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Le ultime ore di Trinchieri a Bamberga. Quel pulsante reset, schiacciato in anticipo

Eurodevotion, nello stile di chi scrive. Perché per le celebrazioni c’è sempre tempo, e soprattutto tante se ne spenderanno, e tante ne sono state spese, per Andrea Trinchieri in Germania. L’uomo della «Freak City», il simbolo stesso del «progetto che funziona non solo a parole» del basket europeo, ha chiuso la sua avventura dopo 1344 giorni, che hanno garantito 3 titoli tedeschi, 2 Supercoppe di Germania, una coppa nazionale e un record 31-45 in EuroLeague.

Andrea Trinchieri aveva sostituito nell’estate 2014 Chris Fleming, americano di Forked River, New Jersey, alla seconda stagione su sei senza trofei. Da quelle parti, una celebrità, vista la Coppa nazionale conquistata nel 2008 con gli Artland Dragons e il triennio alla guida della Nazionale. Oggi è assistente ai Nets dopo una prima esperienza ai Nuggets.

Ma passiamo ai fatti, ovvero a quel che è accaduto in questi giorni nella Freak City. Fatti evidentemente sostanziali visto il licenziamento di un personaggio come Andrea Trinchieri, considerato dagli addetti ai lavori locali una vera «figura di culto», uomo immagine della BBL a livello internazionale.

Sotto la sua gestione, il Bamberg ha saputo costruire prospetti Nba, Daniel Theis e Darius Miller, ma anche elementi di primo piano del basket europeo, ovvero Brad Wanamaker (era a Pistoia, scippato a Venezia), Nicolò Melli, Janis Strelnieks e Fabien Causeur. Wanamaker a parte, tutti gli altri volti sono stati «addio» nell’estate 2017, lasciando un vuoto che certamente elementi come Daniel Hackett, Ricky Hickman e Dorell Wright non potevano colmare. Scelte di mercato, certamente figlie del budget, e poi del primo reale momento di frizione: il 25 giugno Daniele Baiesi lascia la direzione sportiva. Il contratto era in scadenza, la corte del Bayern Monaco serrata, ma la rottura tra mente (Trinchieri) e braccio (Baiesi) è totale, figlia di una scontro frontale tra le parti.

Certamente, il mercato non si ferma qui. Dalla Stella Rossa arriva un’ex promessa, Luka Mitrovic, dall’Ulm il classe 1989 Augustin Rubit, l’intuizione più felice. Poi ci sono gli infortuni, che inesorabili colpiscono Elias Harris, Bryce Taylor, Luka Mitrovic e Patrick Heckmann. Il risultato? Record 8-14 in EuroLeague senza particolari picchi positivi come in passato, il mancato accesso alle Final Four di Coppa di Germania e il decimo posto in BBL, a due punti dalla zona playoff.

Ma non ci sono solo i numeri. Ci sono le situazioni. Dopo l’addio di Baiesi, la prima vicenda «delicata» ricade su Quincy Miller. Esploso nella Stella Rossa, colpo del mercato estivo del Maccabi Tel Aviv nel 2016, l’ala Usa si ruppe il crociato il 19 luglio di quell’anno, rimettendosi le scarpe sei mesi dopo. Il corpo non rispose, Miller iniziò un nuovo periodo di recupero in Croazia, prima di diventare la grande scommessa tedesca dell’estate 2017. Miller passa un primo provino a luglio, firma nel giro di una settimana l’accordo, ma gioca una sola gara ufficiale e saluta a fine novembre.

E’ una mazzata per il club e per il progetto di squadra, visto che anche in patria il Bayern Monaco, dopo aver abortito l’era Pesic, cresce a passi decisi con Sasha Djordjevic. C’è insoddisfazione, che emerge anche nei rapporti. L’atteggiamento «diretto» di Trinchieri, una fortuna nel triennio, viene mal digerito da alcuni giocatori dello spogliatoio secondo la stampa tedesca. A fine dicembre il coach italiano diserta la sala stampa con l’Anadolu Efes per un’incomprensione con l’ufficio stampa. Pochi giorni dopo, a Tel Aviv, Trinchieri attacca la direzione arbitrale.

Sono nervosismi. «Questa squadra l’ha fatta lui, dovrà prendersi le sue responsabilità» il pensiero di qualcuno, che non tiene conto degli infortuni, che non tiene conto del credito. Ma nello sport si giudica il momento, anche nella «Freak City», perché d’altronde le isole felici sono solo retorica.

E arriviamo a queste ultime, decisive, ore. Andrea Trinchieri a metà gennaio si deve fermare per un intervento alla spalla. La squadra vira verso il basso, perde otto delle ultime nove gare, l’ultima sul campo dello Jena. Trinchieri non cerca giri di parole: «Prestazione imbarazzante. Avessi chiesto ad un giovane dello Jena a caso di giocare per noi, avrebbe certamente difeso meglio. E’ una stagione difficile, ma oggi non ci sono scusanti di nessun genere. Non eravamo pronti per questa gara. Nessuna energia e nessuna sicurezza».

Chi era presente, contro lo Jena, racconta di un Trinchieri arrabbiato, ma a tratti emarginato. Non più al centro del mondo Bamberg. Michael Stoschek, presidente della Brose Fahrzeugteile, e dunque del Bamberg, conferma di fatto il tutto: «Quest’anno abbiamo commesso degli errori, a fine stagione schiacceremo il pulsate reset».

Era già finita, poi dopo qualche confronto, l’addio con un comunicato di diciannove parole su Twitter. Perché sì, i 1344 giorni di Trinchieri, per il Bamberg, si potevano risolvere in 19 parole su Twitter.

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