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Lo Zalgiris è come la ceramica nera. L’unicità di una squadra, di un coach e del suo popolo

E’ stata la storia più bella di tutta la stagione di Eurolega: le Final 4 raggiunte da Jasikevicius ed i suoi ragazzi sono stati un esempio chiarissimo di quanto il lavoro paghi e lo faccia ancora di più in un contesto di passione senza limiti.

La Lituania è la terra del basket, i lituani sono un popolo di basket e quanto messo in campo dalla squadra di Kaunas ha rappresentato un mix di perfetta organizzazione e straordinaria forza mentale nel credere in un percorso che nessuno, ma propio nessuno, poteva lontanamente immaginare.

Come il leggendario re Mindaugas, figlio dell’altrettanto celebre Algimantas, Sarunas Jasikevicius, cestisticamente in possesso di quella nobiltà del valore di quella che la leggenda narra appartenente a quel sovrano, a seguito della fuga di 500 famiglie nobili romane stabilitesi sulle rive del Baltico,   non ha guardato in faccia nessuno, ha preso in mano una squadra che tutti davano nelle ultime due posizioni di Eurolega e l’ha trascinata, attraverso un percorso di crescita tecnico-tattica illimitata, fino al terzo posto della Stark Arena.

La parte più bella e promettente? Le facce del coach e dei giocatori dopo la sconfitta con il Fenerbahce in semifinale. Si era lì per vincere, altro che Cenerentola, quindi ben poca soddisfazione e la voglia, sin da subito, di riprovarci. Ed è proprio nella capitale serba, in quei giorni di F4, che il nome di Saras veniva accostato da più parti alla panchina del CSKA, così come in seguito è stato lo stesso coach a svelare che il Barcellona fosse più di una semplice opzione. Nulla di tutto ciò, si resta in patria per riconfermarsi. Non sarà per nulla scontato, ma rivedere lo Zalgiris ai PO oggi non è più considerabile ipotesi remota.

Ma se arrivare in vetta nello sport è difficile, rimanervi è una vera impresa. Che Zalgiris sarà e che prospettive ci sono per la stagione che vedrà la sua alba a metà ottobre?

Via Pangos e Micic, mica noccioline, insieme ad un Axel Toupane in crescita, dentro Nate Wolters e Thomas Walkup. Cambio epocale? Ci siamo vicini. Il fosforo di Pangos, quale suo saper essere “widget” alla Steve Nash, distribuito su 188cm di una faccia da bambino che in realtà sapeva essere killer quando necessario, oggi è ridistribuito sui due nuovi arrivi, totalmente differenti, per certi versi molto più vicini a Vasiljie Micic, volato ad Istanbul sponda Efes.

Se Wolters ha già dimostrato di far bene in EL a Belgrado, Walkup è una delle storie potenzialmente più intriganti della stagione:  tiratore notevole ed atleta di impatto, è difensore di livello assoluto. “Impressive” è scritto negli scouting report in relazione a quanto  può dare in questa lega. Unico dubbio? Essere al piano di sopra rispetto al livello in cui ha brillato sinora, non necessariamente operazione semplice. Il ritorno di Leo Westermann è garanzia per questa nuova struttura nel ruolo.

In un’Eurolega in cui la tendenza a giocare coi due piccoli, creatori di gioco per sé e per gli altri, è sempre più confermata, Jasi gioca il jolly della novità: fisico ed atletismo per due guardie che tirano, penetrano, passano, ma soprattutto sono due eccelsi rimbalzasti per il ruolo. Imporre quella fisicità potrebbe essere qualcosa di unico paragonabile solo alla ceramica nera lituana, quella che risale all’età della pietra. E dal perimetro dove quella ceramica nera prenderà forma, potrebbe fare bene Marius Grigonis, spesso a flirtare col 50% da tre in carriera, fresco di arrivo dall’Alba.

La lista delle novità passa attraverso Laurynas Birutis, ventunenne centro già molto positivo con Siaulai. Ma se in questo caso si guarda al futuro, il presente dovrebbe essere di Martinas Geben, una montagna da 114kg  con una manina mica male ed una capacità di leggere la “rollata” decisamente inusuale, L’ex Fighting Irish si completa con un piede perno eccellente: per quelle faccende intriganti… c’è pure lui.

E per quella lista dei nuovi l’ultimo nome è quello di Donatas Sabeckis (1992, 198cm e 97kg), uno che può giocare da 1, da 2 e pure da 3. Il ragazzo, in LKL con Siauliai, ha messo a referto una prova da 20p, 13r, 7a. e 6 rec : biglietto da visita interessante per il miglior assistman del suo campionato.

Ulanovas, Milaknis, Jankunas, White, Davies e Kavaliauskas rappresentano la continuità. fattore da non sottovalutare quando si gioca per coach come Jasi, decisamente nella scia di Obradovic: conoscerne l’intensità e l’attenzione ai minimi particolari è fondamentale.

Nel 17/18 la squadra ha saputo crescere progressivamente limando i difetti che ne caratterizzavano le prime prove. Il lato difensivo, soprattutto, ha cancellato diversi passaggi a vuoto sapendo gestire le lacune individuali con uno sforzo notevole di squadra. Come tutte le compagini ben allenate, lo Zalgiris ha molti volti, tanto che è difficile leggere uno più efficiente dell’altro. Una pallacanestro che si può definire classica come moderna, mai monotona o unidimensionale. Giocare per Jasi oggi vuol dire dover comprendere la lettura di diverse situazioni, anche complicate: la grandezza del coach è stata proprio quella di intervenire in queste situazioni facilitando il compito dei suoi, limitando quelle letture e cogliendo alla perfezione le opportunità che la gara presentava. Un esempio semplice? Ulanovas in post basso a Milano: cavalcato senza soluzione di continuità nel momento in cui l’avversario era senza contromisure. Kaunas sa giocare in 5 come isolare le situazioni, distinguendo alla perfezione la minaccia da proporre sia sul lato del pallone che su quello debole. Chi vi ricorda, un coach che fa così? Sì, proprio lui, quello che ne ha vinte 9… Ma attenzione, avvicinarsi ok, ma sempre seguendo il proprio istinto ed il proprio talento: perché Jasi è come quella ceramica nera, c’è solo lui così.

 

 

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