opinioni Squadre

EUROLEAGUE SEASON PREVIEW (pt 1)

Fenerbahce – Baskonia – Khimki – Crvena Zvedza

 

«Next year the Final Four will be in my city in Belgrade. After this season is over I will do everything I can so that we can go to the Final Four in my city….»

Se mai qualche dubbio vi fosse stato, diciamo che Zeljko Obradovic ha pensato bene di chiarire tutto pochi istanti dopo aver trionfato col suo Fenerbahce ad Istanbul. Esattamente come l’anno precedente, dopo la sconfitta di Berlino contro Itoudis ed il CSKA, alzò la palla a due della stagione seguente («Complimenti al mio fratellino Itoudis. Quest’esperienza ci servirà»).

Ed allora proviamo ad entrare nella seconda stagione di Eurolega a 16 squadre, assolutamente la miglior competizione continentale possibile, grazie a questo formato.

FENERBAHCE DOGUS ISTANBUL

Basta probabilmente il nome del coach, piuttosto che di un paio di giocatori: se esiste il concetto di favorito, lo squadrone turco lo incarna al meglio. La sfida è quella di sopportare e gestire le pesanti eredità di Bogdanovic e Udoh, due dei cinque migliori giocatori della scorsa edizione. Impossibile probabilmente per chiunque, non per la competenza e le possibilità finanziarie pressoché illimitate del Fenerbahce, già notevoli, ma cresciute ancora col l’arrivo del gruppo Dogus. Oggi solo Mosca è a questi livelli.

La ciliegina Wanamaker ha dato ulteriore completezza e forza ad un reparto di play e guardie favoloso. Sloukas, Dixon, Guler, Guduric e Mahmutoglu: mamma mia! Kalinic, Nunnally e  Datome sarebbero tendenzialmente dei 3, ma li vedremo certamente coprire lo spot di 4, soprattutto di fronte a difese matchup e zone,  partendo in punta e poi diventando arma letale in angolo. Veselj e Melli affiancheranno Jason Thompson (211cm) sotto canestro, in differenti possibili versioni dello scacchiere di Obradovic.

Roster da paura si è detto. Verissimo. Ed il capolavoro di Gherardini ed Obradovic è stato quello di non cercare per forza di sostituire quei due partenti inimitabili, ma di andare a rafforzare la squadra con altre caratteristiche, anche in ruoli dove già eccelleva. Serve un Wanamaker dove hai già Sloukas? Forse no, anche se uno come Brad serve a chiunque, tuttavia la coppia può garantire 40 minuti di leadership assoluta e la possibilità, ormai molto comune in EL, di giocare insieme. Perché è chiaro che la tendenza sia quella di avere due minacce fondamentali negli spot 1 e 2: facendo altrimenti non vai lontano. Ecco perché i favori del pronostico vanno qui, vanno ai Doncic-Llull (con tutti le incognite sulla data di rientro e di effettivo ritorno in piena forma) e vanno ai Rodriguez-De Colo.

Ritornando ad Istanbul, quali possono essere i punti deboli dell’armata di Obradovic? Proviamo, scavando a fondo, ad individuarne alcuni, che ci pare possano essere limitati alla zona vicino al canestro. In primis Jason Thompson. Carriera di tutto rispetto in NBA, ma reduce dalla Cina: a che punto sarà il suo ardore agonistico? Sarà mai in grado di dare la copertura totale che un fenomeno come Ekpe Udoh ha garantito per tutta la stagione? Altro tema è la mancanza di alternative di peso vicino al ferro. Contro centri veri basterà il solo JT? Melli e Veselj possono reggere l’impatto dei 5 di ruolo? Ahmet Duverioglu può essere un’alternativa per qualche minuto? Tutte domande lecite, ma francamente ci si deve sforzare molto per trovare quei punti deboli, il che fa dei turchi i primissimi possibili successori di se stessi.

BASKONIA VITORIA GASTEIZ

A Vitoria sanno cos’è il basket e posseggono una competenza tecnica ed una capacità societaria tale da permettere di restare ai massimi livelli con una continuità pazzesca. Conoscenza del gioco: è il punto numero uno, dovrebbe esserlo per tutti, ma sappiamo bene che non è così. Trovarsi con una squadra praticamente del tutto smantellata, dopo che ha fatto vedere i sorci verdi a Teodosic e soci nei Playoffs, non era situazione di facile gestione, tuttavia in terra basca non hanno perso nemmeno un secondo e sono riusciti a ricreare una struttura di altissimo livello, che si propone come una delle primissime alternative alle tre logiche favorite.

Playmaking affidato al ritorno di Marcelinho Huertas, già scintillante alla prima di ACB col Barça, ed alla concretezza di Jayson Granger. Le incursioni nel ruolo di Rodrigue Beaubois, non sempre ordinatissime, garantiscono tuttavia una costante pericolosità della combinazione 1-2. Il backcourt è completato da Jordan Mcrae, e Luca Vildoza. Il primo, figlio dell’indimenticato Conrad, è un realizzatore puro che potrebbe essere devastante in Europa: attualmente ai box per due mesi, è sostituito da Matt Janning, arrivato con un bimestrale da Krasnodar, forte delle 62 gare di EL in carriera nobilitate dal  39,6% da tre. Dietro, preme Luca Vildoza (1995), guardia argentina di stazza e tiro, non rapidissima, che grazie alla presenza di Prigioni in panchina, se si adattasse ai ritmi europei,  potrebbe crescere a dismisura.                                                                                       Le grandissime capacità cestistiche di Janis Timma sono la certezza nello spot di 3: completo come pochi, può essere anche molto di più di ciò che fu Adam Hanga nel sistema di Sito Alonso. Eurobasket ci ha consegnato una stella. L’altro argentino Patricio Garino (198cm, 1993) è esterno che, nelle parole di un profondo conoscitore del gioco e dei suoi interpreti, ricorda il primo Ale Gentile. I numeri con gli Austin Spurs parlano di un giocatore a 360°: non c’è posto migliore di Vitoria per diventare grande.                      Toko Shengelia è un’altra certezza, sebbene sulle sue attuali condizioni, dopo il problema alla caviglia di pochi giorni fa, non si sappia molto. “Day-to-day” o qualcosa di più? Chiaro che una sua lunga assenza cambierebbe tante cose. Dietro vi è Johannes Voigtmann, 5 atipico se ve n’è uno.  Ruolo di centro affidato a Vincent Poirier ed Ilimane Diop. Il francese, reduce da un 11+8 assai concreto a Levallois, si affaccia alla finestra del grande basket non certo timidamente ed è intrigante come pochi. Diop non è un fenomeno ma un giocatore che ha mostrato di poter reggere questi livelli. “Going small” con Voigtmann è più di un’opzione in determinati frangenti delle gare.

In panca siede quel Pablo Prigioni che, oltre ad essere il più anziano rookie della storia NBA, è qualcosa di più di una leggenda da queste parti. Succede a Sito Alonso ed a Velimir Perasovic, entrambi autori di due campagne europee straordinarie. Nel 2016 il coach croato, quello che ha l’umiltà di chiamare i colleghi più anziani per confrontarsi su alcune situazioni di gioco dove conserva qualche dubbio, arrivò alle F4, sconfitto solo in semifinale, sulle ali di Darius Adams e Mike James. Gli scorsi Playoff videro gli uomini di Alonso lottare fino all’ultimo pallone con il CSKA, nello 0-3 più falso della storia della competizione. Non sarà compito facile, come si diceva, tuttavia l’apertura di credito verso un maestro del gioco quale il coach di Rio Tercero è almeno dovuta. L’esperienza NBA come giocatore sarà importantissima per gestire i ritmi della competizione.

KHIMKI MOSCOW REGION

Georgios Bartzokas è un fior di allenatore e non sarà certo la stagione catalana a cambiare questo giudizio. Molte delle fortune del  Khimki passeranno attraverso le sue capacità di gestione, innanzitutto del fenomeno Alexey Shved, che l’ironia della sorte ha visto votato come “miglior difensore” nel recente successo in Gomelskiy Cup ai danni del CSKA. L’asse coach-leader sarà la base del tutto o del nulla per i russi, poiché il supporting cast è più che buono, ma necessita di una piena sintonia di quesi due. Se vi sarà, questa è squadra da Playoffs, anche perché la trasferta da quelle parti non è certo delle più agevoli e queste cose, in tornei come l’Eurolega, si possono pagare eccome.

Vlacheslav Zaytsev, Charles Jenkins e Stefan Markovic completano un backcourt di buon livello ed esperienza. Difesa, passaggio ed appunto sentieri del gioco che si conoscono a memoria, al servizio del re Shved, potenzialmente un MVP assoluto. James Anderson, Sergey Monia e Tyler Honeycutt sono ali di notevole rendimento, dal perimetro come vicino al ferro. L’ultimo è stato terzo miglior rimbalzata di EL e può tranquillamente giostrare da 4.  Grandissimo interesse verso Anthony Gill, in arrivo da Yesilgiresun Belediye (TUR): versatile ed in grado di fare tutto, tra 4 e 5, nelle parole del suo nuovo coach. Peraltro lo stesso Gill è autore di una preseason di tutto rispetto in cui ha confermato di essere minaccia anche dall’arco (oltre il 46% lo scorso anno). Andrey Zubkov garantisce solidità, così come Malcolm Thomas, veterano da Pepperdine prima e San Diego State poi. Il ruolo di centro pare essere quello dove la squadra possa soffrire maggiormente, a meno che Marko Todorovic, Dmitry Sokolov e Ruslan Pateev non decidano di far pagare agli avversari una stazza notevolissima (210, 214 e 213 cm rispettivamente).

Pur cercando di analizzare questo roster da ogni possibile punto di vista, si torna sempre al punto di partenza. Che si chiama Shved. Quale vedremo sul campo? Quello dominante di certi frangenti di Eurobasket o della scorsa Eurocup oppure quello talvolta svogliato ed addirittura dannoso alla propria squadra? Quella faccia, al cui confronto una sfinge trasmette emozioni, riuscirà ad assimilare la straordinaria emozione di una competizione come questa e tradurre nei fatti e nei risultati le possibilità di una squadra che può assolutamente fare benissimo? Il dubbio è legittimo, ma un’occhiata di riguardo a quello che metteranno insieme lui e Bartzokas è assolutamente necessaria. Se si difenderà, sarà gloria, cioè minimo i Playoffs.

CRVENA ZVEDZDA

Li abbiamo dati per morti sempre, nelle ultime due stagioni, e loro ci hanno ricordato che attraverso l’orgoglio smisurato serbo, si può arrivare ovunque. Un playoff raggiunto ed uno svanito all’ultima gara sono lì a dirci che con la Stella Rossa non si scherza. Per quell’orgoglio appunto, per la magia quasi selvaggia della Aleksandar Nikolic Arena, così come la teoricamente principale Kombank. Questa volta però, il miracolo ha contorni pressoché impossibili, soprattutto in relazione agli avversari. Si è perso di tutto e di più, da Jovic a Simonovic, da Jenkins a Mitrovic, da Kuzmic a Guduric. Ed ora? Al giovanissimo coach Dusan Alimpijevic, arrivato dall’FMP, il compito di confermare la gloria: a 31 anni è sfida clamorosa, anche se l’aiuto di Milenko Topic in panchina sarà fondamentale.

Dovrà rinascere Taylor Rochestie, che dovrà rinverdire i fasti del Nizhny, così come dovrà giocare una stagione importante Nikola Radicevic (ex Betis): nelle loro mani le chiavi della squadra. Il reparto guardie vede Branko Lazic, sorprendentemente trascurato dalle big, e James Feldeine, che questo livello pare proprio non valere. Dangubic e Dobric (occhio dall’arco) si alterneranno principalmente nello spot di 3. Ciò che è tutto da verificare è quanto potrà accadere tra ala forte e centro, poiché vi sono sei giocatori tra i quali diversi  hanno la possibilità di ricoprire entrambi i ruoli. Pero Antic, decisamente verso fine carriera, Stefan Jankovic (211cm, pf/c 1993), serbo cresciuto in Canada ed ex Missouri ed Hawaii, Nikola Jovanovic (211cm pf/c 1994), prodotto del vivaio di casa poi passato a Southern California, Mathias Lessort (206cm c, 1996), ottimo a Nanterre, Marko Keselj (208cm, f 1988), da Ostenda ma già campione con l’Oly nel 2012 ed infine Milko Bjelica, esperto centro di 207cm. La stazza non manca sicuramente, ma coprire il vuoto lasciato da Kuzmic non sarà per nulla semplice. A Belgrado, c’è da dire, credono molto soprattutto nei due ragazzi ex universitari e reduci da un anno in D-League, Jankovic e Jovanovic: sbagliano poco anche da quelle parti, ma questa Eurolega è una brutta bestia per gli esordienti.

Due USA, un francese, un macedone, un montenegrino ed otto serbi: a livello di identità nazionale siamo alle solite. I miracoli si fanno, spesso, così, anche se una Stella Rossa entro le prime 12 è oggi un’utopia.

(continua)

 

 

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