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Top e Flop dopo 10 turni. L’Eurolega è sempre di CSKA, Fenerbahçe e Real. Efes straordinario, Barça ottimo ed Olimpia positiva.

Dieci gare, un terzo di stagione regolare alle spalle, ed è già tempo di tirare le prime somme, dopo la supersfida tra Real Madrid e CSKA.

Innanzitutto una premessa doverosa sulla situazione panchine. Saltata quella di Pedro Martinez (Perasovic tornato sul pino dove fece benissimo) a Vitoria, con tanto di severo giudizio di Jasikevicius, schieratosi apertamente dalla parte del bravissimo coach ex Valencia, si è deciso anche  il destino di Neven Spahjia a Tel Aviv, con Sfairopoulos subentrato al coach croato grande amico di Drazen Petrovic. Le voci su Bartzokas, per cui sarebbe stata decisiva la gara di Madrid due settimana fa, si sono azzerate dopo 3 W consecutive.  Anche perché diciamocela tutta, poteva essere deciso un esonero perché perdi coi “blancos”? Siamo seri…

I DOMINATORI

CSKA su tutti insieme al  Fenerbahce, appena davanti a Madrid, per ora. Sembra non si possa uscire da queste tre se si parla di eccellenza. 9-1 per russi e turchi, 8-2 per gli spagnoli, peraltro affiancati dalla sopresissima Efes, di cui tratteremo dopo.

L’impressione, abbastanza netta, è che il divario tra le tre grandi e le altre si sia perfino ampliato. Anche perché ciò che accomuna queste tre squadre è che si vedono grandissimi margini di crescita.

Itoudis ed il suo CSKA praticamente perfetti, se si esclude la “leggerezza” di Podgorica, il classico caso di gara sottovalutata. Ciò che impressione di più dei russi sono i margini di miglioramento clamorosi. Ad oggi il percorso quasi immacolato è figlio anche di gare non perfette e di un De Colo ed un Rodriguez non ancora al top. Clyburn ed Higgins semplicemente straordinari. Mamma mia, cosa può diventare questa squadra? Senza dimenticare un Alec Peters che sta crescendo molto ed un Joel Bolomboy appena reintegrato dopo aver sistemato i problemi di passaporto.

Obradovic non sta a guardare e sfoggia un’organizzazione che non ha eguali. Incassato l’infortunio stagione di Tyler Ennis, Sloukas fa gli straordinari in modo… straordinario. La squadra non pare ancora la macchina perfetta vista in passato, ma se vinci al Pireo senza Vesely, diciamo che non sei lontano dal top. Se poi ci metti anche il dominio del Palau in assenza di Sloukas… Gigione Datome e Nick Melli sempre più protagonisti ad altissimo livello. E Guduric cresce, cresce…

La “casa blanca” sta esprimendo una pallacanestro a tratti paradisiaca. Assorbito l’addio di Doncic con il rientro in pianta stabile di Llull (beh, se devo sostituire uno come Luka, direi che Sergi non è malaccio…), inserimento dei nuovi che procede in modo progressivo ed incisivo, qualità di gioco sempre molto alta. Il Real vince in mille modi differenti, e questa è la novità già emersa a Belgrado. Dominio totale fino a due turni fa, quando i numeri dicevano 91,71 e miglior attacco, 75,86 e miglior difesa. Poi le sconfitte con Oly e CSKA, in assenza dello stesso Llull. Calendario inizialmente assai favorevole, ma la qualità espressa fa pensare che anche ora, con le sfide più complicate, le “merengues” staranno là in alto.

 

GLI INSEGUITORI

Nel posto che tanti pronostici riservavano ai “reds” del Pireo (ma ci torneremo, a proposito di calendari…) per ora c’è l’Efes di uno straordinariamente determinato Ergin Ataman. Con due gare di vantaggio sul terzetto Olympiacos, Barcellona e Milano. 

Coach Ataman era stato chiaro sin da luglio: fatemi fare un precampionato serio e lotteremo per i Playoff. Pur senza Larkin per lunghi tratti della preparazione, la squadra di Istanbul sta giocando molto bene, sfruttando al 100% le proprie caratteristiche positive. Ed i dubbi sulla difesa, legittimi ad inizio stagione, paiono superati dall’organizzazione e dallo sforzo individuale, agli ordini del “ministro” Dunston. 8-2 è notevolissimo record e per dirla molto chiaramente vuol dire che ora, con un normalissimo 10-10, quei playoff li giochi.

La collezione di figurine del Barcellona, come molti la definivano, è già un bellissimo album. Molti più i “celo” rispetto ai “manca”. Inizio drammatico, 0-2 dopo la gara pessima a Gran Canaria, e poi 7 prove solide di squadra, con la sola L dell’Oaka, fino alla sconfitta casalinga col Fenerbahce, che non è certo un dramma ma la semplice dimostrazione di quel divario di cui si diceva  tra le prime tre  e le inseguitrici, anche le migliori tra queste. Il talento c’è, l’assortimento è ottimo, il coach ha esperienza da vendere. E’ tornato il sole in Catalunya? Oggi pare proprio di sì. Ed il calendario nemico non se lo fila più nessuno. Ora altre due trasferte (Podgorica e Madrid) dopodiché il Palau sarà teatro delle gesta degli uomini di Pesic per ben 11 gare su 18, con due serie da due gare casalinghe consecutive ed una addirittura da 3.

Milano ha vinto gare in cui ha giocato male  e ne ha perse due dove ha giocato meglio, durante le prime 7 uscite, quando però ha trovato rivali eccellenti ed inarrivabili come Real e CSKA. Calendario favorevole ben sfruttato ed  ottima capacità di assorbimento del problema Nedovic nei primi turni di assenza del serbo (out ancora stimabile in 3-5 settimane). Il classico “rimbalzo positivo” figlio dell’immediata reazione, come spesso accade in questi casi. Ma alla lunga, la cosa pesa, forse troppo. Dopo la W con il Darussafaka, non certo splendida a livello prestazione, è arrivato il successo di peso con Baskonia (anche qui non memorabile la cifra di gioco), prima delle due brutte sconfitte di Barcellona e Kaunas, soprattutto l’ultima,  occasione da sfruttare di fronte ad un rivale ad oggi ben lontano dai valori della scorsa stagione. Bilancio positivo sicuramente, ma futuro prossimo tutto da verificare. Noi lo abbiamo detto da settembre, lo ripetiamo ora: per stare in alto l’Olimpia deve firmare un cambio di valore per la coppia James-Nedovic. Era necessità prima, è esigenza totale oggi in assenza di uno delle due “combo”.

Si accennava all’Olympiakos ed al suo calendario non amico. L’inizio 3-4 non era quanto Blatt voleva, certamente, ma alcune gare di alto livello dicevano già di un progetto molto valido in cui, trovati gli equilibri, si sarebbe potuto volare. 4 sfide, in quelle prime 7 gare,  sono state giocate contro squadre tra le prime 8, tra cui Fenerbahce e CSKA, nonché il derby ad Oaka. Di lì in poi, tre W impreziosite dal successo sull’allora imbattuto Real. 6-4 e la pratica della sfida alle prime tre già archiviata. L’Oly di Blatt resta la candidata numero uno, forse unica, a quel posto di “aspirante la trono” al di fuori delle solite note. Milutinov di alto livello e crescita progressiva di Leday e Williams-Goss, tanto discussi inizialmente ma di cui si dimentica troppo spesso che si tratta di esordienti a questi livelli. Ed in quel record inizialmente poco positivo c’è stato certamente lo zampino dell’assenza di Strelnieks, uno dei più sottovalutati giocatori decisivi di questa lega.

 

IL PANA TUTTO DA VERIFICARE, ZALGIRIS E KHIMKI CON LA SORPRESA(?) BAYERN

Il Panathinaikos (5-5) viaggia tra alti e bassi. Ottime prove come la W col Maccabi, il Barcellona od il derby, alternate a sconfitte terribili come quella in Germania, con il Khimki o con l’Efes. Calathes è un po’ in difficoltà rispetto alla straordinario 17/18, anche perchè  Lekavicius, solo saltuariamente positivo, non pare supporto sufficiente per il livello alto di Eurolega. Molti equilibri sono da trovare, tra i quali il ruolo vero e proprio di Keith Langford, sicuramente nella fase calante della carriera. Cresce Antetokounmpo, ma può bastare? Ora, tra l’altro, Fenerbahce, Real e CSKA nelle prossime 5. Servono imprese.

A Kaunas coach Jasi sapeva bene che il lavoro era durissimo, ma non sta mollando di un centimetro, come si addice ad un fenomeno, del campo come della panchina. Praticamente invincibile in trasferta, tenendo conto del “fattaccio dei 5 secondi” di Mosca e compreso il colpo ad Oaka, è sempre caduto in casa fino alla recentissima W con Milano. Alla Zalgirio Arena però ha già giocato con Real e Fenerbahce, non sfigurando. Peggio le L con Barça e Baskonia. Il programma continua, il livello salirà, come vuole ed allena Saras. Nate Wolters non è (ancora) Pangos: si sapeva, ma attendiamo a giudicare in fretta.

Il Khimki vive il classico momento in cui i numeri di una superstella come Shved sono libertà e reclusione. Può essere un limite un campionissimo da 25,8 col 41% su 78 tiri dall’arco nelle prime sei gare, conditi da 7 assist? In teoria mai, in pratica sì, se per svegliarsi dal torpore il cast di supporto deve attendere l’assenza del suo leader, come accaduto nella bella prova di Madrid. Dopo il rientro del fenomeno russo, due W con Buducnost e, soprattutto, con lo Zalgiris in quel di Kaunas, sempre a 23,5 di media. Poi il successo “pesante” col Pana, prima di una serie di 4-5 gare in cui si dovrà ancora fare a meno del #1, di nome e di fatto. Equilibrio è la parola chiave per Bartzokas: le capacità del coach sono una certezza. Occhio a tenere fuori dai giochi il Khimki.

Il Bayern è decisamente la notizia più bella di questo torneo. In primis chi scrive, almeno fino all’arrivo di Derrick Williams, non lo dava per nulla in corsa per i PO. Cosa che credo non accadrà, tuttavia fare i conti con Radonjic non sarà semplice per nessuno. La chiave? La difesa. Che vale per tutti, ma ancor di più se in panca siede uno dei 5 migliori allenatori difensivi d’Europa. 4-6 è record discreto per i valori di cui dispone, tra l’altro dopo aver già affrontato 6 su 8 squadre dell’attuale “playoff picture”,  escluse solo Real ed Olimpia.

 

I FLOP: BASKONIA E MACCABI

Allenatori già sostituiti, gare di un certo valore alternate a prestazioni (prevalenti) inquietanti. Tra Vitoria e Tel Aviv la vallata è attualmente assai oscura.

I valori ci sono, sia chiaro. Qual è il vero Baskonia? Quello che gioca sino all’ultimo possesso con il Fenerbahce o quello che cade rovinosamente a Podgorica? Per me è il primo e non sottovaluterei i baschi, che hanno campioni e che già hanno dimostrato di saper rientrare come l’anno scorso. Certo che altre gare come quella di Milano sono regali alla classifica poco confortanti. Che le F4 casalinghe creino pressione insostenibile? Strano, anche perché per quelle F4, casalinghe o meno, non è che ci siano troppi posti disponibili, visto che Real, Cska e Fenerbahce non paiono fare tanti sconti…

Tel Aviv gioca male, malissimo, e non è mai stata, se non a sprazzi rarissimi, la squadra di ritmo, transizione e tanti possessi di Spahjia. Wilbekin, O’Bryant e Black sono stati enigmi irrisolti, o forse chiarissimi: nemmeno l’ombra degli atleti che possono essere. OK gli infortuni, ma non basta a giustificare prove come quella di Gran Canaria, costata la panca al coach croato. L’arrivo di Sfairopoulos ha portato in dote solo il successo col Bayern, tuttavia non è che si potessero pretendere miracoli con le due turche di punta. Conoscendone le caratteristiche tecniche, possiamo dire con certezza che, se dovesse fare bene, si tratterebbe di un vero capolavoro poiché il roster israeliano e le idee del coach greco ad oggi ci paiono due parallele.

 

DARUSSAFAKA, BUDUCNOST E GRAN CANARIA: GLI INVITATI AL BALLO SENZA ABITO DA SERA

Non si può dire nulla né a Coach Dzikic, né ai colleghi Maldonado e Caki. I valori di  squadra sono questi, difficile perfino pensare che possano scollinare oltre le 18 vittorie globali in stagione, valore peraltro confermato dai primi 10 turni..

Dzikic, dopo il successo contro il Baskonia, è titolare della frase del secolo: «Sono un allenatore migliore se i miei segnano sempre da tre». Realtà ed ironia, legata ad un ruolo splendido e maledetto come quello del coach. Con questo roster in EL non vai lontano ed il temuto fattore campo di Podgorica, ad oggi, non è nemmeno paragonabile a quello di Belgrado sponda Zvezda, cui era stato accostato. Certo che il colpaccio contro il “distratto” CSKA è vittoria memorabile, ma non ditelo allo stesso Dzikic, che ha ricordi migliori quando batte la Stella Rossa. “Crazy genius”, come ce lo ha definito un grande esperto di basket mondiale.

Maldonado è molto avanti rispetto alle attese. Barça e Maccabi sono caduti alle Canarie, sebbene più per demeriti propri che per meriti dei padroni di casa. Poi è arrivato anche il primo, storico, successo esterno, contro una rivale alla portata come il Darussafaka. Ora vi è curiosità per la trasferta di Milano, squadra in quota playoff ma di certo quella con più problemi oggi. Gran Canaria gioca un basket lineare, ma gli interpreti, oltre questo, non possono andare.

Ahmet Caki, esordiente assoluto ad alti livelli, non solo in EL, ci sta provando col Darussafaka, ma alcune sconfitte sono state imbarazzanti, a partite dal doppio -26 di Vitoria e -46 di Monaco. Se l’è giocata con Milano, ma anche qui più per distrazione biancorossa che per reale impatto turco. Grave passo falso quello interno con Gran Canaria, squadra assolutamente alla portata. Certo che se hai già giocato in casa con le due rivali più deboli, il futuro non appare certo luminoso.

 

 

 

 

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