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L’Eurolega ed i campionati nazionali: quanto e come incidono reciprocamente?

Il dibattito è aperto da tempo, nonché compagno di avventura di alcuni coach che perdono da una parte e dall’altra, utilizzando l’argomento a sostegno di prove incolori della propria squadra.

Innanzitutto è bene anteporre alcune considerazioni: chi partecipa alla Turkish Airline Euroleague ne fa obiettivo principale, per molti ovviamente non a livello di vittoria, ma fondamentale per prestigio, ritorno economico e possibilità di programmazione. Di contro i tornei nazionali, di cui qualcuno a livello assolutamente basso, sono necessari a determinate squadre per riconfermare la partecipazione alla stessa Eurolega, ad esempio Bamberg, che senza titolo tedesco non sarebbe presente. La stessa Eurocup garantisce il diritto a competere nel massimo torne continentale, ragion per cui vi è Malaga.

Criteri e licenze a parte, quanto incidono reciprocamente i due tornei sul rendimento delle squadre?

La premessa si basa sul livello dei tornei nazionali. La Liga ACB, la VTB russa ed il campionato turco sono i tre tornei più competitivi. In Spagna il numero di squadre di buono ed ottimo livello è notevole, a partire dalle 5 partecipanti all’Eurolega (poi Gran Canaria in EC nonché Tenerife e Murcia in CL). In VTB stanno emergendo sempre maggiormente diversi team di alto livello: a parte l’ovvio CSKA ed il Khimki, Kuban, Zenit e Unics sono ormai grandi protagoniste in Europa. In Turchia ai campionissimi del Fenerbahce si affiancano un Efes in difficoltà ma comunque da Playoff di Eurolega lo scorso anno, il Darussafaka protagonista con Blatt, nonché realtà come Tofas, Besiktas, Pinar e Banvit, tutte ancora in corsa in Eurocup o Champions League, tranne il solo Tofas. La Grecia è particolare: scarsa come livello generale, diventa tremenda nella finale, dove devi giocarti un derby feroce se vuoi vincere (poi vi è il solo Paok ancora in CL).                                                                                                                                               Lituania, Israele e Serbia paiano i tornei più deboli, con Italia e Germania appena sopra. Una sola squadra lituana ancora nelle coppe, il Neptunas in CL, nessuna israeliana, il solo Buducnost in EC. Tre tedesche (Oldenburg, Bayreuth e Ludwigsburg) in CL ed una in EC (Bayern). La sola Reggio rappresenta ancora l’Italia.

Presupposto corretto che giustifica in parte quanto sostenuto da alcuni coach è che i viaggi logorano, forse più dello stesso impegno agonistico, anche perché, differentemente dalla NBA, non sono spesso così confortevoli come avviene sui jet privati della lega americana.

E allora chi sta facendo meglio tra quelle di Eurolega, sconfessando questa teoria troppo “protezionista” del proprio lavoro quando non va?

CSKA è a 17/5 primo in El e 12/2, secondo dietro all’Unics in VTB. Il Fenerbahce sullo stesso livello: primo in patria (14/3) e secondo nell’Europa che conta, così come il Real, peraltro massacrato dagli infortuni: 17/2 e leadership in ACB, 13/9 e quinto posto in EL.

Appena sotto, forse,  l’OLY, splendido nel rincorrere i russi in EL (15/7) e 11/4 che vuol dire stare dietro al Pana in Grecia, dove però le avversarie di livello sono nulle. Bene lo stesso Pana, leader in patria con immacolato record di 15/0 ed in piena zona fattore campo Playoff in EL (14/8).

Benissimo anche Khimki, che lotta alla grande per la postseason in EL (13/9) mentre è un po’ più indietro in VTB, quinto con 7/6 ma dietro a squadre vere come Unics, Kuban, CSKA e Zenit.

Ottimo lo Zalgiris, straordinario in EL a 13/9 e leader indiscusso in Lituania: 20/2 agevolato da una lega nazionale molto soft.

Maccabi benino. 13/3 da primo posto in Israele e lotta Playoff 12/10 in EL. Anche qui il campionato molto facile può aiutare ed influenzare il giudizio.

Stella Rossa come sempre inappuntabile. Talento limitato, mezzi economici non certo pari alle altre di EL, ma buonissimo 9/13 accompagnato dal dominio in Serbia, dove fa quel che deve fare.

Discorso di diversa portata per le spagnole. Tutte e cinque ricoprono i primi posti di ACB, quindi è ovvio che meglio, globalmente non potrebbero fare in patria. E lo fanno in campionato di alto livello, cosicché i record di EL paiono buoni in relazione al proprio livello in almeno due casi. Dal roster di Malaga puoi aspettarti meglio del serissimo 9/13? Valencia con quello che ha subito a livello di infortuni sta facendo male ad 8/14? Certo che no. Malissimo in EL Barcellona, ma competitiva in Spagna, mentre Baskonia, terza in ACB, poteva attendersi qualcosa di più in EL, dove comunque sta lottando per l’ultima piazza Playoff. Dell’eccellente cammino Real si è già detto.

Le note dolenti? Milano,  Efes e Bamberg.

Olimpia quarta per classifica avulsa in una LBA che esprime una sola altra squadra nelle Coppe, preceduta da due eliminate di CL. Disponibilità e roster richiedono ben altro. Efes nel marasma più totale, tra addizioni a caso, cambi tecnici e scelte iniziali sbagliate. Quinto posto in Turchia, preceduto sì dal Fenerbahce, ma anche da Tofas, Besiktas e Banvit. Eurolega già da dimenticare a 6/16. Bamberg è oggi la peggiore. In un campionato che probabilmente vale quello italiano, o forse qualcosina di più visto il cammino globale delle tedesche, si trova ottava con 11 vinte ed 8 perse, preceduta da Bayern, Alba, Ludwigsburg, Bayreuth, Bonn, Ulm ed Oldenburg; meglio in Eurolega dove 8/14 è specchio reale del valore e comunque meritevole per il livello della competizione.

Chiarendo che si tratta di valutazioni fatte al 10 febbraio, considerando che siamo alla vigilia dell’assegnazione delle Coppe Nazionali, è sempre difficile fare paragoni, ranking e via dicendo, ma una cosa è certa: non è piangendosi addosso ed indicando congiunzioni astrali negative a giustificazione della propria insipienza che si costruiscono sistemi e vittorie. Non è tollerabile andare male in EL a causa degli impegni di campionato e poi essere stanchi nel campionato stesso per le gare di EL. Coi giusti distinguo basati appunto sul valore dei campionati stessi.

Il gioco più bello del mondo dà vita al lavoro più bello del mondo, che va fatto al meglio. Il pubblico, tutti noi appassionati, chiediamo risultati, certamente, ma soprattutto la trasmissione di emozioni senza scuse, come insegna il grande Sarunas Jasikevicius nel suo libro “Vincere non basta”. Gli allenatori (ed i giocatori) migliori fanno così ed infatti ricoprono le posizioni migliori.

 

 

 

 

 

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