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Il Pana vince la battaglia di Oaka: un grande Zalgiris è battuto all’overtime

Ci si attendeva una grande partita e così è stato, come è giusto che sia quando due squadre sono allenate divinamente.

Successo importante quello del Panathinaikos, che supera i rivali in classifica e scongiura un vantaggio lituano che sarebbe valso ancor di più perché avrebbe potato in dote un 2-0 nel doppio confronto. Difficile considerare sconfitta quella dello Zalgiris, al termine di una battaglia di 45′ sul campo più duro d’Europa, ma questo straordinario gioco è così, di prigionieri non se ne fanno ed allora quelli di Kaunas se ne tornano a casa  a mani vuote.

Nella nostra consuetudine, abbiamo isolato 5 punti che riteniamo possano raccontare meglio la gara.

  • Pascual cambia su tutto e tutti, è una delle forze del suo Pana. Jasi lo sa e gli fa male proprio lì: Kavaliauskas punisce qualsiasi rotazione che gli dia una vantaggio di stazza, senza pietà. Quindi bene Saras e male Xavi? Mai nella vita, Perché sono le stesse rotazioni greche che mandano spesso in confusione l’attacco Zalgiris, ivi compresi quei raddoppi sul portatore di palla eseguiti da una combinazione piccolo-lungo in maniera perfetta. Togliere i piazzati sugli scarichi dalle mani di Milaknis, arma letale, è capolavoro del tecnico catalano.
  • Le prodezze dei singoli accompagnano uno spettacolo di squadra che per entrambe è notevole. Difficile separare la pulizia del già citato Kavaliauskas dal canestro decisivo di Calathes, la tripla di Rivers, che tiene in vita i suoi, dalle due di Pangos dal peso specifico assoluto, l’impatto, ancora una volta devastante, di Aaron White nel momento clou della gara dalle giocate di Gist e Singleton quando il pallone pesa il doppio. Squadre ottimamente allenate, si diceva, infarcite, il Pana più degli ospiti, di campioni. La classifica di entrambe non mente.
  • Il modo di allenare e la gestione di Jasikevicius è semplicemente grandiosa. Sarà, ma quell’urlare la sua rabbia ai propri giocatori dopo un errore, regolarmente fatto a 50cm dalla faccia dell’arbitro di turno davanti alla sua panca, non pare proprio casuale. Il messaggio è doppio e molto chiaro: si esige il 101% dai propri giocatori, lo stesso dai “grigi”. Che nel finale sbagliano e non poco, poiché il fallo su Pangos (quello sul palleggio, non il contatto seguente) è solare: brutto errore, finisce lì. Secondo il coach lituano «Gli arbitri hanno deciso la gara». Sì, per quell’errore gravissimo e per un altro paio di contatti assai sospetti, ma anche no per una ragione che si sostiene da sempre: gli arbitri sbagliano, ma anche chi è avanti 83-90 dopo l’inizio di un supplementare sbaglia qualcosa se non la vince. O no? Detto questo, tornando alla tecnica, che ci piace  molto di più, la domanda che sorge spontaneamente è una sola: molti dei giocatori di Kaunas, in un altro sistema, sarebbero altrettanto validi? Si pensi agli Ulanovas, ai Milaknis, allo stesso Kavaliauskas ed a Aaron White, magari col distinguo di Pangos, ormai nell’élite assoluta del ruolo. Rispondere no è quasi scontato. Siamo di fronte ad un fenomeno in panchina che potrebbe raggiungere le vette assolute che ci regalò da giocatore.
  • I  numeri dicono tante cose. Il Pana vince una gara agli 83 (94 con OT) quando di solito ne mette 77,7, subendone 83 (93 con OT) quando è solito concederne 75,55. Più in territorio abituale lo Zalgiris, abitualmente attestato sugli 80,15, lasciandone di media 80,1. Il parziale che riporta in gara i lituani è figlio di un’applicazione totale ma anche del fatto che i padroni di casa non sono squadra in grado di mantenere i ritmi realizzativi vissuti ieri fino al 43-23. Infine un dato chiave, a testimonianza della grande gara giocata da entrambe le squadre: i verdi di casa di solito concedono un rapporto assist/perse del 130%, mentre ieri lo Zalgiris ha detto 150%, ovvero 21 assist e 14 perse. Ottimi i lituani ad attaccare così una delle migliori difese del continente, altrettanto i greci a vincere una gara contro avversari qualitativamente così elevati.
  • Le parole dei coach, ad ulteriore dimostrazione dei valori notevoli. Per Saras, al netto di quanto già menzionato sugli arbitri, «Non ho preparato a sufficienza i miei per approcciare una gara del genere su un campo del genere, contro una grande squadra». Pascual parla di «giocatori che, una volta in panchina, non rientravano più con la stessa concentrazione. Dobbiamo imparare da questo errore».                                                                                                                           Assunzione di responsabilità, quel che fa la differenza tra un allenatore ed un  “protettore del suo seggiolino a bordo campo”.

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