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Il Ranking dei Coach di Eurolega 2018/19 – Le posizioni dalla 16 alla 9

E’ Valerio Bianchini a stimolarci con uno dei suoi pareri al solito chiari, decisi ed assai illuminanti sulla realtà dei fatti : «La NBA è la lega dei giocatori, l’Eurolega dei coach, la LBA dei procuratori». Ciò che interessa a noi è l’Eurolega ed allora perché non provare a mettere in fila i 16 coach che guideranno le protagoniste della stagione 2018/19 ?

I criteri utilizzati sono semplici: le vittorie nella competizione, le partecipazioni alle F4 (dal 2002 in poi), i successi in carriera anche in altri ambiti, il profilo internazionale, la capacità di fare risultato anche in contesti meno attesi, il saper comunicare, il rendimento recente e, non ultima, la pallacanestro proposta.

Ed allora cominciamo con le posizioni dalla 16 alla 9.

16. Ahmet Caki (Darussafaka) – Turco 43enne di Mersin, Anatolia del Sud, nel 6300 A.C. primo nucleo cittadino poi divenuto Adrianopoli sotto l’omonimo imperatore, torna dove ha iniziato da vice, nel 1997. E’ un rookie e non ha curriculum di vittorie, reduce dall’ultima esperienza con l’Alba Berlino due stagioni fa, dove raggiunse i quarti dei PO tedeschi, fu terzo in Coppa nazionale e giocò la TOP 16 di Eurocup. Coach da scoprire, non avrà compito facile, visto il roster, contro le superpotenze continentali.

15. Salva Maldonado (Gran Canaria) – Rookie per l’Eurolega, OK, ma il cognato di Joan Plaza nella stagione 17/18 ha allenato la partita numero 600 in Liga ACB,  dietro solo a mostri sacri del calibro di Aito, piuttosto che Pedro Martinez, Manel Comas (“El Sheriff”) e Luis Casimiro. Unico successo personale la Copa del Rey 1996 con Manresa. Nativo di Barcellona (13/4/59), è chiamato a far valere gli uomini di Las Palmas in un contesto assai complicato dove la sua pallacanestro, forte di uno storico “voler giocare bene”, dovrà soprattutto sapersi adattare a difese spesso feroci, di livello superiore a quelle che ha trovato negli anni in Liga. Vi è grande curiosità, è innegabile, così come però pare oggi chiaro che le possibilità del suo team non siano di alto livello.

14. Aleksandar Dzikic (Buducnost) – 11 titoli tra Montenegro e Slovenia (Olimpia, Krka Novo Mesto e Buducnost) per il coach nato a Belgrado il 23 marzo 1973, che ne fanno un punto fermo del basket balcanico. A livello europeo l’Eurochallenge di Novo Mesto nel 2001 e la Lega Adriatica 2018 del Buducnost riempiono caselle significative. Assai stimolante capire come il suo gioco potrà risultare efficace in Eurolega, dopo la grande impresa di aver sottratto il posto alla Stella Rossa: la conferma del reparto guardie, basilare, con l’aggiunta del grande atletismo cercato e trovato sul mercato ne fanno una realtà da seguire con grande attenzione, ben sapendo che i posti Playoff sono assai lontani, oggi.

13. Pedro Martinez (Baskonia) – Facilmente considerabile molto più in alto per il rendimento delle sue squadre nel recente passato, tra la Liga 2017 con Valencia ed i Playoff di EL 2018 con un Baskonia preso in fondo alla classifica, gioca una pallacanestro molto efficace e completa sui due lati del campo, in cui le guardie ricoprono un ruolo fondamentale, senza disdegnare un 4-5 sempre schierato un po’ “alla Cosic”, come organizzatore di gioco supplementare. Allenatore di ben 13 squadre in Spagna, paga un curriculum veramente scarno a livello di vittorie, che, oltre alla Liga citata, dice di una Korac nel 1990 con Badalona. Ma attenzione, perché è coach di grande esperienza ed assoluto valore.

12. Simone Pianigiani (Olimpia Milano) – Il coach della contrada della Lupa ha partecipato due volte all’atto finale europeo, nel 2008 e nel 2011, con la sua Siena, forte di una pallacanestro semplice nei concetti ed assai efficace, avendo a disposizione il meglio nei ruoli chiave della sua organizzazione. I titoli nazionali, nel periodo senese, si sono sprecati (13 tra campionato, Coppa Italia e Supercoppa), ai quali si sono aggiunte le due vittorie milanesi di questa stagione. A livello continentale non vi sono successi, mentre all’estero conta una Coppa di Turchia col Fenerbahce (2013), oltre ai più recenti trionfi in terra d’Israele con l’Hapoel Gerusalemme (Campionato e Supercoppa nella stagione 16/17). Atteso alla riscossa dopo il deludente penultimo posto europeo a Milano, ha discreta organizzazione difensiva, mentre deve uscire dal solo “pick and roll” sul lato offensivo del campo.

11. Dejan Radonjic (Bayern) – Montenegrino di Titograd (2/2/1970), annovera 10 titoli nazionali tra terra d’origine (6 col Budcucnost dal 2007 al 2012), Serbia (3 con la Stella Rossa 15-16-17) e Germania (Bayern 2018). 9 coppe nazionali (stessi anni dei trionfi con Buducnost e Stella) e 3 Lega Adriatica arricchiscono il curriculum di un coach che, senza partecipazioni alle F4, ha compiuto un vero capolavoro nella stagione 16/17 portando la Stella Rossa ad una gara dai Playoff con un roster che nessuno avrebbe immaginato poter arrivare così lontano. La sua difesa è a dir poco straordinaria, con un’organizzazione che l’ha fatta spesso paragonare a quella mitologica dell’Olympiacos.

10. Neven Spahija (Maccabi) – L’amico fraterno di Drazen Petrovic ha un profilo internazionale di assoluto livello, con ottima considerazione NBA inclusa. Ha vinto campionati in Lituania, Spagna, Turchia ed Israele, aggiungendovi la Lega Baltica del 2006 col Lietuvos. Tre coppe nazionali tra Croazia (Cibona 2001) e Slovenia (Olimpija 98-99-2000) ne completano la bacheca, insieme al trionfo in Eurocup con Valencia nel 2010. L’esperienza americana (2014-17 da assistente agli Atlanta Hawks) ha fortemente influenzato il suo gioco attuale, splendido per intensità e numero di possessi.

9. Sarunas Jasikevicius (Zalgiris) – Nessun dubbio, il curriculum lo porrebbe dietro ad alcuni che seguono in questo ranking, ma l’influenza di quanto abbiamo visto e vissuto tra la stagione regolare, i Playoff e le F4 di Belgrado è tale da farci correre questo rischio. Saras è senza alcun dubbio un allenatore straordinario e lo è per quello che ha fatto, per come lo ha fatto e per come ha saputo porsi verso i suoi giocatori. Il merito maggiore? L’asticella elevatissima in grado di bilanciare quanto può attendersi chi ha giocato a livelli assoluti (nessuno lo ha fatto come lui, forse il solo Obradovic ma per meno anni) rispetto a quanto si può chiedere ai propri giocatori. Il perfetto equilibrio tra isolamenti e circolazione di palla, al pari della crescita costante del rendimento difensivo, ne fanno un coach superbo. A proposito, per quel curriculum ci sarebbero 4 Eurolega vinte da giocatore che qualcosina vogliono dire… Oggi è il nostro nr 9, ma la scalata potrebbe essere rapidissima.

(continua)

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