EuroCup Partite

Trento difende ed apre il campo: il giovane e talentuoso Partizan va KO

La gara numero 500 di Maurizio Buscaglia sulla panchina dell’Aquila viene festeggiata con una bella vittoria contro un avversario dotato di discreto talento e parecchia, sfrontata, gioventù.

Inizio difficile per i trentini, retina scossa ripetutamente dai serbi e partita che a metà primo quarto pare svolgersi in una versione non certo amica dei padroni di casa. Con pazienza e tanta tecnica la Dolomiti rientra e piazza la stoccata verso metà gara. Il Partizan non molla, ma la leadership di Forray ed uno sforzo collettivo garantiscono il controllo ed una preziosa W.

Nell’ormai nostra consolidata formula, proviamo ad individuare i 5 punti che paiono aver caratterizzato maggiormente la sfida.

  • I numeri, mai dittatori ma sempre in grado di comandare un giudizio sulle gare. I serbi mettono a referto 19 punti nei primi 5’04”, poi saranno 54 nei restanti 34’56”. Decisivo il parzialone allungato trentino a cavallo tra secondo e terzo quarto: 34-43 a 2’13” dalla sirena di metà gara, 60-51 a 2’42” del terzo quarto. Un 26-8 figlio della difesa e della voglia di correre e muoversi meglio davanti. Sotto pesantemente a rimbalzo nei primi minuti, Trento gira la gara anche quando riporta in quasi parità questa voce: 34-33 finale, dovuto anche allo scadimento delle percentuali balcaniche, ingiocabili ad inizio gara.
  • Sabato, nella sconfitta di Supercoppa con Torino, gli uomini di Buscaglia avevano giocato con spaziature pessime e diversi momenti di traffico inatteso e foriero di perse inadeguate. Conoscendo il coach, dev’essere stato argomento trattato con la dovuta attenzione prima di ieri. Risultato? Si corre di più, ci si muove con maggiore sincronia e si apre il campo alle molteplici soluzioni di un attacco che, come sempre, è completo di ogni possibile soluzione, tra il ferro e l’arco.
  • Il Partizan è intrigante come poche squadre in questo continente. Il che non vuol dire forte, ma… mamma mia quante belle cose potrebbero uscire da quei giocatori. Vanja Marinkovic è un veterano… del 1997, già da 12,5 a sera nella scorsa stagione di EC. Prevederne un futuro al piano di sopra è scommessa senza quota. Marko Pecarski, 2000, fa ripensare con gli occhi lucidi al papà, protagonista di un grande basket. Marcus Paige, ex Tar Heels di livello alto, sbaglia due o tre conclusioni dall’arco che avrebbero potuto cambiare le cose non di poco, ma resta ottima presenza a questo livello. Forse non vinceranno tante gare, in questo che è senza dubbio il “girone della morte”, ma il futuro sta tutto dalla loro parte. E tanta, tanta invidia una volta di più per questo movimento: partono da una base fisica superiore alla nostra, ma preparano, allenano e rischiano in un modo che in Italia non si sa nemmeno cosa sia. A proposito, Andrea Mezzanotte vale assolutamente questi prospetti: è nel posto giusto, con il coach giusto per volare.
  • La difesa di Trento, abituale marchio di fabbrica. Alti (dal secondo quarto in poi) e bassi (inizio gara), ma è chiaro che era e resterà punto focale del sistema del suo coach. Interessante capire quanto ci vorrà perché i tanti, importanti nuovi entrino nell’ordine di idee base di questa organizzazione: il semplice principio del non farsi battere in 1vs1. Da lì nascono le saracinesche di squadra. Credo si possa sottolineare come sia necessario porre maggiore attenzione alla copertura dell’arco, dove ieri, spesso, c’erano troppi metri di spazio.
  • In crescita Radicevic, ancora a sprazzi Jovanovic, in rampa di lancio Devyn Marble. Nell’attesa di Dada Pascolo, tornato a Trento con grossi problemi e pazientemente trattato dallo staff, ormai pronto a fare i primi passi in campo, c’è grande interesse nello sviluppo delle novità trentine. Di certo un maggior utilizzo del perimetro, le splendide soluzioni derivanti dalla palla al post alto ed i continui tagli, tutte sincronie da trovare coi nuovi. E’ pallacanestro, al solito, ambiziosa e molto tecnica: il tempo ci vuole, ma la struttura pare essere più avanti rispetto alle stagioni passate. E con la guida in campo di Toto Forray, tutto diventa più semplice.

 

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