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Oaka protesta ma non perdona: Baskonia battuto

La Olympic Indoor Hall è da sempre uno dei posti più affascinanti e caldi per la pallacanestro. Teatro di battaglie epiche, talvolta accompagnate da un pubblico che sa andare un po’ “oltre”, non ha certo bisogno di stimoli ulteriori per accrescere la passione di chi la riempie ogni volta che sul parquet ci sono i verdi di Dimitris Giannakopoulos, presidente del club dal 2012, succedendo al padre Pavlos ed allo zio Thanasis.                     La protesta del Panathinaikos, espressa attraverso il boicottaggio dell’inno di Eurolega con l’assenza dei giocatori di fianco alla terna arbitrale è grave e pesante: senza esprimersi sul merito, che sarà valutato da chi di competenza, è chiaro che la forma fa male poiché getta delle ombre assai antipatiche. Ce la faremo a stare senza Giannakopoulos per un anno nelle arene, tuttavia ci dispiacerebbe moltissimo stare senza il suo Pana, da sempre superpotenza in questa competizione.

La gara non fa che confermare la legge di OAKA: se non giochi 40 minuti pressoché perfetti, qui non vinci. Pascual ed i suoi non fanno eccezioni ed anche un Baskonia a tratti discreto cade.

  • Kenny Gabriel è più che fondamentale, coi suoi 15 punti e 4 rimbalzi, accompagnati da una serie di possessi difensivi che tolgono certezze al pericolo numero uno avversario, quel Toko Shengelia il cui inizio pareva aver indirizzato la gara in un certo modo. 21’43” di utilizzo vogliono anche dire un rientro completo nel sistema di Pascual, cosa che era parsa in dubbio per diverse gare a minutaggio abbondantemente in singola cifra.
  • Marcelinho Huertas si abbatte sulle speranze dei suoi come un tornado, nel secondo quarto. Un breve ma intenso  elenco di “zozzerie” cestistsiche veramente inusuali per chi campione lo è stato:  indecisioni e  scelte errate, che alla sua età dovrebbero essere l’ultimo errore pensabile. Ancor più gravi perché nel momento in cui la gara poteva prendere la strada dei Paesi baschi.
  • Luca Vildoza e Patricio Garino sono qualcosa di cui sentiremo parlare  a livello importante. Se il loro inserimento pareva essere destinato a godere dei benefici della presenza di Pablo Prigioni in panchina, il fallimento di quest’ultimo, che resta per certi versi inspiegabile, non ha per nulla diminuito le possibilità di crescita dei due argentini, già oggi pronti a dire la loro contro i migliori. C’è “garra” nella loro pallacanestro, c’è talento su cui lavorare, c’è intensità totale. Potrebbero essere i due classici colpi Baskonia, gente che i giocatori “li legge” ben prima degli altri. Un ’95 il primo, giunto direttamente dal paese nativo, mentre è del ’93 il secondo, forte di esperienza quadriennale alla George Washington University e di 49 gare con gli Austin Spurs in NBDL.
  • Nick Calathes sta giocando una stagione a livello dei top di questa competizione. Dubbi non ve ne sono più e soprattutto vengono fugati ancor maggiormente da una serata come quella di ieri. Non brillante in fase conclusiva, con un brutto 2/8 totale (0/1 dall’arco), distribuisce 11 assist e lo fa amministrando il pallone con grande saggezza e controllo (solo 2 perse), ma principalmente è protagonista delle giocate chiave in momenti in cui la leadership si deve esprimere al massimo. Emblematica la gestione dell’ultimo possesso prima dell’intervallo, quando con pazienza e competenza, attende l’ultimo secondo per dare un “cioccolatino no look” dal sapore clamoroso a James Gist.
  • La gara si decide sostanzialmente nel secondo quarto, completandosi ad inizio del terzo. Sul 21-28, dopo la tripla di un Janning in striscia, le già citate nefandezze di Huertas lanciano il parzialone Pana, un 25-12 che marca indelebilmente la sfida. Questo corrisponde ad una crescita del volume difensivo dei padroni di casa, che chiaramente non avrebbero gradito un punteggio ben oltre gli 80 come i primi 11 minuti facevano pensare. Il 13-4 dopo l’intervallo, che porta il punteggio sul 59-44, sostanzialmente la chiude, prima dell’ottimo tentativo di rientro del Baskonia, sulle ali dei suoi giovani, che si spegne con la tripla mancata dallo stesso Matt Janning sul  meno 4 a 35 secondi dalla sirena. Baskonia c’è, assolutamente, ma troppo spesso pare ad un passo dal traguardo senza riuscire a varcarne lo striscione. Questo non significa necessariamente sbagliare l’ultimo tiro, anzi, quanto piuttosto difendere bene per 20 secondi e poi concedere un canestro su una rotazione errata, piuttosto che perdere un pallone in contropiede con netta superiorità numerica. Tante piccole cose, quei dettagli che fanno la differenza tra vincere e perdere in questo torneo.
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