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Regular Season 2018-2019

Spanoulis dirige l’orchestra Olympiacos, un brutto Maccabi crolla al Pireo

L’Olympiacos riscatta la debacle contro il Baskonia della scorsa settimana, con una prova di grande solidità al cospetto di un Maccabi a tratti troppo brutto per essere vero. I greci confermano la solidità del loro fattore campo – il record europeo parla di 8 vittorie e 1 sconfitta in casa – violato solo dai grandi rivali del Panathinaikos nella fase iniziale della stagione. Da quel momento, gli uomini di Sfairopoulos hanno ripreso la loro corsa di vertice davanti al proprio pubblico, ottenendo scalpi importanti nel corso dell’anno. Contro il Maccabi è bastato poco più di un tempo per avere ragione nella sfida: dopo il 53-40 dell’intervallo, Spanoulis e compagni hanno allungato ulteriormente nel terzo quarto, rendendo gli ultimi dieci minuti puro garbage time. Trenta sono stati i punti di divario alla sirena: il 94-64 finale riporta i greci momentaneamente in vetta alla classifica, con lo stesso numero di vittorie del CSKA che ha una partita in meno: i russi sono attesi dalla sfida contro l’Efes. In caso di vittoria la squadra di Itoudis tornerà in testa alla classifica da sola. Ecco la nostra analisi della sfida tra Olympiacos e Maccabi, nei consueti cinque punti:

  • L’Olympiacos è una grande squadra, il Maccabi non vale, ancora, quel livello: i greci giocano una pallacanestro eccellente per qualità offensiva e difensiva, in cui tutti i giocatori sanno esattamente cosa fare e vengono coinvolti. Grandi meriti sono da attribuire alla continuità tecnica data da Sfairopoulos, che ha forgiato nel corso degli anni un gruppo capace di confermarsi ai massimi livelli. I nuovi, McLean su tutti, sono un fattore determinante per la stagione, perché avere allungato la panchina con alternative di valore ha rinforzato ulteriormente le ambizioni di Spanoulis e compagni. Sull’altro fronte, il Maccabi non ha ancora la consapevolezza necessaria per potere competere ad alto livello al Pireo contro una squadra così solida. I giocatori di Spahija si arrendono troppo presto, lasciando via libera alle iniziative avversarie e non dando mai la sensazione di potere cambiare l’inerzia della gara dopo avere toccato la doppia cifra di svantaggio. I playoff restano un obiettivo, ma per raggiungerli gli israeliani dovranno migliorare la costanza delle loro prestazioni;
  • 64 punti concessi, la difesa dell’Olympiacos si conferma la migliore d’Europa: un ingranaggio perfetto, un sistema oliato nel corso del tempo e che continua a progredire. Non a caso Sfairopoulos è considerato il magfo della difesa, per organizzazione nella propria metà campo anche in relazione agli interpreti a disposizione. L’Olympiacos è una squadra che abbonda di talento offensivo, ma che per vincere le partite difende, limitando tutti gli attacchi e creando grandi difficoltà. Stasera il Maccabi è stato forzato a 14 palle perse, ma il dato che maggiormente impressiona è relativo ai punti da palle recuperate: 22-6 alla sirena per i greci, ma all’intervallo il dato era 14-2. Una differenza di 12 punti dopo venti minuti, utile a spiegare il margine di 13 punti con cui l’Olympiacos è andato all’intervallo;
  • 49-25, il dato dei punti delle panchine: se chi esce dalla panchina nell’Olympiacos produce più dei titolari, discorso diverso per quanto riguarda il Maccabi. La differenza così grande, con gli israeliani quasi doppiati in questa voce statistica, si ricollega al punto 1 della nostra analisi, nella differenza di livello che ancora esiste, ed è ampia, tra queste due squadre. Se Sfairopoulos può contare su molte frecce al proprio arco, compreso un McLean versione deluxe da 12 punti in 5′ sul parquet prima di uscire per infortunio, le non perfette condizioni di Cole, al rientro dall’infortunio, tolgono a Spahija tanti punti e imprevedibilità. La second unit del Maccabi viene letteralmente travolta da quella avversaria, senza riuscire a competere contro giocatori vogliosi di rivalsa dopo il ko tecnico subito contro il Baskonia;
  • Pierre Jackson vs Vassilis Spanoulis, lo spettacolo del playmaker moderno: vero, la partita è stata messa in ghiaccio ben presto dall’Olympiacos e i due protagonisti più attesi della sfida hanno vissuto dalle rispettive panchine le battute finali di una sfida a senso unico. Ma nel primo tempo il duello tra Spanoulis e Jackson è stata una delle chiavi della sfida: i due non si sono direttamente incrociati sulle due metà campo, perché Sfairopoulos ha preferito mandare Mantzaris sul folletto avversario e Spahija ha alternato il tandem Kane-Cole su Spanoulis, ma hanno dato la propria interpretazione del playmaker moderno. Jackson, una guardia nel corpo di un playmaker, ha attaccato molto a livello personale, mettendo a segno una serie di canestri di alto livello qualitativo. ‘Kill Bill’ ha sfruttato l’arma del pick’n’roll, da cui prende spesso vantaggi esagerati grazie alle sue qualità per coinvolgere, in primis, i lunghi. Sono stati 7 alla fine gli assist per il play greco, ma avrebbero potuto essere molti di più se i compagni non avessero sprecato alcuni cioccolatini partiti dalle sapienti mani di Spanoulis. Jackson contro Vassilis è stato spettacolo nello spettacolo della sfida;
  • Il Maccabi non può fare a meno del miglior Norris Cole: l’americano è rientrato in campo nella gara del Pireo dopo un’assenza forzata dovuta a un infortunio, ma non è ancora al 100%. I suoi minuti in campo, giocati a marce ridotte rispetto al consueto, hanno tolto un riferimento in campo ai compagni e un leader offensivo da affiancare a Jackson. La partita di stasera ha dimostrato come le due guardie devono essere pienamente in forma per permettere al Maccabi di competere al melio al massimo livello, contro le squadre di maggiore tasso atletico, fisico e di esperienza in Europa.
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Massimo Mattacheo

Dottore Magistrale in Comunicazione e Culture dei Media presso l'Università degli Studi di Torino, seguo da diversi anni la pallacanestro europea. Ho partecipato come inviato a due Final Four e credo che l'EuroLega sia la competizione più affascinante in assoluto.

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