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L’Olimpia suona la prima, il maestro è Micov

Milano è volata a Podgorica con l’assoluta necessità di una vittoria e l’ha portata a casa,  seppur con qualche sofferenza di troppo che gli stessi Pianigiani e Nedovic hanno correttamente sottolineato.

Era fondamentale per i biancorossi (a proposito, perché lo scempio dei colori? Io capisco il marketing, ma i colori vanno rispettati… c’è già il calcio che ci propone cose assurde tipo il City arancio e rosso…), soprattutto nell’ottica della settimana entrante, che vede il Real in arrivo al Forum, prima di volare al Pireo. Ed era fondamentale perché, come sottolineato più volte in questa preseason, eventuali sconfitte contro le 4 del lotto che partono con possibilità inferiori (GC-BAY-DARU-BUD) possono costare moltissimo nella corsa Playoff, cui Milano è iscritta a pieno titolo.

Il Buducnost ha fatto quanto nelle proprie possibilità, sbagliando una cifra assurda di layup ed effettuando scelte errate nei due momenti in cui la gara avrebbe potuto girare. Coach Dzikic, personaggio di culto assoluto se ce n’è uno, sa che ha davanti una montagna da scalare molto alta ed impervia: questa scalata deve partire da una crescita globale che porti alla maggiore protezione possibile del fattore campo.

I nostri abituali 5 punti, per provare  a capire cos’è successo alla “Moraca”.

  • Vlado Micov, su tutti. Assolutamente straordinario lo stato di forma del serbo in questo inizio di stagione. Dopo aver guidato la squadra magistralmente in Supercoppa, si conferma alla prima europea. I numeri direbbe tanto, ma l’immagine più importante è quella della lettura perfetta nel momento più difficile: 71-74, Buducnost a contatto e qualche oscenità consecutiva nell’attacco milanese. Servono due punti, palla al “maestro” che vede il vantaggio fisico, va in post basso e porta a scuola il malcapitato difensore. Finisce lì. 35’03” in campo sono però tanti, troppi, soprattutto alla vigilia di un trittico Virtus-Real-Olympiacos di una certa durezza in sei giorni. E’ tema da non sottovalutare. Non lo farà di certo Pianigiani.
  • I rimbalzi, decisamente un incubo per l’Olimpia. 39 a 31 per i padroni di casa e l’assurdità di 20 carambole concesse sotto il proprio canestro. Se è vero che il Buducnost a rimbalzo ci va e lo fa con una certa cattiveria ed intensità, è altrettanto vero che concedere quasi il 50% dei palloni disponibili sotto  le proprie plance è pesantissim. Molte palle sporcate, molte situazioni 50/50 regolarmente in mano serba: sono parte degli errori di cui ha parlato il coach senese. Questa gara non sarebbe mai e poi mai stata riaperta in due occasioni senza queste seconde chance. 74 tiri montenegrini contro 53: dato almeno particolare. Contro gli uomini di Dzikic la porti a casa comunque, contro avversarie più toste no, come ha detto chiaramente lo stesso Nedovic.
  • Earl Clark è poesia in movimento. Sbaglia tutto all’inizio, ma chissenefrega, si vede lontano un miglio che ha movenze che, se vogliamo tuffarci nel passato, ricordano la pulizia di Albert King. “Lento, ritmato e musicale”: sei anni con alcune prestazioni notevoli in NBA non possono essere un caso. Libidine pura. Delude invece Edwin Jackson, uno che potrebbe vincere la classifica cannonieri in questo contesto: molto fuori dai giochi, troppo estemporaneo, se la cava con un bel 4/4 dall’arco, ma deve essere molto di più per questa squadra.
  • La difesa di Milano è e sarà la bilancia della stagione. Seppur contro una somma di talento non eccelsa, fatta eccezione per i due appena citati, quando il sistema dietro funziona, fa molta differenza. Brooks è la chiave, insieme alla tenuta sui piccoli di James e Nedovic, due che devono completarsi, almeno sino al rientro reale di Jerrells. La verifica sarà immediata: Llull, Campazzo, Carroll e Prepelic mercoledì, poi Spanoulis, Strelnieks, Williams-Goss e Mantzaris venerdì. Dovrà esserci perfetta sintonia tra quanta pressione sapranno esercitare le due “combo” milanesi e quanto sapranno portare in zona Tarczewski e Gudaitis gli avversari. E lì, i due centri, non dovranno cadere nella trappola dei falli, altrimenti si farà dura contro chi ti presenterà batterie di lunghi eccellenti. Perché la difesa sarà la chiave? Perché questa Olimpia, davanti, ha già soluzioni in grado di competere con chiunque delle contendenti Playoff.
  • La qualità della pallacanestro proposta, tema sempre scottante e difficile da trattare. Milano gioca abbastanza bene, decisamente molto meglio di quanto (non) fatto la scorsa stagione per almeno 20-23 gare di EL. La struttura tecnica non è cambiata molto, sebbene novità ce ne siano. E’ palese che, senza voler mancare di rispetto a chi guidava la squadra in campo lo scorso anno, gli interpreti che danno il là alla manovra sono ben diversi e molto, molto più forti. Ovvia la crescita qualitativa. Perché anche il lato debole, che nella scorsa stagione era meglio definibile come “lato dimenticato”, oggi è terra di conquista se vi arrivano le fucilate di James, che più che potare a conclusione diretta aprono praterie per “extra pass” quasi automatici. Ed allora si concretizza quel vantaggio acquisito dal “pick and roll”, che da diavolo diventa immediatamente acqua santa. Senza dimenticare che Nedovic, nel coinvolgimento dell’intero schieramento offensivo, è altrettanto notevole. Resta un solo interrogativo, non da poco: non è un peccato vedere un Jeff Brooks coinvolto assai marginalmente in attacco? Ma è domanda, le risposte arriveranno. Le conclusioni, al 12 ottobre, sono affrettatissime.

2 commenti

  1. Ottima disamina, come sempre è davvero un piacere leggervi.
    Un paio di considerazioni personali su difesa di Milano e qualità della pallacanestro proposta.
    Un qualsiasi sistema difensivo funziona se tutti sono in grado di tenere almeno 2/3 scivolamenti dell’avversario; ciò consente ai compagni di regolare la propria posizione difensiva in modo da poter portare un aiuto con il timing corretto o prepararsi a ruotare e scalare.Se il piccolo viene sistematicamente battuto sul primo palleggio, difficilmente la squadra sarà in grado di ruotare correttamente e i lunghi saranno costretti ad aiuti “rocamboleschi”, scarsamente efficaci e spesso fallosi. Da questo punto di vista, aver sostituito due telepass viventi come Theodore e Goudelock con James e Nedovic, in grado di tenere almeno i primi 2-3 palleggi, è un netto passo avanti. Peraltro, Gudaitis e Tarczewski avranno meno scusanti qualora si dovessero caricare di falli e si potrà valutare se i due giovani hanno imparato a difendere o se, tutto sommato, l’anno scorso avevano anch’essi le loro colpe. In generale, pare che quest’anno Milano parta sicuramente meglio a livello di difesa di squadra, il che permetterebbe di mascherare le debolezze di giocatori (tipo Dalla Valle) che non sono esattamente gli Hanga di turno. Vedremo già da settimana prossima con squadre di caratura un po’ più elevata (con tutto rispetto per i montenegrini) se questo sistema potrà reggere.
    Sul gioco, direi che i miglioramenti sono evidenti. Non vorrei passare per “hater” totale di Theodore o Goudelock, ma penso che il problema fosse evidente l’anno scorso: Milano aveva e ha giocatori di grande intelligenza cestistica (Micov su tutti) o comunque in grado di rendere alla grande in un sistema che muova la palla costantemente per trovare soluzioni più comode (Kuzminskas, Bertans…). Se la palla viaggia, Milano può essere devastante sia in transizione (e qui avere due 4 come Kuzminskas e Brooks in grado di correre alla grande per il campo aiuta) sia a difesa schierata (Milano ha potenzialmente 4 giocatori sempre in grado di tirare o attaccare il ferro dal palleggio sul ribaltamento). Avere in cabina di regia un playmaker come Theodore, che palleggia per 20 secondi prima di pensare di passarla, o un Goudelock, costantemente in modalità “me vs the world” bloccava costantemente questo flusso, rendendo molte volte inoffensivi gli altri 4 giocatori. In sintesi, la polvere da sparo c’era anche l’anno scorso, ma l’anno scorso in cabina di regia Milano aveva due secchi d’acqua, quest’anno potenzialmente due accendini.
    Su questo tema,se ne instaura uno più spinoso: passi che ieri sera era fuori forma, ma Jerrels, per modo di giocare, è sicuramente più secchio d’acqua che accendino. Anche nelle sue partite migliori, è emerso come del playmaker abbia ben poco; aggiungendo che quest’anno, in situazioni di gioco rotto e con necessità di inventare, di sicuro non sarà lui il “go to guy”, mi chiedo che cittadinanza possa avere all’interno di questa squadra.

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