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Zalgiris da favola sul Bamberg: a Kaunas è spettacolo sotto la straordinaria guida di Jasikevicius e Trinchieri

«We played a very solid basketball game». L’hanno detto un po’ tutti, e vai a dargli torto. Un gran bella partita di pallacanestro quella andata in scena alla Zalgirio Arena, un posto fantastico, probabilmente il migliore d’Europa, dove la massima cultura del gioco oggi trova una squadra di casa che ne incarna i migliori principi.

Era la sfida tra le due squadre che stavano ottenendo di più rispetto ai pronostici iniziali e non ha tradito le attese: uno spot per l’Eurolega, con buona pace di chi sostiene che è difficile giocare bene con questo calendario, che le squadre oggi cambiano troppo ogni anno ed altre risibili scusanti varie. Si sono visti brani, per lunghi tratti, di gioco vero, completo e tecnicamente godibilissimo.

Ce ne vorrebbero 50, ma come da tradizione di Eurodevotion, sintetizziamo l’analisi in 5 punti.

  • Arturas Milaknis. A 31 anni ha raggiunto una maturità di gioco e di letture che oggi lo pone tra i migliori nella categoria dei tiratori. Perfetto nel farsi trovare al posto giusto nel momento giusto, chiama l’assist con una puntualità ed un’efficienza perfette. 43,3% su 60 triple in stagione, 15 su 27 nelle ultime 4 gare, 42,2% in carriera di Eurolega (su 500 tiri), solo due volte globalmente (39,3% nel 2008/09 al Kaunas Triobet e 38,9% nella scorsa stagione allo Zalgiris) sotto il 40% dall’arco, con 6 escursioni oltre il 44%. Se non è eccellere questo, non si sa cosa possa essere.
  • Lo Zalgiris di Jasikevicius si trova attualmente con un record di 8-5. Cosa? Impossibile da immaginare, per noi umani, mentre nella testa del genio di Kaunas, probabilmente questa era normale evoluzione di un miglioramento ed una crescita ben impostati dalla scorsa stagione. La durezza della sua gestione è tipica di tanti fenomeni baciati dal talento sul campo che, una volta sul pino, capiscono al volo che se i tuoi giocatori  non hanno i mezzi di cui la natura ti aveva dotato, ci vogliono “huevos grandes” ed applicazione totale. Nonché tecnica, che è quella che emerge spettacolarmente dall’organizzazione del suo Zalgiris.
  • I rimbalzi ed i lunghi. Non ingannino i risicati numeri sotto le plance. 28-24 per il lituani: così pochi? E certo, questi han fatto canestro sempre: 54,8% da due e 52,6% da tre i padroni di casa, 56,3% e 45,8% gli ospiti. La realtà è che a Trinchieri manca qualcosa sotto, poiché Radosevic e Rubit non sono bastati contro un eccellente Kavaliauskas.
  • Jasi e Trinka, Trinka e Jasi. La pallacanestro va allenata così. Gli MVP delle rispettive squadre sono inequivocabilmente loro. Personalità spiccate, talvolta perfino ingombranti, esigenti come devono essere i migliori, guidano le loro squadre esattamente come un leader deve fare, sapendo perfettamente giudicare ogni singola situazione, in campo come fuori. Le parole in sala stampa sono quelle che ogni squadra vorrebbe sentire dal suo coach ed ogni tifoso vorrebbe sentire dall’allenatore della sua squadra. Zalgiris e Bamberg giocano bene perché sono allenate con tecnica eccellente, letture  che lasciano spazio ai giocatori all’interno di un sistema definito. C’è completezza di movimenti totale, si vedono tagli, blocchi e spaziature volte a tenere le difese avversarie sempre in tensione: è la pallacanestro, nulla di altro. L’asticella è molto in alto, senza scuse e senza scorciatoie. Zalgiris e Bamberg sono due squadre da Playoff? Assolutamente no. Giocano come squadre da Playoff? Assolutamente sì, perché hanno due allenatori del massimo livello. Piccola chiusura sul trito e ritrito “pick and roll”: ancora una volta ( e se l’ha detto anche Gamba, magari il nostro concetto assume maggior credibilità…) è da sottolineare come non sia il male, se viene eseguito all’interno di tanti altri fondamentali movimenti del gioco e non coinvolge solo il portatore di palla e qualche bella statuina in angolo. Quello è il presepe, che sarà di moda in questi giorni, ma non gioca e vince partite in Eurolega.
  • Le difese, forse un po’ soft. Vero e sottolineato dai coach in sala stampa. Però attenzione perché si sono visti brani di assoluta eccellenza anche in quel contesto, forse più a livello di lettura tecnica delle panchine che di singola applicazione dei giocatori. Quando la partita a scacchi è giocata da due che sono il Karpov ed il Kasparov della panchina, potrebbe durare in eterno ed il campo può mostrare situazione che sono figlie di una strategia geniale. Ecco perché è difficile stabilire quanto grandi siano stati gli attacchi rispetto al troppo che avrebbero concesso le difese e viceversa.

Postilla per Daniel Hackett. Bello rivederlo ai livelli della cavalcata milanese del 2014: che pure qua vi sia lo zampino del Trinka?

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