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Il Baskonia vola ai Playoff. Al Maccabi è tutto da rifare? Non necessariamente.

Il volo basco in Eurolega non si ferma ed arriva l’ennesima qualificazione ai Playoff per un club che, seppur poche volte vincente, sa confermarsi ad alto livello ormai da tantissimi anni.

Il management di Vitoria sbaglia poco e quando lo fa sa correggersi per tempo e con grande intelligenza. Pur costretto a cambiare molto spesso a causa delle offerte delle superpotenze alle proprie migliori scoperte, lo fa con grande attenzione e con una competenza tecnica che ha pochi pari.

Tel Aviv torna nell’incubo di un Playoff che non arriva dal 2015, quando venne seccamente sconfitto (3-0) dal Fenerbahce, all’alba della sua gloria. Pare incredibilmente lontano il magico 2014, con quel titolo che la coppia Blatt-Rice portò in dote nella sorpresa generale.

I 5 punti di Eurodevotion, per una sfida che ha detto tante cose importanti, anche relativamente al futuro.

  • Successo di squadra. E’ così che va definita la W basca. 10 uomini in campo, il solo Timma che fa virgola, poi nove giocatori che segnano tra i 6 ed i 14 punti (4 a quota 9, 1 a 10, 1 ad 11). Ha tenuto botta al Maccabi a rimbalzo, cosa non semplice, mostrando anche discreta qualità in attacco (22-10 la ratio assit/perse), confermandosi ottimo team difensivo. Distribuzione di responsabilità, di minuti e di ruoli perfetta: la mano di coach Martinez si vede. La leadership è saldamente nelle mani dell’asse Granger-Shengelia, ma il mattone giusto lo mettono tutti.   Dall’1-5 iniziale, questa squadra ha avuto un record di 15-8, giocandosela veramente con chiunque.
  • La gara è stata nervosa e difficile, come prevedibile, con diversi momenti in cui il risultato diceva di un equilibrio che, in realtà, non vi era, essendoci in campo una squadra decisamente più forte. Quando il Baskonia ha ulteriormente chiuso le maglie della difesa ed ha trovato ritmo definitivo in attacco, la contesa si è chiusa.
  • I numeri degli ultimi 40 giorni condannano Tel Aviv all’eliminazione. La squadra di Spahjia ad oggi ha una media di 81,34 punti segnati a partita. L’impostazione in stile NBA, ad alto ritmo e conseguente numero di possessi, ne è stata caratteristica positiva fino alla metà di febbraio. Di lì in poi, nella serie di sei sconfitte su sette gare, i punti sono scesi a 76, che se togliessimo i 94 del successo con il colabrodo Efes, sarebbero addirittura 71,8. Sostanzialmente la squadra ha perso molta della sua identità, ad esempio splendidamente mostrata nel successo a Milano in precedenza. Ha inciso negativamente il rendimento recente di Norris Cole, atteso a molto di più. 12,3 a serata sinora, ma solo 8,85 nelle ultime 7 gare: rendimento ben diverso dal giocatore  a tratti dominante ammirato nelle prime 22 gare. Sicuramente da gestire, come minutaggio ed impatto, ma di certo in possesso di talento devastante per il Vecchio Continente.
  • Vitoria attende l’Efes all’ultimo turno per provare l’assalto a quel sesto posto (ci vuole la collaborazione di Khimki e Zalgiris) che potrebbe voler dire niente CSKA o Fenerbahce. Ed allora nulla da escludere per una squadra che può far male a chiunque su entrambi i lati del campo.
  • Il Maccabi e Spahija devono riflettere, ma il club non deve commettere l’errore di gettare tutto alle ortiche. La semina non è male. Ovvio che oggi paia impressione in controtendenza coi risultati, ma questa squadra ha avuto un’anima ed una struttura tecnica per più di due terzi di stagione. Cambiare tutto, a partire dal coach, non è la soluzione migliore. Correggere, coprire alcune falle evidenti, è cosa certamente da fare, ma questo stile di gioco può avere un radioso futuro anche in virtù della formula di questo torneo. Ovvio che un altro insuccesso in patria potrebbe far precipitare le cose, in un mondo che di pazienza ne ha, colpevolmente, poca.

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