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Il giallo di Mosca: Khimki, CSKA ed un doveroso chiarimento nelle parole di Silvio Corrias, ex arbitro FIP

 

Viviamo di basket, viviamo di Eurolega, siamo entusiasti per una formula che ci appassiona e ci trascina, restiamo abbagliati di fronte a squadre e campioni di questo livello.

Proprio per tutto ciò sentiamo l’assoluta necessità di provare a comprendere con chiarezza quanto accaduto venerdì scorso a Mosca, dove il CSKA ha staccato il biglietto per Belgrado al termine di una gara dominata a tratti, ma che alla fine avrebbe detto Khimki, prima che uno strano episodio, a memoria senza precedenti, consegnasse la vittoria agli uomini di Itoudis.

Nessuna polemica, nessuna dietologia che non ci appartiene, soltanto cercare di capire cosa si realmente accaduto e di chi siano le responsabilità, perché la cosa che non sopportiamo è di sentir dire che si tratti di partite falsate, di organizzazioni unidirezionali e di squadre favorite da questa o quella terna arbitrale manovrata dall’alto.

Abbiamo voluto sentire chi di regole se ne intende al 100%, chi ha vissuto la pallacanestro sul campo, chi ancora oggi si occupa di arbitri e di istruzione degli stessi, per la FIP come per la FIBA.

Silvio Corrias inizia la sua carriera  nel 1985, per diventare fischietto di Serie A nel 93/94. In 14 anni arbitra 351 gare di campionati professionistici. Commissario Fiba dal 2012, tra il 2011 ed il 2013 istruisce gli arbitri di Serie A ed è responsabile del settore tecnico CIA fino al 2015.

I FATTI

Il canestro di Cory Higgins a poco più di 5″ dalla sirena dà il vantaggio (88-89) agli ospiti del CSKA. Khimki rimette la palla rapidamente e con due passaggi trova Charles Jenkins che segna il canestro del sorpasso  poco più di 2″ dal termine. I due punti vengono annullati poiché vi sarebbe un problema riguardo un cambio che Bartzokas, coach Khimki, avrebbe chiesto e cui avrebbe rinunciato tardivamente. Vero od incomprensione ed quindi errore del tavolo? Si torna 5″7, rimessa ripetuta e gara che si chiude col successo CSKA.

Khimki, attraverso il suo GM Pavel Astakhov, fa sapere di accettare e pagare regolarmente le multe ricevute da Eurolega , ma attende risposta a quanto espresso in una lettera ufficiale all’organizzazione di Bertomeu. Correttamente, i russi pretendono chiarezza su un accadimento senza precedenti reali e di assoluta importanza, per il valore che una qualificazione alle F4 può e deve avere. La risposta di EL, a metà giornata di lunedì, non è ancora arrivata.

I CHIARIMENTI

Silvio Corrias, proviamo a fare chiarezza. Quando un coach od un squadra chiede cambio, è obbligata ad effettuarlo se non vi ha chiaramente rinunciato? Tale rinuncia quando ha realmente effetto? Tale cambio diventa obbligatorio quando è effettivamente richiesto o quando il giocatore si siede sul cubo?

Quando il giocatore è seduto al tavolo sul cubo, la richiesta di cambio diventa effettiva. L’errore comune è concedere un cambio quando richiesto da coach, team manager o assistente allenatore che sia, mentre il giocatore si trova ancora in panchina, magari con  addosso la tuta

Se il giocatore se ne va dal cubo, è effettiva la rinuncia al cambio oppure è necessario comunicarla verbalmente al tavolo degli ufficiali?

– Nessuna comunicazione verbale è necessaria. Se il giocatore se ne va dal cubo prima che il tavolo abbia fischiato, il cambio non è più obbligatorio.

Se non vi è quel cubo, come nel caso della Arena Mitischchi, come si valuta?

Questa è una delle ragioni di quanto accaduto a Mosca. La sensazione, ma è solo quella, è che il giocatore nr 2 (Honeycutt) si ritiri dietro i tabelloni pubblicitari e vada nella direzione dell’area di panchina. In quel caso il giocatore e non è più lì per il cambio. ma non essendoci il cubo, è difficilissimo stabilire quale sia l’effettiva area di cambio.

Il cronometro, dopo il canestro di Higgins, doveva fermarsi da regolamento?

Certamente, negli ultimi due minuti. Esattamente quando la palla esce dalla retina.

Il giocatore può rimettere senza che la palla passi nelle mani dell’arbitro, in caso di cronometro fermato?

Sì.

Se è possibile che il giocatore rimetta senza darla prima all’arbitro, il cronometro deve fermarsi oppure no?

Sì, negli ultimi due minuti, come detto prima.

Il fatto che il cronometro si fermi a 2″8 senza che Jenkins abbia ancora tirato toglie ogni dubbio sull’eventuale validità del canestro?

Non esattamente. Bisogna anche valutare la continuità dell’azione di tiro di Jenkins. Il canestro va annullato. Ma il problema è un altro.

Ovvero? Aiutaci a capire.

Se Bartzokas ha chiesto il cambio, il cronometrista deve fermare il tempo ed il segnapunti deve azionare strumentazione acustica (fischio o sirena, che in questo caso, nella bolgia, non si sentono). Da questi accadimenti, reali o mancati, nascono tre errori.

Entriamo quindi nel dettaglio di questi errori.

Primo, il tavolo ha fermato il cronometro in ritardo, perdendo 6 decimi. Secondo, l’arbitro non si accorge immediatamente che il cronometro si ferma. Terzo, è errore fermare il gioco, come avviene a 2″8, prima che la palla di Jenkins entri nel canestro, ma durante il suo movimento di tiro. Formalmente è così, ma è chiaro che ci mancano gli elementi fondamentali, che solo i protagonisti conoscono nella loro realtà. Bartzokas quel cambio l’ha chiesto? Dove finisce l’area corrispondente al cubo del cambio in tale arena senza un cubo vero e proprio?  Perché l’arbitro interrompe il gioco durante l’esecuzione del layup di Jenkins? Ma soprattutto, se ha interrotto per far eseguire il cambio, perché poi non si obbliga Bartzokas a fare quel cambio?

E’ chiaro che vi sono una serie di variabili che dalla televisione non possiamo controllare, tutta una serie di avvenimenti che, nello spazio di pochissimi secondi, poco più di due, hanno generato un danno duplice al Khimki, sempre che quel cambio non fosse realmente stato richiesto. Diventa ancor più necessario il chiarimento da parte di Eurolega, l’unica organizzazione che avrà potuto sentire i diretti interessati. L’auspicio, a parte questi fatti, è che vi sia, come confermatoci dallo stesso Corrias, un intendimento generale che possa, attraverso riunioni ad hoc, dare un protocollo più chiaro ed utile alla gestione di diverse situazioni, su tutte quelle di Instant Replay, valutando quelle che possano essere di maggiore aiuto ad arbitri e squadre.

Ringraziando Silvio Corrias per la squisita disponibilità e ci auguriamo che le risposte avute da un professionista del settore possano aiutare tutti noi  farsi un’idea più chiara di quanto accaduto, sebbene, in questo caso, sia assai complicato.

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