Milano cade malamente ad Istanbul: zuccherino Efes, ma l’Eurolega di buon livello è lontana

La realtà delle due squadre dice 3-7 ed un record tale non giustificava alcun ottimismo tecnico prima della gara. Del fatto che si trattasse delle due peggiori difese della competizione si è parlato a lungo nei giorni scorsi: neanche troppo curiosamente la gara si è giocata a basso punteggio, poiché la tensione e l’importanza della posta in palio era tantissima ed ha ghiacciato testa e mani dei protagonisti per la maggior parte della contesa. Il risultato premia l’Efes anche oltre i propri meriti, perché nessuna delle due squadre avrebbe minimamente meritato di vincere, entrambe protagoniste di tantissimi, orribili momenti di pallacanestro che sembravano voler in ogni modo regalare la gara all’avversario. Ma in questo gioco non c’è il pareggio ed allora dice bene, con una faccia assai esplicativa, coach Perasovic: «Mi prendo la W, ma solo quella, perché abbiamo sbagliato tanto».

5 punti, per provare da entrare nelle pieghe della gara del Sinan Erdem e capire cosa attende queste due squadre.

  • Qualità della pallacanestro? Bassa, bassissima, infima. Se poi dopo questa gara hai il piacere di vedere Baskonia-Fenerbahce, la faccenda diventa quasi disarmante.  Una serie di errori, da entrambe le parti, da minibasket, francamente incomprensibili. Che Olimpia ed Efes non partissero coi favori del pronostico in Eurolega era chiaro da inizio stagione, ma che potessero offrire uno spettacolo di questo genere non era minimamente prevedibile. E’ proprio il modo di giocare a pallacanestro messo in campo che ha lasciato a desiderare praticamente per 36-38 minuti su 40, nella completezza dei 28 metri. Poiché il punteggio basso è frutto di questa scarsissima qualità, non certo di difese dominanti ed in grado di imporre. Perse sanguinose, falli inutili  commessi pigramente, mancati tagliafuori perfino su tiro libero (3 regali milanesi…), passaggi casuali, forzature in 1vs1 per chiudere possessi offensivi totalmente disorganizzati: il campionario è abbastanza esauriente così, anche se si potrebbe andare oltre.
  • Vladimir & Vladimir, ovvero Stimac e Micov. Bagliori di luce nel buio cestistico totale. Il centro, a tutto lo scorso anno non certo noto per prestazioni dominanti in Eurolega, sta giocando una stagione coi fiocchi, finalmente migliorato dopo anni di calma piatta tecnica. E dominante è stato in post basso, una specie di “unico” nel gioco moderno che fa sicuramente piacere vedere. 19+10 con soli tre errori al tiro e nessuna persa, con la ciliegina del canestro decisivo: un mazzo di fiori ed una bottiglia di champagne a tutta la difesa milanese è però d’obbligo. Il serbo di sponda milanese gioca invece in modo enciclopedico, come sa fare da sempre e come dovrebbe fare sempre se potesse gestire la sua presenza sul terreno in modo più limitato, dicendo 1985 la sua carta d’identità. Quando la qualità meneghina sale è perché lui è in cattedra: non è un caso si tratti dell’unico biancorosso con esperienza e valori importanti in Eurolega, nonché con la fortuna di avere giocato per allenatori che la pallacanestro la insegnano, non limitandosi a farla eseguire.
  • Vinco io? No, dai, vinci tu… Terribile. L’Efes tiene viva Milano sul 31-26 a 3’17” del secondo quarto, quando ha occasioni ripetute per un allungo decisivo e smette di attaccare, permettendo il 33-30 di metà gara. Milano ha la sfida in pugno sul 42-48 a due dalla fine del terzo, con i turchi che vedono i fantasmi dell’ennesima sconfitta casalinga. Cosa succede? 8-0 Efes… La tripla di M’Baye del 57-61 riconsegna le chiavi del successo nelle mani di Pianigiani e soci, ma ecco che esplode McCollum, con otto punti di fila. Gli ultimi tre sono omaggio sincero di Jordan Theodore, con un fallo (già quelli precedenti non  scherzavano) allucinante, semplicemente una cosa che a questo livello non puoi fare. La tripla del pareggio a quota 67 di Kalnietis è l’immagine della serata tecnica: confusione casualmente efficace. Quel che accade dopo è storia, con possessi inadeguati nel finale, sia in attacco che in difesa, per Milano e l’Efes che riesce solo a non fare peggio.
  • 3-7 quindi, in coabitazione con Valencia, in eventuale attesa di Malaga e con la Stella Rossa che dovrebbe vincere a Madrid per raggiungere il gruppo al 30% di W. Playoffs? Direi che per ora è meglio riporre nel cassetto ogni tipo di velleità, abbassare la testa e lavorare duramente, perché la quota 16 vittorie è lontana: la ragione per cui chi ha perso 7 gare su 10 dovrebbe vincere 13 delle prossime 20 è complicata da sostenere. Calendario di quasi egual portata per le due squadre e necessità di vivere ogni prossimo episodio singolarmente, per poi capire dove si è a fine anno e quali possono essere le reali prospettive. Che passano necessariamente da una crescita qualitativa notevole, sia come individui che come squadra. Lungo e duro lavoro attende i coach, sia dal punto di vista tecnico che mentale. La fiducia non può mancare a fine novembre, ma le aperture di credito non sono illimitate dopo un terzo di stagione.
  • Parole, parole, parole… Evidente la delusione e l’imbarazzo di Simone Pianigiani nelle dichiarazioni del dopo gara, che però stanno assumendo troppo spesso l’aspetto delle giustificazioni. Gli infortuni sono parte fondamentale di questa Eurolega e lo sono per tutti: manca Goudelock, verissimo, così come Derrick Brown, Spanoulis, Llull, Kuzmic, Randolph, Dubljeivic e tantissimi altri. E’ così per tutti e non può mai e poi mai essere un argomento a supporto di una sconfitta. Dieci allenatori hanno parlato ieri in sala stampa: a parte un accenno di Bartzokas al peso di Thomas Robinson, altro assente di lusso, non si è udito altro che considerazioni tecniche e complimenti agli avversari come argomento principale (basta leggere il sito di Eurolega per verifica), tranne che nel caso del coach senese. Parlare di emergenza continua, mancanza di energia ed episodi negativi (una volta l’arbitro, una volta un tiro che esce…) non porta lontano. Lo sa bene il coach milanese, che sta facendo un egregio lavoro sulla costruzione di una solidità mentale che non è di tutti i suoi, ma di cui non si può assolutamente dire lo stesso dal punto di vista tecnico. Perché la pallacanestro giocata ieri, come spesso in precedenza, è pessima nonché  la causa principale delle sette sconfitte. Per rispetto verso il gioco e verso il campo: le uniche cose che contano.
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