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LA PRIMA DI EUROLEGA TRA ESORDIENTI, EVOLUZIONE DEL GIOCO E TANTO COLORE BLAUGRANA

La prima settimana di Eurolega non tradisce le attese. Sin da subito grande spettacolo e moltissime indicazioni riguardo il gioco ed i suoi protagonisti, con una certezza su tutte: si tratta della miglior competizione possibile per il basket del vecchio continente.

La stagione 16/17, la prima con questo formato, era stata impietosa nel sottolineare diverse aspetti fondamentali per le squadre ed i giocatori, nonché per le organizzazioni societarie: viaggi, infortuni, allenamenti e gestione delle sconfitte sono diventati temi pregnanti per chi partecipa a questa competizione. E molti di questi team hanno pesantemente pagato nei Playoffs nazionali lo sforzo di una stagione devastante, di cui non si conosceva nulla. Real Madrid, Barcellona, Baskonia ed Olimpia Milano su tutte.

Il secondo anno è già diverso poiché tali esperienze, sia  in negativo che in positivo, hanno dato un quadro più chiaro di come operare sia in campo che fuori, e già diverse mosse di mercato estive hanno tenuto debitamente conto di queste situazioni vissute.

Provando ad analizzare quanto emerso da questo primo turno, ben tenendo presente che siamo alla giornata 1 di 30, vi sono elementi che danno già alcune indicazioni importanti, sia a livello di singole squadre che di tendenza generale.

Il tema degli esordienti è cruciale. Le squadre più titolate ed avvezze a questa competizione, ora in tempi di licenze decennali come precedentemente quando si dava più valore al titolo sportivo, sono andate nella direzione chiara del giocatore con esperienza già acquisita. Molti movimenti da un team all’altro, ma i più importanti riguardano atleti di peso tecnico già pronti. Da un Wanamaker ad un Melli, da un Rodriguez ad un Kuzmic, passando per i vari Clyburn, Guduric  ed Hunter, è chiaro come Fenerbahce, CSKA e Real abbiano puntato forte su chi sa come si fa da queste parti. Ovvio poi che molte squadre abbiano un caterva di esordienti, soprattutto quelle che si affacciano per la prima volta a questa competizione attraverso i risultati dello scorso anno. Importante è però sottolineare come vi sia una categoria di atleti che hanno ufficialmente esperienza di Eurolega, tuttavia maturata in contesti tecnicamente inferiori e soprattutto in edizioni dal formato diverso, ovvero tutto un altro mondo.        Vi sono tre casi, presi singolarmente, abbastanza significativi che testimoniano come l’impatto con la massima competizione continentale sia allo stesso tempo delicato e traumatico. Ed è ancor più chiaro perché si tratta di giocatori importanti, potenzialmente futuri campioni, che già in differenti campionati precedenti hanno dimostrato il loro valore.

Janis Timma (Baskonia) arriva da un europeo scintillante e da una stagione (anche le precedenti) allo Zenit in cui ha dimostrato di valere i massimi livelli continentali. Nella scorsa Eurocup mise insieme 16,2 punti con 4,7 rimbalzi e 2,9 assist: 64,9% da 2 punti su 57 tentativi ed il 44,3% dall’arco su 188. All’esordio contro l’Olympiacos è stato in campo poco più di 30 minuti ed il suo score ha detto 0/1 da due, 1/2 da tre, 2 rimbalzi, 3 assist e 4 recuperi, con 3 perse, ma soprattutto 5 falli (e qui torna il problema già visto ad EuroBasket) fatti e solo uno subito. Se ti trovi intorno gente come Printezis e Mantzaris, la faccenda richiede doppia, tripla, forse quadrupla attenzione.

Ray Mc Callum (Malaga) è reduce da campagne, principalmente in D-League, che ne hanno attestato il valore di attaccante di razza superiore, potenzialmente devastante nel contesto europeo. Al via di EL, quasi 27 minuti, 6 punti (3/9 da due e 0/3 da tre), 4 rimbalzi e 3 assist: se cerchiamo la motivazione, basta citofonare Sloukas o Wanamaker.

Jordan Theodore (Milano) ha dominato la Champions League dello scorso anno, per quanto torneo di rilevo assai inferiore, così come nel campionato turco è stato probabilmente il play più continuo ad alto livello, fornendo prove ottime proprio contro gli avversari protagonisti in Eurolega. Intorno ai 16 punti di media in CL e 18 in TBL, è stato il migliore negli assist in entrambe le competizioni (7,2 in TBL e 7,5 in CL). Nell’esordio moscovita si è scontrato con la dura realtà di avversari come i russi: 26’32” in campo, 7 punti con 3/10 globale (1/3 dall’arco), 1 rimbalzo, 6 assist e 3 falli fatti contro uno solo subito. Per chi tirava la stagione precedente almeno 10 volte da due e 4 da tre di media, è chiaro che la faccenda sia cambiata.

Meglio essere chiarissimi: non vi è nessuna bocciatura, non scherziamo, siamo alla prima e proprio questi tre giocatori hanno affrontato il peggio che si possa trovare in EL, tra Oly, CSKA e Fener. Inoltre,  tra le righe delle loro statistiche e della loro gara, si trovano elementi che ne attestano la forza: dagli assist di Theodore alle molteplici voci di Timma ed ai punti nel momento che contava di Mc Callum. E’ solo la semplice sottolineatura di come il mondo della Turkish Airlines Euroleague sia una pallacanestro del tutto a parte: per le ragioni che abbiamo sottolineato all’inizio e per un livello che nessun torneo europeo può nemmeno avvicinare. 

Belle molte cose, viste tecnicamente. Pare proprio che le squadre migliori non abusino del p&r e cerchino con sempre maggiore insistenza movimento di palla e uomini contemporaneamente. La sincronia di un taglio e dell’occupazione di uno spazio, che nella concezione messiniana deve arrivare nell’esatto istante in cui il compagno sta eseguendo quanto richiesto dal set offensivo, pare proprio essere tema di grande applicazione per le squadre migliori, mentre chi si limita a spaziature stanziali è destinato a soffrire a lungo, per quanto sistemi redditizi in determinate occasioni. Ma siccome la demonizzazione del p&r è cosa tanto stupida quanto l’abuso dello stesso, è di notevole impatto la variante di Sito Alonso, già vista a Vitoria per Larkin: il blocco portato molto lontano da canestro per il palleggiatore, in situazioni ancor più dinamiche di quelli abituali, è un vantaggio maggiore di per sé. In un basket in cui tutti teorizzano come ottenere vantaggi da un unico movimento, è semplice genialità. Quella che non fa difetto al coach dei catalani.

Barça stesso che ha fatto proprio una grande impressione: sistema difensivo di già notevole organizzazione, attacco completo e tanti singoli in grado di lasciare una bella traccia su questo torneo. Kevin Seraphin dimostra come quelle muscolature siano necessarie ed imprescindibili, Thomas Heurtel parrebbe, e diciamo parrebbe perché tane volte il talentuosissimo francese si è poi scontrato con realtà cui non si adattava, nel suo sistema ideale. Phil Pressey è una cosa che potrebbe diventare grande, mentre tutti gli altri, a partire dal recupero di Ribas, sono parti importantissime di una squadra che si candida ad essere molto più forte di quel che tutti pensavamo. Meno male che, almeno in Catalunya, non dovremo sorbirci le abituali lamentele sulla mancanza di allenamenti insieme etc… : questi parevano gente che giocava assieme dai tempi del campetto e sono quasi tutti nuovi.

Qua e là per l’Eurolega merita sottolineatura la prova di Thomas Robinson in 15 minuti di impiego: ha fatto a pezzi l’organizzazione valenciana dimostrando che una quinta scelta assoluta non è un caso, soprattutto se giocando per i Jayhawks di Kansas ti sei permesso una doppia doppia di media arricchita da un 30+21 che ha fatto la storia, dopo 50 anni, dell’Università. Vuoi vedere che l’ultima acquisizione del mercato può essere una delle più incisive?

Ultimo elemento che ci sentiamo di sottolineare è la solidità di Malaga, che gioca un basket duro ed essenziale ed ha dimostrato di saperlo fare contro la squadra più dura ed essenziale che esista. Merito di Plaza che ha saputo mettere a nudo una faccenda che occuperà i pensieri di Obradovic a brevissimo: 36 a 28 a rimbalzo per l’Unicaja, coi turchi he ne hanno presi solo 4 offensivi (5 totali tra Melli e Thompson). Ekpe Udoh, non solo per questi numeri, potrebbe rivelarsi più difficile da sostituire rispetto a Bogdanovic.

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