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L’Eurolega che sarà… straordinaria! Le mosse delle 4 di Belgrado

Nell’estate dell’addio di Luka Doncic e dei ritorni “pesanti” non materializzatisi di Milos Teodosic e Nemanja Bjelica, freschi della riconfermata permanenza di Alexey Shved, il mercato di Eurolega ha visto assolute protagoniste alcune squadre, su tutti l’Olympiacos di David Blatt, facilmente pronosticabile tra le migliori del lotto.

Per onore di… risultati, partiamo dall’analisi dei movimenti che hanno riguardato le 4 regine della stagione 2017/18, quelle che a Belgrado hanno legittimato un percorso notevole sin dallo scorso ottobre.

REAL MADRID

I campioni “blancos” hanno registrato, senza troppi drammi, l’approdo NBA di Doncic, previsto da tempo e molto ben gestito da un Front Office che sa bene cosa fare e come farlo. In fondo è arrivato un titolo meritatissimo, giocando senza dubbio la pallacanestro migliore alla Stark Arena di Belgrado e durante la serie Playoff contro il Panathinaikos,  protagonisti per almeno l’80% del cammino senza Sergio Llull. Evidente la valutazione dello staff “merengue”: Sergio sarà la PG che avrà in mano il destino dei campioni, ritornando senza alcun dubbio il leader e l’MVP ammirato sino alla stagione precedente. Confermato Campazzo, sempre positivo e sempre troppo tardi arrivato su questo palcoscenico, il terzo Playmaker attualmente sarà la “perla svedese” Melwin Pantzar, di cui si parla abbastanza bene: dura confrontarsi col fantasma di Doncic, facile farlo se ti guida Pablo Laso. Madrid si fermerà qui oppure inserirà qualcosa a livello di playmaking? E’ una delle due domande principali. La seconda riguarda, dopo l’arrivo di Klemen Prepelic e Gabriel Deck, l’eventualità di un colpo nel ruolo di 4, dove Randolph interessa molto a Baskonia e Khimki, dove ritroverebbe Bartzokas in una reunion del miracolo Kuban.

Prepelic, sensazionale sui 28 metri del campo all’ultimo Eurobasket, è tiratore sloveno reduce da una buona stagione a Levallois: nell’ottica dei 35 anni di Jaycee Carroll è mossa assai accurata.

Gabriel Alejandro Deck, argentino nativo di Colonia Dora, a metà strada tra il Cile e l’Uruguay, proviene dal Club Atletico San Lorenzo de Almagro, dove ha disputato una stagione semplicemente straordinaria. 201cm e 107 kg di strapotenza fisica, ricorda il giovane, sensazionale Alessandro Gentile, dominante nei giorni di Eurolega 15/16, forse ancor più potente. Tiratore buono ma non eccelso, al momento, difesa da testare ad alto livello, “el tortuga” è giocatore di penetrazione, rimbalzi e transizione. Occhio al colpaccio madrileno.

Un altro nome per la stagione madrilena? Santi Yusta. “Stay tuned”.

La riconferma della quasi totalità del roster, ivi compresa quella di Jeffrey Taylor che ha rinunciato ad una proposta dei Rockets per restare coi “blancos”, è ennesima dimostrazione di competenza, organizzazione e programmazione. Senza dimenticare che, oltre al ritorno a tempo pieno di Llull, ci sarà anche il vero esordio madrileno di Ognjen Kuzmic, uno che l’Eurolega l’ha giocata alla grande con la maglia della Stella Rossa due anni fa. Il tutto, preparato e condito da quello che è stato il miglior chef della stagione, e forse di molto di più: Pablo Laso.

FENERBAHCE

Non è un caso che anche per i riconfermati campioni turchi la parola d’ordine sia continuità, al pari della competenza nella scelta dei miglioramenti del roster. Ed allora dentro Joffrey Lauvergne e Tyler Ennis, al posto del neo-Celtics Wanamaker, il cui rapporto tecnico con Obradovic non è realmente mai sbocciato, e di Jason Thompson, solo saltuariamente al livello atteso, nonostante le lodi dello stesso Obradovic in una memorabile risposta ad un giornalista in cerca di scoop in quel di Belgrado.

Joffrey Lauvergne (210cm, 1991) è giocatore di assoluto livello, in grado di spartirsi con Veselj entrambi i ruoli di ala grande e centro, nonché, perché no…, di giocare assieme in una riedizione di quel Veselj-Udoh che dominò un anno fa. Il francese non è Udoh per caratteristiche, ma è certamente profilo perfetto per il club di Obradovic e Gherardini, sempre attenti e maestri nella scelta dell’uomo prima che dell’atleta. E’ ancora impressa nella memoria dei tifosi del Partizan la sua scelta di restare in bianconero nonostante i gravi problemi finanziari del club, disputando una stagione indimenticabile. Il suo messaggio d’addio al club di Belgrado è scolpito nella pietra della storia dei “partigiani”, dove giocò con gente del calibro di Bogdan Bogdanovic, Leo Westermann e Davis Bertans. Già protagonista in Eurolega, rimbalzista eccelso, primo in graduatoria nel 2014, è semplicemente uno che “sa giocare”. E si ritrova nel contesto migliore per giocare una pallacanestro vera.

Tyler Ennis (188cm, 1994), canadese di Toronto, poi ottimo Orangemen a Syracuse nel 2013/14, successivamente scelto alla 18 da Phoenix, è PG affidabile dall’arco con ottima tecnica difensiva che gli valse un ALL ACC DEFENSIVE TEAM agli ordini del leggendario Jim Boeheim. E’ altro tassello di notevole portata, tra l’altro capace di far bene in diverse gare anche in maglia Lakers, sebbene non certo in un contesto vincente. E proprio questa sarà la sua sfida: dimostrarsi grande dove le responsabilità sono tante e l’asticella è sempre altissima.

In divenire, ma non molto promettente, la situazione Nunnally, che potrebbe essere vittima della riduzione del numero di stranieri della Lega turca. Per un po’ dato sul radar dei Rockets, per sostituire Ariza, oggi è più lontano che vicino al Fener 2018/19. Alla fine dovrebbe restare anche Bobby Dixon, che molte sirene di mercato davano in partenza.

 

ZALGIRIS KAUNAS

Come si fa a ripetere una stagione come quella conclusa a Belgrado? La cenerentola lituana ci prova e lo fa ripartendo da Saras Jasikevicius. Come #eurodevotion vi ha raccontato nei giorni scorsi, a firma Alessandro Maggi, pareva essere cosa fatta il suo passaggio in terra catalana, poi… poi il Barça ha confermato Pesic, in una delle tante scelte che hanno lasciato perplessi. Non tanto per il valore del tecnico, che è notevole, quanto per la progettualità spesso mancante. Nei giorni di Belgrado, tanti accostavano il nome di Saras al CSKA, quando il feeling Vatutin-Itoudis pareva volgere al termine, ma anche lì non se ne è fatto nulla.

Ed allora Jasi e lo Zalgiris ripartono insieme, senza Pangos e Micic, mica noccioline. Inseguito a lungo senza successo Nigel Williams-Goss, accasatosi da Blatt, la sostituzione delle due guardie reduci da stagione fenomenale è affidata a Nate Wolters e Thomas Walkup.

Scommesse? Si può vederla come si vuole, ma una traccia tecnica è evidente e pare figlia di tanta competenza. Nessuno dei due possiede il genio di Kevin Pangos, ma entrambi sono solidi, già testati a buon livello ed i classici profili che la mano di Saras può trasformare in top. Walkup (193cm, 1992), PG da Ludwigsburg,  è notevole tiratore e passatore, nonché rimbalzata di altissimo profilo per il ruolo. Così come Wolters (193cm, 1991), nativo di Saint Cloud, Minnesota, poi Jackrabbit a South Dakota, proveniente da Chalon-sur-Saone, dopo aver iniziato la stagione coi Jazz ed essere passato anche in G-league, è giocatore già ottimo in EL con la Stella Rossa, solido tiratore, ed ha quella stessa  caratteristica del compagno di reparto nella capacità di competere a rimbalzo molto attivamente (quasi sempre sopra i tre, spesso flirtando coi 5 a partita in Europa). Upgrade fisico nel ruolo che può vuol dire chiarezza di intenti nelle scelte.

Dal perimetro potrebbe eccellere Marius Grigonis, dall’Alba Berlino, mai in carriera sotto il 37% dall’arco, spesso vicino al 50%.

Laurynas Birutis (213cm, 1998) è centro per il futuro, tuttavia già MVP con Siauliai quest’anno di LKL: 14,9 con 7,3 rimbalzi ed 1,3 stoppate sono un buon biglietto da visita.

Dai Fighting Irish di Notre Dame arriva Martinas Geben (208cm, 1994) pupillo del direttore sportivo Javotkas. E qui la faccenda si fa intrigante. Il potenziale per fare benissimo in Europa c’è tutto. Montagna di muscoli da 114kg, è rollatole atipico, nel momento in cui sembra prendere quel mezzo secondo per leggere al meglio la funzionalità della “rollata” stessa. Dotato di mano assai educata e gentile che gli permette di essere passatore discreto dal post, ha nella solidità del piede perno una caratteristica notevole. Se vogliamo quasi troppo, in un basket che premia, orribilmente, troppi big men che fanno regolarmente passi, punendo in modo scorretto la miglior difesa. Interessante? Forse è poco…

Continuità è parola importante anche dalle parti di Karaliaus Mindaugo: Ulanovas, Milaknis, Davies (da confermare), Kavaliasuskas, Jankunas e White sono basi solide e già buoni conoscitori del sistema di Jasikevicius. Ripete una Final 4 è miracolo praticamente impossibile, ma la certezza di fare bene è totale.

 

CSKA

L’enigma dell’estate, già dalla scorsa primavera belgradese. Sgombriamo il campo dagli equivoci, la squadra di Itoudis ha giocato il miglior basket per sei mesi ed oltre, prima di fare i conti con due infortuni nel momento chiave, che ne hanno limitato il rendimento tra Playoff e F4. Hines e De Colo non si regalano a nessuno, ed al 50%(forse…) non ti garantiscono competitività al livello massimo. A Belgrado il CSKA non valeva Fener e Real. Ecco, Belgrado, appunto. L’impressione, dopo aver ripetutamente parlato con il coach e con il presidente? Lontananza, totale. Ma due grandi protagonisti come Vatutin ed Itoudis possono anche discutere, da conoscitori del gioco che sono, e poi trovare la quadra. Che si traduce nel continuare insieme, anche dopo lunghi, assordanti silenzi.

Daniel Hackett farà meglio del deludente Leo Westermann di quest’anno, ma non è sufficiente, visto il rafforzamento delle due rivali principali, al pari dell’Olympiacos di Blatt, oggi assolutamente a quel livello.

Cosa serve? Serviva un Bjelica, alla fine neo Kings, dopo un balletto di cui si è capito poco. Sì, un 4 talentoso, alla bisogna in grado di alzare il quintetto anche come 3 pare essere ciò che manca ora ai moscoviti per riconfermarsi competitivi ai massimi livelli, come sono da più di un decennio. Per il resto, la squadra c’è ed ha dimostrato di poter dominare, guidata da un coach che ama una pallacanestro che “mixa” alla perfezione talento ed organizzazione, cresciuta tantissimo in difesa in questa stagione.

Mosca non resterà immobile, c’è da giurarlo. Ed allora sarà ancora grande CSKA.

 

 

2 commenti

  1. Complimenti per l’analisi interessante. Volevo chiedere all’autore un parere sull’Olympiacos a cui si fa breve cenno nell’articolo (giustamente, non avendo fatto parte delle ultime F4). A me sembra che abbiano fatto buone mosse, prendendo uno dei 2-3 allenatori migliori del lotto (che non è cosa da poco), ma che al tempo stesso rispetto agli ultimi anni siano più un’incognita avendo cambiato molto, aggiungendo diversi giocatori interessanti ma con esperienza nulla/limitata in EL, e col dubbio sul contributo che potranno dare Spanoulis e Printezis tra età avanzata ed acciacchi frequenti. È inverosimile attendersi un anno di transizione al Pireo , anziché una stagione ai livelli consueti degli ultimi anni di vertice?

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    1. Grazie Luca. Tratteremo l’Oly nella prossima analisi, comunque ti anticipo che a mio parere è squadra che può fare grandissime cose da subito. Coaching, esperienza e nuovi innesti notevoli: il mix, se trovato, vorrà dire Vitoria, per ora con una T sola, ma…

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