opinioni

Eurocup watch – L’Aquila Trento ed un periodo veramente difficile

Il momento dell’Aquila è decisamente complicato. Al brutto inizio in campionato, sconfitta in casa con Cremona ed in trasferta a Cantù, si è aggiunta la recente disfatta interna con lo Zenit in Eurocup, un meno 33 decisamente pesante nella forma e nella sostanza. Una Trento brutta come raramente vista in questi anni.

La gara di Varese presentava l’assoluta necessità di un’inversione di tendenza, leggi vittoria, prima di ricevere martedì il Turk Telecom Ankara, in quella che sarà gara fondamentale in ottica passaggio di turno in Eurocup.

La squadra di Caja non era il cliente migliore contro cui risolvere i problemi, non fosse altro che per la difesa, marchio di fabbrica del coach pavese. Così è stato, Varese in controllo per tutta la gara ed un’Aquila che non riesce proprio a spiccare il volo.

La peculiarità della società trentina è riassunta nei due post del Presidente Longhi, un uomo che rifiuta gli alibi e non concepisce di arrendersi:  ha saputo trasmettere  alla perfezione questa mentalità alla sua società tutta, trovando in Maurizio Buscaglia la sponda perfetta dal punto di vista della resilienza. Una brutta gara quella di mercoledì, difficoltà da superare quelle del dopo Varese.

Il primo tempo di ieri è abbastanza esplicativo delle difficoltà attuali dell’Aquila. Varese è molto brava nel negare ricezioni in post basso (Pascolo e Jovanovic) e ben bilanciata nel mettere allo stesso tempo pressione sulla palla e sugli esterni. Trento non tiene l’1vs1 troppe volte. Non può essere questo il volto della squadra di Buscaglia, non lo è mai stato. Il 45-33 finale è logica conseguenza di quanto visto.

La seconda metà gara è più o meno una replica della prima frazione: qualcosa di positivo? La squadra rifiuta di affondare e ci prova anche quando i buoi sono scappati. «Porto via qualcosa di buono da Varese, la voglia di non mollare. E faccio i complimenti alla squadra di casa, che ha avuto una marcia in più» le parole del coach trentino.

Psicologicamente è palese come vi sia un blocco che attanaglia la Dolomiti Energia. Non si può soltanto appellarsi alla differenza di roster rispetto alla scorsa stagione: al momento l’equilibrio tra “vecchi” e “nuovi” è tutto da trovare: la base non è per nulla male, necessita solo di tempo che, forse, una stagione così lunga e dura, non ti elargisce a piene mani.

Il Maurizio Buscaglia che entra in sala stampa è diverso da quello visto solo sette giorni prima a Desio, dopo la sconfitta con Cantù.

«Siamo senza preseason, per diverse ragioni, tanto che la prima metà di stagione per noi potrebbe valere il vero precampionato, ma sappiamo che non può essere così quindi è bene ripartire dal lavoro, dallo stare assieme in allenamento, cosa che facciamo e che deve essere base della nostra crescita». Realismo, ma niente alibi. Un esempio? Dada Pascolo, tornato a Trento in condizioni decisamente complicate dal punto di vista fisico. Tra un mese vedremo quello vero, scommettiamo?

A nostra domanda diretta  se quando parla di cose base si possa indicare nella principale il fatto che, rispetto alle sue diverse edizioni precedenti, questa squadra faccia fatica a tenere un solo 1vs1,  la risposta è altrettanto chiara: «Sì, assolutamente. Non bisogna pensare di ripartire da cose grosse, ma dalle basi, da ciò che facciamo egregiamente in palestra e che dobbiamo utilizzare come partenza quando siamo in campo».

«Se ci pensi, abbiamo preso 3-4 canestri al 24″, una volta perfino saltando su una finta. Questo dimostra come giochiamo ora: difendiamo, come in questo caso, facciamo qualcosa, ma alla fine non la completiamo. Dobbiamo cercare questa base comune».

Continua il coach : «Oggi, forse, qualcuno di noi ha capito alcune cose anche se non attraverso una prestazione eccellente. Anche questo è un passo». Cose di spogliatoio sulle quali assolutamente non ci permettiamo di commentare. Inventeremmo.

Altra nostra domanda sulla condizione di Marble: spesso pare giocare “sulle uova”, con un certo timore. E’ a causa della lunga inattività ed ha bisogno di sbloccarsi psicologicamente prima che tecnicamente? «Sì, su tutto quanto mi chiedi».

Un insieme di fattori, il chiaro bisogno di un risultato favorevole come iniezione di fiducia. Trento necessita di più tempo di tante altre squadre, perché è struttura tecnica più classica, e completa aggiungo, quindi con meccanismi un poco più complicati da provare e riprovare prima che rendano al massimo. Quella resa ha poi permesso di volare altissimo, superando avversari molto più attrezzati a livello di talento, nelle ultime stagioni.

Ed è propio su quel tempo che un’altra risposta, data a chi gli ha chiesto se si sia dato un termine preciso, ci spiega molte cose : «Non puoi sapere quanto tempo hai, devi lavorare e sapere cosa stai facendo e dove vuoi arrivare, nel minor tempo possibile». Realismo, ancora,  e concretezza.

Trento ha scoperto di poter essere brutta, anche molto brutta di recente: sa di non poter scherzare col fuoco, perché non è una certezza il poter ripetere i cammini trionfali della seconda parte di stagione degli ultimi anni. Ma sa anche che solo il lavoro paga.

Il Turk Telekom è altra avversaria tostissima, in un girone che è terribile ma che ti presenta ogni settimana un’occasione importante di riscatto. La scintilla che ci vuole, la trasposizione in risultato di un lavoro che non manca ed è assolutamente qualitativo. Le garanzie? La società, a partire dal suo numero 1, Buscaglia e Molin. Senza dimenticare un pubblico che, sotto di 19, ieri inneggiava convinto al suo allenatore. Non accade spesso, accade a Trento.

 

 

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