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#EuroLeague Playoff – CSKA-Khimki, una sfida inedita verso Belgrado

Derby russo nei quarti di finale di EuroLega, con CSKA e Khimki Mosca che, a partire dal 17 aprile, si sfideranno per conquistare un posto in Paradiso, la chance di salire sul trono d’Europa nella Final Four di Belgrado. Per noi di Eurodevotion è tempo di raccontare una sfida inedita, tra due squadre che hanno avuto un percorso diverso per arrivare ai playoff.

Qui CSKA

Certezza. Con questa parola si può descrivere il CSKA Mosca, una squadra che per l’ennesima volta ha raggiunto il suo habitat naturale, i playoff di EuroLega. Di questi tempi, un anno fa, i russi eliminavano – non senza difficoltà – il coriaceo Baskonia di Sito Alonso, sconfitto con un 3-0 che non ha raccontato dei valori messi in campo dalle due squadre. Ripetersi dopo il titolo di Berlino sembrava possibile, ma nella semifinale contro la ‘bestia nera’ Olympiacos i soliti fantasmi hanno avvolto i giocatori del CSKA, crollati sotto i colpi di Spanoulis e Green. Dalle ceneri di quella sconfitta è nato il nuovo CSKA Mosca, forgiato dalla delusione di una partita beffarda e ripartito in grande stile.
Una grossa mano in questo senso è arrivata dal mercato, con i russi che hanno riportato in Europa – con un contratto milionario – Sergio Rodriguez, metronomo del Real campione di tutto nel 2015 e reduce da un’esperienza a Philadelphia: il Chacho ha preso il posto di Teodosic nello scacchiere tattico di Itoudis. Via anche l’altro playmaker, Aaron Jackson, e dentro Leo Westermann: il francese, dopo l’esperienza allo Zalgiris con Jasikevicius, ha mostrato sprazzi di classe ma ha dimostrato, in alcune occasioni, di essere ancora acerbo a certi livelli e contro alcuni avversari. Un altro obiettivo della squadra russa era aggiungere atletismo e fisicità: detto fatto, con l’innesto di Will Clyburn, assoluto protagonista con il Darussafaka nella scorsa stagione, e Othello Hunter, che ha lasciato il Real per inseguire la vittoria dell’EuroLega con il CSKA Mosca. L’aggiunta, a stagione in corso, di Victor Rudd offre molteplici soluzioni a Itoudis, forte di un roster pressoché sconfinato e dotato di un talento che a queste latitudini poche squadre hanno avuto, anche nel recente passato: l’obiettivo, nemmeno troppo velato, è togliere al Fenerbahce la corona di campione d’Europa.

Per farlo, i russi sono stati protagonisti di una stagione regolare fatta di 24 vittorie, cifra spaventosa in rapporto al ritmo con cui si gioca e al numero di gare complessivamente disputate. Il CSKA è stata un’autentica macchina da guerra, non ha mai mostrato segni di incertezza o di cedimento, affidandosi alle proprie certezze e maturando consapevolezza ulteriore dei propri mezzi. Cory Higgins ha rappresentato un valore aggiunto notevole anche a livello di killer instinct e la grande stagione dell’americano è stata una delle chiavi per spiegare un rendimento così elevato da parte della squadra di Itoudis, chiara favorita nel derby russo per staccare il pass per Belgrado.

Inutile dire che, però, le sorti del CSKA passeranno dalle sapienti mani di Rodriguez, MVP occulto della stagione regolare, e di Nando De Colo, straordinario interprete del gioco dei moscoviti, autore di una stagione sensazionale (chiusa oltre il 50% da due e da tre punti, e oltre il 90% ai liberi) che ha chiuso a oltre 17 punti e 4 assist di media. Una coppia di guardie illegali per l’Europa, capace di trasformare qualsiasi squadra in un team di successo: la ‘vendetta’ del CSKA Mosca comincia ora, per davvero, e vorrà avere a Belgrado l’epilogo più bello.

Qui Khimki

Se qualcuno avesse chiesto a settembre “il Khimki arriverà ai playoff?”, la risposta sarebbe stata sicuramente negativa: vuoi per nomi presenti in altri roster, vuoi perché lo scorso anno i russi militavano in Eurocup e sono usciti ai quarti di finale o perché la costruzione del roster avrebbe fatto pensare a una squadra in grado di reggere metà stagione, procedendo di pari passo alle prestazioni di Shved. Da considerare era anche come avrebbe gestito la squadra il coach greco Bartzokas, reduce da una stagione negativa in Spagna. Così scriveva Alberto Marzagalia prima dell’inizio della stagione: “L’asse coach-leader sarà la base del tutto o del nulla per i russi, poiché il supporting cast è più che buono, ma necessita di una piena sintonia di quesi due. Se vi sarà, questa è squadra da Playoffs”. Mai pronostico fu più giusto. La squadra ha trovato sin da subito una chimica tale da poter affrontare qualsiasi squadra a viso scoperto, senza doversi mai sentire realmente inferiore, e ha trovato in Shved un leader in grado di dare continuità alle sue prestazioni stellari e di trascinare con sé un gruppo di giocatori pronti ad accettare il proprio ruolo e sempre attivi per entrare in scena e cogliere il momento giusto.

L’elemento statistico più evidente della squadra di Mosca è quello della media punti della squadra: Shved è a 21.4 a partita e nessun altro giocatore tocca la doppia cifra, se non Gill a 11 punti. Ciò potrebbe far pensare a un one-man-show stile giocatore franchigia delle squadre oltreoceano, ma il gioco dei russi nei quaranta minuti mostra come ci sia un perfetto calcolo di ogni movimento dei cinque giocatori in campo, di come sia sempre pronta una seconda soluzione e, a volte, anche una terza. In diversi match, soprattutto nella seconda metà di campionato, Shved non ha ingranato la giusta marcia e ciò che maggiormente ha sorpreso, e qui si nasconde il segreto della squadra di Bartzokas, è stata la capacità di giocatori come Markovic, Gill e Honeycutt di prendere in mano la situazione o, cosa ancora più importante, di far trovare fiducia al loro leader, alzando l’aggressività a rimbalzo o cercando di fare un blocco migliore per creare un vantaggio più ampio a Shved.

La serie playoff contro i cugini del CSKA sembra davvero senza storia, giocata per arrivare a un esito più che scontato. Probabilmente sarà così, ma la palla è tonda e la follia di Shved, unita alla genialità di Bartzokas e all’imprevedibilità di un giocatore come Markovic, possono mettere in difficoltà l’armata rossa e far sudare una qualificazione scontata.

di Antonio Mariani e Massimo Mattacheo

 

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