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L’Italia di Datome si avvicina al Mondiale

Missione compiuta! Dovevano essere due vittorie e così è stato. Senza clamori, senza entusiasmi particolari, poiché non si sono battute corazzate invincibili, tuttavia, a seguito dell’ennesima estate almeno particolare della truppa azzurra, il disastro era dietro l’angolo e solo Dio sa cosa sarebbe successo in caso di una  sconfitta tra Polonia e Ungheria. Polacchi che, tra l’altro, ieri hanno battuto la Croazia forte di Bogdanovic, Saric, Zubac e Zizic, a testimonianza che così scarsi non erano e soprattutto che questa formula “ammazzagioco” è in grado di creare qualunque esito, poiché in realtà le squadre semplicemente non si possono costruire in poche ore di allenamento e non basta la “figurina” più preziosa aggiunta all’ultimo momento per portare a casa il risultato.

Gigi Datome ha fornito una prova da Capitano a tutti gli effetti. Nel momento del bisogno, quando le cose si mettevano maluccio, ha guidato i suoi facendo canestro, facendolo fare ed agendo da playmaker aggiunto, indicando movimenti e giochi a tutti i compagni. Spesso è parso perfino predicatore nel deserto, anche perché non accompagnato da un Melli, stranamente nervoso. Quanto è diventato forte e quanto continua a migliorare Gigione? Straordinario perché da una stagione all’altra lavora in modo eccellente sulle cose in cui pare avere ancora qualche lacuna. Si può chiedere perdono e dichiarare che non si sarebbe mai pensato che giungesse a questo livello di assoluta eccellenza?

Ancora una volta encomiabile Ariel Filloy, uno che se dovessi andare in guerra, porterei sempre con me, mentre da (quasi) tutti sono arrivate una cosa buona e poi una decisamente meno, in una sorta di fai e distruggi che ha riaperto una gara che è parsa almeno tre volte saldamente in mano azzurra. Ed il saliscendi vale anche per le prestazioni di alcuni tra venerdì e ieri: alti e bassi su cui lavorare.

Complessivamente le due gare hanno evidenziato tanta normalità perfettamente comprensibile. Cambiando squadra ed assetto ad ogni appuntamento, ogni tre mesi, e non potendosi allenare minimamente in occasione delle finestre invernali, giocare bene diventa difficile per chiunque. Ed  allora può sembrare meglio quando si fa canestro in modo straordinario, come con la Polonia, mentre può apparire più scadente una prova come quella di Debrecen. La realtà è che queste gare sono solo ed esclusivamente da vincere ed in questa occasione lo si è fatto, sebbene con qualche rischio di troppo in Ungheria.

L’Italia gioca una pallacanestro quando vi sono in campo Datome, Melli e Brooks, mentre è altra squadra quando almeno due di questi giocatori sono seduti. Ed anche qui nulla di strano perché è ovvio che coi campioni si vada meglio. In questa categoria di campioni pare proprio di poter considerare anche Jeff Brooks, forse troppo sottovalutato in carriera globalmente: sa giocare e lo fa bene sui due lati del campo, forte di un repertorio completo tra mano dolcissima, range di tiro molto ampio, capacità di letture e tagli sopra il normale, nonché atletismo e capacità di stare sui cambi in difesa. Patrimonio da sfruttare nella sua totalità per la Milano di Eurolega. A proposito del neo acquisto milanese, non mancheremo di chiedere a Meo, uno dei pochi che risponde in questo mondo, il perché di un così scarso utilizzo nel secondo tempo, cosa che ci ha fatto pensare a qualche acciacco, teoria eventualmente smentita dall’ingresso per le azioni difensive nei secondi finali.

Tecnicamente si evidenzia una cosa principale, legata all’impatto dei tre playmaker. Vitali e Cinciarini da una parte , diametralmente opposti tra loro come caratteristiche, e Filloy dall’altra. Quando la palla si ferma troppo in palleggio, il vero male del gioco di oggi, con Luca si può trovare una soluzione finale legata alla sua capacità di passaggio, con Andrea un po’ meno, pur garantendo il milanese diverse piccole cose molto positive: entrambi non sono però in grado di garantire una conclusione personale come molte delle guardie di maggior impatto, mentre Filloy lo è di più, avvicinandosi maggiormente all’idea di gioco di Meo. Quella dei Logan dei Dyson per intendersi, capaci di mettere palla per terra e procurarsi un tiro. Se questi tre atleti, cui presumibilmente la prossima estate si aggiungerà Hackett, trovano l’equilibrio tra le proprie caratteristiche e quanto richiesto dal coach, le cose non possono che migliorare. Altrimenti, a livello più alto, si fa dura.

Ora l’Italia è veramente ad un passo dall’approdo in Cina: due gare casalinghe con Lituania ed Ungheria e due trasferte, in Polonia e con gli stessi lituani. Potrebbe bastare una W, due metterebbero in ghiaccio la qualificazione. Bene così, perché non si può assolutamente saltare l’ennesima edizione della rassegna iridata, dove manchiamo dal 2006. In grave difficoltà, nel girone, la Croazia, le cui due sconfitte in questo turno non erano assolutamente preventivatili, visto l’arrivo dei giocatori NBA.

Almeno singolare che il prossimo turno, quello che vedrà l’Italia sfidare la Lituania tra le mura amiche, si svolgerà in perfetta contemporaneità con la gara di Eurolega tra Zalgiris ed Olimpia, questa in programma alla Zalgirio Arena. Se è vero che tra gli azzurri mancheranno certamente Datome, Melli ed Hackett, mentre tra i lituani quelli di Eurolega molto probabilmente assenti saranno Ulanovas e Lekavicius, sarà interessante verificare cosa accadrà per i giocatori milanesi: da un parte Gudaitis e Kuzminskas, dall’altra Della Valle, Cinciarini, Fontecchio, Burns e Brooks. Storie di equilibri politici, storie di “ego”, come li ha giustamente definiti David Blatt, che fanno solo e soltanto il male del gioco. La sostanza di queste finestre e del loro disgraziato calendario è che si va ai Mondiali con alcune nazionali che in condizioni normali non ci andrebbero. Chi ci perde se non lo spettacolo? Poi si può sostenere che si vedranno, forse, in Cina alcune compagini che non ne avrebbero mai avuta possibilità, ma a chi interessa vedere i brocchi rispetto ai campioni?

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