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L’Olimpia ci prova, il CSKA la vince

Prosegue il cammino immacolato del CSKA, corsaro al Forum dopo una battaglia di un certo spessore, certamente più mentale che tecnico, per almeno metà dei 40 minuti.

Alla fine emergono la maggiore qualità della pallacanestro russa, la profondità del roster e quella consapevolezza che ti aiuta  a portarle a casa anche quando per 25 minuti sembri giochicchiare, di fronte a chi sta invece dando il massimo. Si chiama esperienza, si chiama organizzazione, tutte facce fondamentali del gioco.

Mosca che batte Milano non è per nulla una sorpresa. Mosca che lo fa soffrendo non poco è invece una novità. Lo sforzo extra che gli uomini di Itoudis hanno dovuto mettere in campo per venire a capo di una gara che si era quasi irrimediabilmente complicata può essere letto da due punti di vista che parrebbero differenti, ma che alla fine hanno molti più punti in comune di quanto si possa pensare inizialmente.

Nei nostri abituali 5 punti, proviamo ad analizzare i passaggi chiave della notte di Assago.

  • Su tutti, senza se  e senza ma, Will Clyburn e Cory Higgins. Il combinato dei due? 37 punti, 11/16 da due, 2/6 da tre, 9/9 dalla lunetta, e 6 rimbalzi. Ok, non è nulla rispetto a quanto questi due giocatori dominino la gara in virtù di una gamma di soluzioni che fa invidia a mezza Eurolega. Ovvio che avere di fianco De Colo e Rodriguez sia un discreto vantaggio, ma chi offre un “mid range” come quello di questi due straordinari atleti? Tecnica, atletismo, fisicità e letture. Vogliamo trovare una pecca? Ma proprio scavando e scavando fino in fondo? Higgins non approfitta  due-tre volte del lato sinistro lasciatogli dal difensore milanese di turno. Ecco, i classici difetti che si trovano quando non sai proprio cosa cercare di negativo in un giocatore…
  • La qualità della pallacanestro milanese. Buona? Sì. In crescita? No. Altra roba quanto visto con Real Madrid ed Olympiacos, categoria superiore. Ovviamente su tutto ciò incide in modo clamoroso l’assenza di Nedovic. 2-1 senza il serbo è merito notevole dei biancorossi, ma se proviamo a guardare oltre, la domanda è una sola: l’Olimpia gioca meglio quest’anno perché è cresciuta l’organizzazione di gioco oppure perché sono semplicemente più forti tre interpreti chiave come Nedovic, James e Brooks? Ieri, per lunghi tratti, come con Khimki ed Efes, il lato debole è stato ancora in gioco solo ed esclusivamente grazie alle capacità straordinarie di Mike James. Ma quella zona di campo si può frequentare anche grazie a ribaltamenti dei lunghi ed a circolazione migliore, cosa non avvenuta. Non è campanello d’allarme, sia chiaro, ma nemmeno cosa da sottovalutare.
  • Sergio Rodriguez e quegli 8’48” di panca durante il parziale di 28-9 dei suoi. Un leggero gesto di insoddisfazione, un po’ di nervosismo coi compagni, che fa il pari con l’indigesta uscita dal campo in precedenza di Vorontsevich. In quel momento il CSKA sembrava sul punto di cadere definitivamente ed invece Itoudis ti estrae Kulagin, uno che sarebbe playmaker il miglior playmaker italiano se solo avesse il nostro passaporto. Vedere il “chacho” così a lungo sul pino durante lo sforzo decisivo è assai particolare: ha tirato poco e male, tuttavia poi dai un’occhiata la tabellino e leggi 10 assist, di cui almeno due sono parecchio immaginifici. Coach Itoudis, che sa… di dovere semplicemente vincere l’Eurolega, non fa più sconti a nessuno. E lo fa come i grandi Coach, elogiando lo stesso Chacho nel dopo gara. Per quel concetto di categoria, qua siamo su un altro pianeta, tecnico e comunicativo.
  • L’argomento del giorno pare essere legato alle rotazioni milanesi. Troppo striminzite, per taluni, obbligate, per altri. Partendo dal presupposto che da sempre chi scrive sostiene che nessuno conosce i propri uomini meglio del coach che li allena, e di conseguenza le scelte che ne derivano dovrebbero essere le più logiche, la gestione di Pianigiani può essere vista in due modi. Chiarezza di idee e ruoli ben precisi da una parte. Ciò che dà sicurezza e fiducia agli uomini coinvolti, ma ne fa perdere agli emarginati. Eccessivo sfruttamento delle forze più valide a disposizione dall’altro, con conseguente riduzione dell’impatto col proseguire della stagione. La Milano di Eurolega oggi gioca in 7, con Nedovic saranno 8, ma tecnicamente, vista l’impalpabilità di Kuzminskas (nessuno lo ama più di me, però un po’ di garra, ragazzo, altrimenti si fa notte…) si torna a 7 giocatori. Il Jerrells di oggi (solo di oggi?) con questo torneo non ha nulla a che fare. Resta la domanda che da noi fu posta con una certa decisione: sicuri che per crescere serva il famoso “4” e non un cambio di valore europeo per i due gestori delle fortune milanesi, ovvero James e Nedovic?
  • Se delle parole perfette di Itoudis in sala stampa abbiamo già detto, vale la pena sottolineare una dichiarazione di Pianigiani che condividiamo in pieno, sottolineandone però le conseguenze. Affrontare questa Mosca è di per sé assai complicato, ma sicuramente lo diventa di più se consideriamo che il loro “pick and roll” nasce da portatori di palla con caratteristiche assai differenti ed in grado di proporre minacce nuove ogni volta. Accade praticamente solo qui ed a Madrid, non è un caso. Finché l’Olimpia è rimasta lucida su questi dettagli importantissimi, la gara è stata equilibrata, mentre  quando, vuoi per un calo fisico, vuoi per uno mentale che ne è naturale conseguenza, non ne aveva più, il risultato è stato il 39-21 degli ultimi 12’39” di gara. Ed allora si torna al putto di prima: giocare bene per 30′ e poi crollare è rischio da correre di fronte ad un branco di squali come quelli di Eurolega? Quei parziali, seminati un po’ qua ed un po’ là nelle gare recenti, vanno analizzati. Sì, anche quelli che poi hanno visto un esito positivo della gara.

2 commenti

  1. Faccio parte del team “cambiane comunque qualcuno o muoiono tutti” e spero che, avendola persa, lo staff si convinca. Però ieri a +13 in q3 secondo te non era il caso davvero di buttar dentro un adv (che non amo a prescindere) per sacrificarlo in difesa su chi poi di fatto l’ha pareggiata? De Colo’da 3 quasi da solo.

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