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Il miracolo di Mike James ha il volto di Simone Pianigiani

Ci sono notti in questo gioco che restano nella memoria. Ci sono giocatori che di quelle notti si nutrono. Ci sono allenatori che quelle notti fanno sì che diventino realtà.

E’ il riassunto di Olimpia-Efes, una gara decisamente bruttina e sottotono per entrambe le squadre, in cui il numero di errori ha ampiamente superato quello delle cose fatte bene, ma che è e resterà negli occhi di tutti come la gara del “miracolo di Mike James”. I tifosi dell’Efes la ricorderanno in negativo, così come ricorderanno invece con grande gioia quanto avvenuto a Mosca contro il Khimki, come ha correttamente sottolineato coach Ataman, uno che di queste serate ne ha vissute centinaia (secondo coach dopo Obradovic come numero di stagioni su una panca di Eurolega).

E’ la magia della pallacanestro, è la magia dei campioni. Senza dimenticare chi questi campioni li nutre quotidianamente, dando quella fiducia che permette loro di ergersi a protagonisti quando la posta in palio si alza.

5 punti come 5 sono i turni di Eurolega. Uno spicchio di stagione che qualcosa ha detto, ma di spicchi come questo ne mancano proprio altri 5, quindi analizzare va bene, mentre per dare giudizi definitivi è eccessivamente presto.

  • Milano è questa, nel bene, tanto sinora, e nel male, poco ma con dei segnali precisi. E’ la squadra di Mike James, è la squadra di un campione. “Cambialo, cambialo!” Sono le grida (sono così disturbative?), nemmeno troppo isolate, di tanti tifosi dopo i diversi errori al tiro del #2 milanese. Tra questi appassionati anche quelli incomprensibilmente vessati ed umiliati da barriere che riportano l’orologio indietro nel tempo e retrocedono la pallacanestro a livello di spettacolo incivile che non è mai stato, soprattutto a Milano, la città dove tanti avversari hanno potuto festeggiare vittorie sul campo, senza problema alcuno. Questa squadra, in questo momento della stagione, andrebbe abbracciata quasi fisicamente: allontanare la gente attraverso barriere è peccato mortale. Il mondo va in una direzione: perché prenderne un’altra? Ma torniamo al fenomeno di Portland…. meglio. Cambiarlo? No, mai. E qui è stato grandissimo Simone Pianigiani, in una gestione da 10 e lode. Sei senza Nedovic, hai Micov che fa fatica al tiro, il resto, dal punto di vista balistico, si sa bene che è cast di supporto: 3 su 19? Nessun problema, Mike James è il mio leader, sta in campo anche se sparacchia e l’ultimo tiro è suo.  Decisione e strategia ineccepibile. E’ andata bene? Certo, allora tutti a festeggiare. Fosse andata male si sprecherebbero critiche ed insulti. ma se vogliamo provare ad analizzare metodo e prestazione, globalmente, il voto più alto va al coach. E non sarà mai una palla che entra o esce a mutare questo giudizio.
  • Le assenze pesano sulla qualità del gioco. Giusto sottolineare che senza Nedovic il potenziale tecnico milanese perde moltissimo, altrettanto corretto però dire di un Rodrigue Beaubois in campo, insieme a James Anderson, in condizioni che sono poco più che accettabili. Si accorciano i roster per quelle assenze e ne soffre il gioco. Milano ed Efes sanno fare di molto meglio. Sono troppi gli errori. l’Olimpia spreca due vantaggi assai significativi (attenzione, non è la prima volta, vedi Buducnost e Real), soprattutto il 68-54 di inizio ultimo periodo, quando la partita era morta e sepolta. Manca il “killer istinct” ed è parte importante del lavoro dello staff: in altre condizioni potrebbe costare moltissimo. L’Efes appare molto imbarcato per lunghi tratti, con uno Shane Larkin irriconoscibile, assai manchevole dal punto di vista dell’intraprendenza. Ce lo ha detto coach Ataman, deve riabituarsi ad un ruolo da leader che l’annata NBA da backup ha totalmente cancellato.
  • Arturas Gudaitis e Kaleb Tarczewski fanno molto bene, soprattutto il primo, contro i pari ruolo Dunston e Pleiss, peraltro due giocatori che si accoppiano assai favorevolmente ai lunghi milanesi. Troppo soft a tratti il tedesco, rollatore più di potenza che di dinamismo il centro ex Varese: è gente come Jordan Mickey o Tarik Black che può fare più male. Gudaitis toglie le castagne dal fuoco, come ormai accade continuamente, in più occasioni, leggi principalmente quei 6 rimbalzi offensivi che rappresentano la manna per chi sta sparando a salve da ogni dove (43,2% da due e 29,4% da tre). Attento e coinvolto, molto più che nel recente passato, Tarczewski. Piccola nota per il lungo lituano: non capiterà spesso che almeno 7 blocchi tirando ancate di correzione non vengano sanzionati. “Dimmi che blocchi fai e ti dirò che squadra sei…”, torna d’attualità un vecchio adagio, attualissimo nell’era del pick and roll.
  • Il tiro da tre ed i cosiddetti buoni tiri che non sono entrati. Pieno accordo con coach Pianigiani quando parla di tiri aperti che avrebbero potuto fare vincere la gara prima del “miracolo”, tuttavia bisogna fare molta attenzione. Siamo nell’era del tiro da tre, con una sorta di “bug” che si chiama Golden State a farla da padrone. Ma Golden State è anche l’unico caso in cui si vince attraverso conclusioni da 8 metri, per una coincidenza e convivenza di talenti unica in quel senso. Milano tira 28,6 volte a sera dall’arco, seconda solo a quell’anomalìa che si chiama Khimki, meglio da leggersi come Shved, che fa poco testo. 143 conclusioni che sono 8 più del Real, abituato a tirare tantissimo da tre,  26 più dello CSKA, 49 più del Fenerbahce ed 80 più dello Zalgiris. Obradovic e Jasi portano a casa percentuali di 10 punti superiori a quelle milanesi, ma anche le altre citate fanno molto meglio. E le statistiche della stagione scorsa non si discostano di tanto da queste. Ovvio si dirà, tiri di più, hai percentuali più basse. Vero, ma è appunto il potenziale problema. Se la tua strategia è chiaramente quella di crearti tiri aperti da oltre quell’arco, è chiaro che, sebbene costruiti nel modo migliore, la percentuale da 7 metri non potrà mai essere quella da due-tre metri. E’ scelta, di tanti coach, Pianigiani compreso. Chiaro che poi intervengano fattori come la tipologia di atleti in roster, ma il quadro è nitido: spendo qualcosa in meno in fase di costruzione (un buon canestro da due oggi è molto più difficile da creare) ed ottengo numeri che sono almeno paritari. La domanda principale viene però dai numeri stessi: le 4 partecipanti alle Final 4 di Belgrado sono state nei primi cinque posti come numero di consecuzioni da due tentate in stagione. E’ un caso? No.
  • Il calendario, la classifica e l’equilibrio. Milano vola, l’Efes ha fatto solo rifornimento ma è pronto a ripartire. Vi è però una situazione di calendario decisamente anomala, che credo Eurolega stia studiando al meglio per il futuro. Basti un esempio: Barcellona è all’interno di uno stretch di 6 trasferte nelle prime 8 gare, mentre Milano ne gioca 5 su 8 in casa. La stessa Olimpia, dal turno 25 al 29, affronterà in serie CSKA, Olympiacos, Real, Panathinaikos e Fenerbahce. In un torneo in cui vi è già l’anomalìa di tre squadre che chiaramente hanno un ruolo da Cenerentola, alzando quindi il numero di W necessarie per fare i PO (18 sembra essere la quota), un maggiore equilibrio dal punto di vista del calendario non farebbe male. Ragion per cui le due vittorie milanesi con Khimki ed Efes assumono importanza ancor maggiore: fare legna per un inverno che si annuncia assai duro.

Nota a parte per Vasiljie Micic. E’ un grande giocatore, decisamente uno dei più colpevolmente sottovalutati. Fa tutto ciò che serve ad una squadra per vincere, è una benedizione per i compagni. La crudele legge del gioco lo fa apparire come imputato numero uno di una sconfitta che era vittoria a pochi attimi dal termine. Non cambia di una virgola il giudizio: grande giocatore.

7 commenti

  1. Insulti no,mai, ma qualche critica invece si. Tarcisio e Arturo, combinati, tirano 9 volte da 2. Michelino James 10 da solo (fonte: boxscore EL), segno di forzatura continua. E’ troppo, anche per la squadra di Michelino.

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  2. Capita di rado, ma stavolta sono in totale disaccordo riguardo al punto 1. Certo che questa è “la squadra di Mike James”. CERTO che l’ultima azione, se si arriva a giocarsi la vita con un pallone, la deve gestire lui, e se appena possibile sarà sempre lui a prendersi quell’ultimo tiro. Quello che non mi troverà mai d’accordo è il fatto che, prima, l’omino di Portland debba stare in campo 36′ in una serata come quella di ieri. Perché quello che, in campo, stava per far perdere a Milano una partita già vinta almeno due volte è stato lui, con la complicità di chi ha continuato a lasciargli fare (e NON fare: parliamo di qualche palese astensionismo dietro?) tutto quello che voleva.

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    1. Gianni è il bello del confronto. La tua lettura ci sta, è questione di scelte. Io prediligo la fiducia totale al giocatore, anche se sparacchia, come ieri. Ma la mia mica è la verità assoluta.

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      1. Ovviamente neanche la mia lo è. Ma, nello specifico, la gestione di ieri non la metto nel conto del “ho piena fiducia”, ma piuttosto in quella del “non ci capisco un’acca, speriamo finisca alla svelta”. Oh, l’omino in panca si stava pure dimenticando di avere ancora tre TO a disposizione nell’ultimo minuto 🙂

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  3. Il punto è anche conoscere il volere degli altri 4 in campo … il coach certamente lo sa.
    Ipotizzo che siano tutti più contenti se MJ e in campo anche se fa 2/20; si è già visto in altre gare che quando MJ esce dal campo (magari per fiatare o perchè la partita sembra in ghiacciaia) che in un attimo, per un non nulla, la squadra sbanda … rientra James, si attira due difensori addosso, e tutti gli ingranaggi ricominciano a girare.
    Noi nel pubblico possiamo godere di questo 4/5 in Eurolega e lasciare a chi può conoscere veramente gli equilibri del proprio spogliatoio e panchina le scelte difficili … fare gli allenatori dagli spalti durante la gara anche no. 🙂
    g.

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