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Miracolo natalizio a Valencia: battuto il Panathinaikos

Le sorprese nel periodo natalizio ci stanno. Invece del Miracolo sulla 34ª strada, vi parleremo di quello avvenuto al numero 16 dell’Avenida Hermanos Maristas di Valencia, luogo in cui sorge il palazzetto Fuente de San Luis (“Fonteta” per gli amici), dove un copione inaspettato e con lieto fine per i tifosi locali ha visto il Valencia Basket interrompere una striscia negativa di dieci sconfitte consecutive in Eurolega battendo il forte Panathinaikos per 67-63, nonostante le mille avversità. Ma la pallacanestro è anche e soprattutto questo: se le squadre sulla carta più forti battessero sempre le sfavorite, sia scrivere che leggere i vari riassunti, cronache, commenti o analisi delle partite sarebbe davvero noioso e ripetitivo.

Analizziamo quindi i cinque punti più importanti che hanno portato a questo risultato così improbabile alla vigilia.

  • Più infortunati che giocatori disponibili. L’inizio di stagione non è stato benevolo per il Valencia Basket, che continua ad accumulare infortunati. Alle già conosciute defezioni di Latavious Williams, Antoine Diot, Joan Sastre e Guillem Vives, si era aggiunta anche quella di Fernando San Emeterio, lasciando la squadra senza ali e con il solo Sam Van Rossom come playmaker sano. Da parte del Panathinaikos, mancava Nick Calathes, sempre per infortunio: un’assenza pesante. Inoltre, tra i padroni di casa Bojan Dubljevic giocava con tendinite e Alberto Abalde, in forse fino all’ultimo, aveva la febbre. Nonostante i pochi uomini a disposizione, Txus Vidorreta ha saputo muovere bene le pedine, e soprattutto i giocatori abili hanno risposto presente giocando anche fuori ruolo.
  • Il miglior attacco è la difesa. Sembra difficile da credere, ma il Valencia Basket aveva iniziato la sfida contro lo squadrone greco tirando decisamente peggio che nelle precedenti dieci occasioni, terminate poi in sconfitta. Il copione al quale i taronja ci avevano abituato era quello di una squadra che iniziava alla grande e poi si sgonfiava, facendosi rimontare quando le percentuali al tiro calavano durante lo svolgersi dell’incontro. Giovedì sera alla Fonteta non è stato così: gli uomini di Txus Vidorreta hanno iniziato tirando maluccio… ma con una grande intensità difensiva, che hanno saputo mantenere per tutto l’incontro, e contro una squadra normalmente solida in fase di contenimento come quella allenata da Xavi Pascual.
  • Erick Green, calato alla perfezione nel ruolo di “sesto uomo”. Cambio importante nel quintetto iniziale del Valencia Basket: nonostante i pochi effettivi a disposizione e nonostante sia indubbiamente il miglior giocatore della squadra, Erick Green era partito dalla panchina. Il risultato? MVP dell’incontro con 21 punti (4/7 in triple), 2 rimbalzi, 2 assist, 2 recuperi e 9 falli subiti in 32 minuti (26 di valitazione) per l’esterno californiano, che ha ricoperto alla grande la parte del classico “sesto uomo”, quello capace di cambiare una partita appena gettato in mischia risultando una fabbrica di punti. Finalmente si è rivista la miglior versione di Erick Green, apparso non sempre brillantissimo nelle ultime uscite. Partire dalla panchina per un giocatore con le sue caratteristiche non è un castigo, al contrario: sembra nato per farlo.
  • Panathinaikos combattivo ma spento. In una stagione con tante partite e considerando la mancanza di un giocatore chiave come Calathes, una “sconfitta ignorante” in trasferta ci può stare… Xavi Pascual non farà drammi per quest’inaspettata debacle. Conoscendo bene il campionato spagnolo, non pensiamo che il tecnico catalano abbia preso sottogamba l’impegno. Gli ateniesi erano partiti meglio, con un 0-7 facile, mentre tra il pubblico locale cominciava a serpeggiare il malcontento, ma poi la compagine allenata da Txus Vidorreta era riuscita a trovare la sua strada, nonostante le stoppate ed i rimbalzi di Chris Singleton (25 di valutazione) e i canestri di Matt Lojeski (19 punti). Dopo un parziale di 0-10 a favore degli ospiti a inizio del secondo quarto, i locali avevano risposto con la stessa moneta. Nella seconda parte le due squadre alternavano canestri: il Panathinaikos sembrava averne un pelino in più, ma il Valencia, dal canto suo, non aveva nulla da perdere e ha giocato fino alla fine senza paura.
  • Il ritorno della “Cultura del Esfuerzo”. Il Valencia Basket non ha uno sponsor. Sulle magliette arancioni della compagine spagnola campeggia lo slogan “Cultura del Esfuerzo” (= cultura dello sforzo), motto ideato al presidente Juan Roig, impresario locale e proprietario di una nota catena di supermercati. Al contrario di altri club che basano il proprio successo su un maggior budget, la “cultura del esfuerzo” è la base dei tanti trionfi conquistati recentemente. Durante le dieci sconfitte consecutive rimediate in Europa, questo messaggio non era sempre rappresentato da quanto visto in campo, con momenti di mancanza di intensità e arrendevolezza. Contro il Panathinaikos, invece, i taronja hanno lottato con le unghie e con i denti, personificando appieno il valore trasmesso dalle proprie canotte. È tornata la vittoria, ed il pubblico della Fonteta ha ritrovato la sua squadra: quella che lotta nonostante le avversità, che si fa grande contro i più grandi, e che ha regalato un bel miracolo natalizio a se stessa e ai suoi tifosi.
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Laura Cristaldi

Sono friulana e vivo in Spagna da diversi anni. Amo il basket e seguo tutte le competizioni che posso; tifo Valencia Basket e APU Udine e simpatizzo per tutte le squadre dove giocano italiani in giro per il mondo: i miei grandi “amori” sono Gallo e Gigione. Ascolto musica power, folk e symphonic metal, bevo birra e leggo thriller storici (tra le altre cose).

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