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#EuroLeaguePlayoff – Panathinaikos-Real Madrid, un cammino insolito verso la gloria

Panathinaikos e Real Madrid inizieranno a darsele di «santa ragione» dal prossimo 17 aprile, e per noi di EuroDevotion è il momento di scendere in campo, e raccontare quel che è stato un percorso comune, e totalmente in controtendenza con i canoni di quel che dovrebbe essere «positivo».

QUI PANATHINAIKOS

Un anno fa, di questi tempi, i «verdi» vivevano una favola. Toccato il fondo con il crollo nel derby di inizio stagione con l’Olympiacos, le dimissioni di Argyrys Pedoulakis parevano essere prologo di un fallimento, rivelatosi invece una ripartenza. D’altronde, Xavi Pascual, quella squadra l’aveva ipotizzata “sua” ancor prima della firma, raccontano persone a lui vicine. E allora via, senza guardarsi indietro, con un’EuroLeague vissuta in costante crescendo, sino al fattore campo nel confronto con la favorita estiva Fenerbahce.

C’era tutto per scrivere un’impresa, ma a Istanbul arriva il celebre 0-3. E’ il crollo. Il presidente Dimitris Giannakopoulos perde la testa, la squadra è costretta a rientrare in pullman, gente come Mike James, Chris Singleton, Kenny Gabriel e Antonis Fotsis dice no, e si paga il biglietto aereo. Qualunque cosa si possa dire oggi, il Pana, questo Pana, nasce lì. Giannakopoulos non apprezza l’insubordinazione e promette il taglio, Xavi Pascual si mette «di traverso» e nel lungo viaggio su quattro ruote definisce la sua strategia: «li taglia? Mi dimetto». Il risultato è un «rientro nei ranghi» che produrrà la clamorosa rimonta di giugno, con titolo nazionale al Pireo e Mike James assoluto mvp.

Un equilibrio interno, che ha prodotto il record illibato attuale in Esake, e una splendida stagione europea, con il quarto posto finale di Regular Season. Eppure, a ben vedere, sul mercato si è sbagliato tutto il possibile. Marcus Denmon ha avuto solo un paio di picchi in campionato, Lukas Lekavicius non è lo stesso di Kaunas, Zach Auguste ha dimostrato di non valere questi livelli, Matt Lojeski ha confermato le altalenanze fisiche degli ultimi tempi al Pireo e Thanasis Antetokounmpo è ancora un progetto, al momento solo con consegne difensive. Ovvio il ricorso alle trattative invernali, dove c’è stato sì il ritorno più che provvidenziale di Mike James (che ora ha in mano un’offerta triennale di Olimpia Milano), ma anche il marginale impatto del centro Adreian Payne.

Qual è stato quindi il segreto di questo Panathinaikos? Ovviamente la miglior stagione in carriera di Nick Calathes, valsa 14.2 punti, 3.9 rimbalzi, 8.1 assist (top di EuroLeague) e 1.8 palle rubate (top di EuroLeague). Il play greco è riuscito a scrollarsi di dosso la pesante eredità di Dimitris Diamantidis, perché il divario di «leadership» con una leggenda è sempre incolmabile, a meno che si lavori sulle fondamenta stesse della leggenda, dunque presenza, impatto e valori tecnici. E oggi, sui due lati del campo, in EuroLeague non esistono play come Nick Calathes.

A giovarsene, il «killer instict» di Kc Rivers e l’abilità rollante di James Gist, con sprazzi di Chris Singleton, Kenny Gabriel e Nikos Pappas.

QUI REAL MADRID

Un anno fa, di questi tempi, i «blancos» vivevano una favola. Primato nella stagione regolare di EuroLeague, un titolo da mvp in arrivo per sua maestà Sergio Llull, lo stupore del mondo per Luka Doncic. Una redistribuzione di gerarchie accolta senza batter ciglio anche dalle «stelle calanti» Felipe Reyes e Rudy Fernandez.

Ma la perfezione non esiste, o forse ha le gambe corte. Perchè la perfezione è una bugia raccontata a piena voce: il Darussafaka suona già qualche allarme nella serie playoff, il Fenerbahce banchetta nella semifinale di Istanbul, e alla fine il Valencia si prende il titolo spagnolo nella stagione orribile del Barcellona.

Pablo Laso fiuta l’aria, e non è buona. L’anno del «secondi in tutto», datata 2014, torna d’attualità, così come l’opzione di rinnovo di contratto. La sua agenzia sonda la disponibilità di Olimpia Milano, il club non ha alternative credibili in mano, e alla fine il vitoriano passa incolume l’ennesima tempesta di una gestione sempre valutata con massima critica.

E poi… poi, c’è l’estate, e i primi passi d’autunno. Sergio Llull compromette subito la stagione infortunandosi con la nazionale, Ognjen Kuzmic chiude prima di iniziare, Gustavo Ayon si deve fermare a lungo e anche i vari Rudy, Felipe Reyes e Jeffery Taylor conoscono l’indisponibilità. La foto dello stupore è in due giocatori: Trey Thompkins, che valutava alternative ad un ruolo da «tredicesimo» perenne, e Facundo Campazzo, pronto ad un’altra stagione in prestito in ACB.

E invece no. La dirigenza fallisce il colpo Chasson Randle, e nei gregari nasce la base per un’altra sostanziosa stagione di vertice, perchè se l’EuroLeague non perdona, l’Acb resta terreno di conquista. Tutto, ovviamente, soprattutto nel nome di Luka Doncic, che nella sua seconda, reale, annata, produce numeri inarrivabili: 25’, 17 punti, 4.8 rimbalzi, 4.5 assist, 1.2 palle rubate per un mostruoso 22.7 di valutazione (De Colo, secondo, è a 20.2, Shved a 20).

LA CHIAVE

Storie, prima del campo. Pana che sarà figlio del p&r Calathes-Gist, con campo inevitabilmente aperto per le triple di Singleton, Rivers, Pappas e Gabriel. James è l’uomo della rottura, dell’uno contro uno, del cambio di ritmo, ma contro il Real Madrid serve soprattutto difesa. Chris Singleton non ha viaggiato ai ritmi della stagione passata, ma 10.3 punti e 5.8 rimbalzi restano numeri importanti, sommati ad una cattiveria e aggressività che emerge non poco nei momenti culminanti. Ma nella testa di Xavi Pascual c’è certamente un nome: Luka Doncic. Lo sloveno vive l’immancabile fase dell’innamoramento del pallone. Isolarlo, esaltarne la soluzione personale, può essere la semplice arma per disinnescare le armi intorno a lui.

Real Madrid che non ha più quella corsa frizzante di un tempo, ma che inevitabilmente potrà vincere solo con la transizione, dunque partendo dalla difesa. Reyes e Ayon sotto canestro, il ministro della difesa Jeffery Taylor sull’esterno più pericoloso (anche contro Calathes? Possibile), Facundo Campazzo a dettare i tempi della ripartenza e Fabien Causeur e Jaycee Carroll a costruire opzioni di tiro.

Alla fine, ovviamente, sarà Nick Calathes contro Luka Doncic.

Alessandro Luigi Maggi

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