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Euroleague “tripleheader” – Dello CSKA che vola, del Barça che stupisce e del Maccabi sotto il minimo sindacale

Metti una sera, una delle tante, in cui l’Eurolega ti offre piatti prelibati. Metti una fame di gioco che cresce col passare degli anni. Metti un trucco, segretissimo, che ti permette di seguire tre gare quasi contemporanee.

Ecco servito un “tripleheader” che viaggia dai mari della Canarie al centro della Lituania, dove confluiscono i fiumi Neris e Nemunas, passando per quella Baviera che sta regalando inattese sorprese in questo inizio di stagione.

Il colpo di un Barça che non si vuole fermare più

  • Quinta W consecutiva, di cui tre in trasferta, per i “blaugrana”. Se è vero che nessuna di queste è arrivata contro squadre al momento nella cosiddetta “playoff picture”, è altrettanto vero che il calendario non è stato, e non lo sarà fino al 12mo turno, amico dei catalani. 8 gare su 12 lontano dal Palau, che ha visto esibirsi i propri beniamini solo due volte nei primi 40 giorni di Eurolega. Pesic non scherza.
  • 36 minuti e 31 secondi di controllo tecnico, tattico ed atletico della gara, poi uno smarrimento di fronte ai raddoppi lituani che sarebbe potuto costare caro: vincere al supplementare dà ulteriore fiducia ad un gruppo che, per molti, era collezione di figurine, ma che l’esperto coach slavo sta trasformando in squadra. La sconfitta di Gran Canaria è stato spartiacque: si poteva affondare, con la stampa scatenata e mai troppo accondiscendente da quelle parti. Si è cominciato a nuotare ed ora le correnti paiono favorevoli.
  • «Non abbiamo fatto nulla di ciò che avevamo preparato». Aaron White, il più positivo dei suoi, è chiarissimo e diretto. Per coach Jasi è perfino peggio: «Non abbiamo fatto abbastanza, come accaduto nella maggior parte delle gare da inizio stagione». Al solito niente scuse, nessun piagnisteo e la sola consapevolezza che si debba e possa dare di più.
  • 22 tiri da tre sono troppi per chi vuole giocare bene come lo Zalgiris. Prima di ieri erano 13,5 a serata. In questo aspetto del gioco manca l’apporto di Arturas Milaknis: non tanto per i numeri che parlano di un ottimo 44,4% dall’arco, in linea col 44,9% della scorsa, straordinaria stagione (ma 2 su 11 nelle ultime due gare), quanto nella qualità dei tiri. Il sistema, oggi gli fa mancare quel mezzo secondo che lo rende letale. Il Barça l’ha vinta anche lì.
  • Thomas Walkup e Jaka Blazic. Il primo, tra i lituani, sta crescendo ed inizia a prendere le misure ad un livello che è salto in alto rispetto al suo passato. Il secondo è forse l’enigma meno compreso da tanti. Giocatore di rendimento stratosferico sui due lati del campo, ha la naturale capacità di incidere solo nelle situazioni decisive. Se devo difendere su qualcuno che mi può fare male, lo assegno sempre e comunque al 28enne di Jesenice. L’attuale Hanga, molto sotto quanto ci eravamo abituati a vedere due anni fa, può attendere.

 

Itoudis, Higgins, Clyburn: chi più ne ha… è il CSKA

  • 7-0 non è la notizia, 7-0 in tanti modi è una certezza, 7-0 con margini notevole è una seria minaccia per tutti. Mosca vola e lo fa vincendo gare dominate così come finali tirati (vedi Milano, Olympiacos e Maccabi). Il 29 novembre a Madrid, sarà sfida stellare tra gli attuali dominatori di questa lega.
  • Dimitris Itoudis è come un rum di categoria. L’invecchiamento lo rende costantemente migliore. Che i suoi giochino divinamente a pallacanestro è risaputo, che si assista a timeout come quello di ieri nel finale di gara è una perla per tutti gli amanti del gioco e del pino. Un mix perfetto di emotività e tecnica, in cui si spronano i giocatori duramente non mancando di dare indicazioni tecniche chiarissime («Ci stanno uccidendo con gli alley-oop, in 2 vs 2, dobbiamo difendere con rotazioni»). Un coach, vero.
  • Cory Higgins e Will Clyburn. Il primo oggi se non è MVP del torneo poco ci manca. Letture perfette, atletismo, fisicità imposta ai pari ruolo: straordinario. Il secondo va a rimbalzo con il tempismo di un orologio svizzero e la ferocia di una belva, oltre a fare altre 317 cose in modo notevole. Oggi il CSKA è principalmente loro. Se si pensa chi sono gli altri, viene da aver paura…
  • Il Bayern di Radonjic non gioca un basket di altissimo livello, ma fa quello che può e deve, come sempre col coach di Titograd. 3-4 ed alcuni scalpi di qualità, come Pana e Baskonia, nonché un’ottima gara in casa del Fenerbahce, dicono di un gruppo che sa il fatto suo. Se toglie i momenti di buio, vedi un primo tempo in cui 56 punti subiti sono veramente troppi e figli di tanti errori difensivi, può continuare a lottare vicino alla zona Playoff. Inatteso.
  • Mosca segna mediamente 21,28 punti nel primo quarto, 23,14 nel secondo, 22 nel terzo e 22,28 nell’ultimo. Perfetto equilibrio tra primo e secondo tempo (44,42 vs 44,28). 11 volte su 28  la squadra di Itoudis ha scollinato oltre i 26 punti a quarto, mentre 19 volte è stata sopra i 20 a periodo. Curioso come ben 4 volte su 7 gare vi sia una notevole differenza tra quanto segnato in una metà gara rispetto all’altra (11, 17, 10 e 19 punti): anche qui pieno equilibrio tra i tempi. Macchina perfetta.

 

Il Maccabi non c’è e Gran Canaria ne approfitta

  • In una gara tecnicamente molto povera, in cui le 26 perse totali (14 GC e 12 MAC) sono più frutto di gravi errori che di reale pressione difensiva, la squadra di Spahjia perde l’ennesimo treno per provare a ricucire uno strappo con la zona Playoff che si fa già preoccupante.
  • Coach Maldonado ed i suoi svolgono il proprio compito senza clamori e portano a casa la seconda storica W in Eurolega, su un campo che, senza essere fattore determinante come ambiente, lo può parzialmente diventare a causa di viaggi che non sono agevolissimi.
  • Tarik Black e Johnny O’Bryant raccolgono 4 rimbalzi totali in 17 minuti combinati, costellati da impalpabilità e problemi di falli. Dovevano essere parte dell’upgrade israeliano, paiono corpi estranei che lasciano spazio, troppo, al vecchio Alex Tyus, sempre positivo con 9 carambole in ben 27’26” di utilizzo. Troppo.
  • Eulis Baez (Rep.Dominicana) domina la gara all’alba dei suoi 36 anni. 16+10 per il centro, che dimostra ancor di più come i rivali non ci abbiano capito nulla.
  • Coach Spahjia, per il quale provo grande ammirazione tecnica, pare essere in grande difficoltà. Francamente alcune immagini di timeout e di momenti a bordo campo non hanno dato l’idea di un ambiente straordinariamente unito. Il problema numero uno oggi è Scott Wilbekin. Arrivato da dominatore di Eurocup, litigato a suon di dollari tra Istanbul e Tel Aviv, sembra soffrire il salto di livello. Infortunio ed adattamento possono richiedere tempo, è vero. Ma quello che non si può attualmente perdonare è l’atteggiamento, per lunghi tratti decisamente irritante, alla ricerca di soluzioni individuali totalmente estranee al concetto di squadra. O si trova la quadra qui, oppure diventa durissima. E già lo è, desolatamente all’ultimo posto in compagnia di chi ha molto meno.

 

 

 

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