dei rovesci europei. Il problema non si discosta molto dalla scorsa stagione ed i miglioramenti non si vedono. Il pick and roll avversario trova soluzioni di una semplicità disarmanti, chiunque ne siano gli interpreti: dal duo Campazzo-Tavares a quello Albert-Balvin non vi è differenza alcuna. Quello che non si comprende è cosa voglia fare tecnicamente la squadra contro quello che è diventato set offensivo base per moltissime squadre. Se non è un segnale di estrema gravità questo, non sappiamo quali lo possano essere. Inoltre, forse per condizione fisica approssimativa o forse per altre ragioni che magari riguardano l’attitudine tecnica del singolo, i giocatori milanesi, esclusi Brooks e Gudaitis, sembrano andare sotto nell’1vs1 senza opporre la dovuta resistenza. Le squadre che difendono non vogliono farsi battere in 1vs1, che sia palla in mano od un taglio sul lato debole, piuttosto che un posizionamento in post. Non comprendiamo infine come si possa parlare di condizione difficile, di energia mancante, di stanchezza e di giocatori “bolliti” dopo due mesi di stagione. In Nazionale ci vanno tutti,  gli infortuni li stanno avendo già tutti, il calendario è uguale per tutti, il torneo nazionale abbastanza scarso e con parecchie trasferte assai agevoli e brevi aiuta moltissimo: la Turkish Airlines Euroleague è questa, o ci si adegua o si muore. Ora arriva un ulteriore sforzo globale, che per Milano vuol dire tre viaggi su quattro gare, tra Fenerbahce, Pana e Maccabi intervallate dal sempre più solido Bayern al Forum. Ma ci giureremmo, fare bella figura con le grandi è molto più facile che vincere le gare obbligate.

Un commento

  1. Analisi di una chiarezza e lucidità incredibili, complimenti, è davvero un piacere leggervi.
    Sulla difesa sul pick’n’roll avete già detto tutto, ogni azione sembra di avere davanti Stockton e Malone. Metà delle volte il lungo (e in particolare Tarczewski) pare non avere la benché minima idea di cosa fare, il piccolo ci mette troppo a recuperare e il resto della squadra difficilmente aiuta. Qui però viene da chiedersi: ma gli assistenti a Milano, per cosa sono pagati? Ai tempi di Siena, Banchi aveva una preparazione clamorosa, ed era stato in grado di impostare un ottimo sistema difensivo. A Milano gli assistenti sono gli stessi da stagioni e non si vede mezzo miglioramento. Se in Eurolega non hai uno staff intero all’altezza della competizione, non vai da nessuna parte.
    Capitolo Tarczewski. Quando sono arrivati i due centri, più o meno parevano equivalersi come movimenti (pochi) e modo di giocare. Due anni dopo, mentre il lituano ha messo su un repertorio più vario, l’americano non ha fatto mezzo miglioramento: o schiaccio tutto quello che mi arriva in mano, oppure tenetevi il pallone. In difesa non iniziamo neanche il discorso, tra falli stupidi e incapacità di difendere sul pick’n’roll ormai conclamata.
    Sul gioco si può discutere. L’assenza di Nedovic, a mio parere, pesa tantissimo su fluidità e movimento palla. A inizio anno, a ranghi completi, qualcosa di nuovo e più positivo si era visto. Dopo l’infortunio, si è dovuto ricorrere più a James in Hero mode. Il gioco ha funzionato perché Micov, in un inizio di campionato straordinario, è riuscito a garantire qualcosa in più a livello di gioco. La mia impressione è che, da Barcellona, gli allenatori avversari abbiano capito l’antifona, e scelgano di togliere il serbo dal gioco, concedendo più che volentieri il tiro a Mike James. D’altronde, se il serbo entra in partita, è facile che faccia entrare anche il resto della squadra, James in Hero mode tenuto in campo 38 minuti finisce solo per essere dannoso.

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