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#EUROBASKET2017 – OTTAVI DI FINALE Lettonia da urlo, Serbia e Spagna in controllo: Russia nel nome di Shved

Si completa il quadro dei quarti di finale, dove tutte le sfide, forse con la sola eccezione di Spagna-Germania, si annunciano estremamente interessanti ed equilibrate.

Si partirà martedì 12 settembre alle 1745, con Scariolo, venuto a capo della strenua resistenza turca, che sfiderà i tedeschi, reduci dal grandissimo successo sulla Francia. Nella stessa giornata, alle 2030,  la sfida con il maggior concentrato di talento e futuribilità di questo gioco: la Slovenia di Dragic e Doncic contro la Lituania di Porzingis, dei Bertans, di Strelnieks e di Timma. Entrambe vincitrici in pantofole negli ottavi contro Ucraina  e Montenegro.

Mercoledì 13 settembre alle 1645 la Russia di Aleksei Shved, MVP sinora per impatto sul torneo e sulla sua squadra, troverà la Grecia di Sloukas, che ha giustiziato la Lituania. Il successo, dominante, dei russi contro la Croazia annuncia una partita dai contenuti favolosi, a partire dal duello tra i due playmaker. Quarti che avranno termine alle 2030, sempre mercoledì, con gli azzurri che ci proveranno contro una Serbia (86-78 all’Ungheria) che è sicuramente più forte ma non impossibile come avrebbe potuto essere al completo (ma anche l’Italia avrebbe qualcosa da dire sulle assenze…).

La giornata di ieri si è aperta con il tranquillo successo lettone sul Montenegro. troppa la differenza tra le squadre in campo e basta l’investitura arrivata da Boscia Tanjevic per spiegare cosa sia questa Lettonia, un concentrato di talento, fisicità e buona pallacanestro di squadra. Se ci fosse un passo avanti in quest’ultima direzione, non vi sarebbero limiti alcuni per questi ragazzi. Il Montenegro ha fatto quel che poteva: accesso agli ottavi. Di più era impensabile. Notevole Bojan Dubljevic, la cui stagione di Eurolega dirà tantissimo. Certo che quando vedi Janis Timma, pensi che quelli del Baskonia siano tre passi avanti agli altri nello scouting. Già lo dicemmo: avendolo scoutizzato a lungo, perché Milano non ha affondato il colpo coin questo atleta totale?

Di Serbia-Ungheria era scontato l’esito, e così è stato, mentre pochi avrebbero immaginato che i magiari potessero tenere botta così a lungo, vincendo addirittura due quarti. Ancor di più con un Hanga da 1 punto in 23 minuti. David Vojvoda merita una chance a livello più alto del campionato ungherese, così come Zoltan Perl potrebbe stare stretto nelle divise del Falco Szombathely. Ed a proposito di quello “scouting” per il quale lamentiamo lo scarsissimo lavoro delle società italiane, il fatto che Perl sia passato da Capo d’Orlando attesta una volta di più come Peppe Sindoni sia il numero uno in Italia da questo punto di vista. Bravo, bravissimo, coach Stojan Ivkovic, soprattutto per il ritmo dei possessi della sua squadra.

E scontatissimo era pure l’esito della gara tra Spagna e Turchia, nonostante il pubblico di casa avesse preparato un’accoglienza calorosa (assolutamente corretta, sia chiaro) per i campioni delle “furie rosse”. Gli uomini di Sarica ci hanno provato, sporcando la partita in qualsiasi modo e provando a spezzare il ritmo degli spagnoli il più possibile. Ma la differenza era assolutamente troppa ed il legittimo tentativo di tenere la gara a basso punteggio (a 90 la Spagna non la batte nessuno) si è scontrato con un 3 su 20 dall’arco decisamente insufficiente. Dopo Theis il giorno prima è toccato ieri a Furkan Korkmaz chiarirci perché in NBA si sono innamorati di lui. Partita totale, macchiata solo da quell’1/5 da tre che è stato il freno totale alle ambizioni turche. Come giustamente ha fatto notare coach Scariolo nel dopo partita, la ratio assist/perse (22/9) è stata la chiave del successo iberico: in una sfida così dura, mantenere il controllo dei possessi con lucidità è molto più che fondamentale. Certo che se passi dal Chacho a Rubio, la faccenda si facilita non poco, ed allora puoi permetterti anche una giornata no dei fratelli Hernangomez, ed una tutto sommato tranquilla dei Gasol.

Che il piatto forte fosse la sfida della sera tra Russia e Croazia lo pensavano un po’ tutti. Ci si attendeva maggior equilibrio, in verità, ma non si pensava di dover fare i conti con questo Aleksei Shved. «Gli abbiamo chiesto di essere meno individualista». Le parole di Vorontsevich sembrano spiegare tutto, sebbene nella carriera del fenomeno di Belgorod credo fosse richiesta già avanzata da altri coach e compagni. La realtà dice di un giocatore dominante, in progressiva crescita nel torneo, leader totale della sua squadra, uno possessore di una pallacanestro che metterebbe in ritmo perfino una carrozza a cavalli in autostrada. 27 punti, 12 assist ed una sola persa: a queste condizioni, con la Russia, non si tratta. Se poi anche i vari Fridzon, Vorontsevich, Zubkov e Kulagin giocano così, coadiuvati dal ministro della difesa Nikita Kurbanov, allora per gli altri è notte fonda. La Croazia è deludente sin dall’inizio dell’europeo, con al sola eccezione di una buona prova con la Spagna, ma quelle sono le gare facili da interpretare. Sempre nelle sole, splendide mani di Bojan Bogdanovic, non ha prodotto nulla in termini di pallacanestro vera. Dragan Bender deve ripassare, se ambisce ad un ruolo di stella che oggi non è, mentre coach Petrovic non ha saputo, tra le tante falle, dare una gerarchia alle sue rotazioni. Resta chiaro che la democrazia, in campo, non funziona per nulla. Chi è, ad esempio, il centro titolare croato e perché non c’è un gioco per andare da lui, secondo le caratteristiche del singolo? Ed alla fine, senza due guardie pericolose, lontano non vai. Questo dice l’europeo, questo dice la storia recente del gioco.

Cinque cose che hanno lasciato il segno ieri? Eccole, con una postilla.

  • Non si può non partire proprio da Shved, per cui questo #eurobasket2017 potrebbe essere lo spartiacque tra una carriera da grande giocatore a quella di uomo/squadra imprescindibile. Bravo Bazarevich in queste gare, ora toccherà a Bartzokas: di certo, le gare del Khimki in Eurolega non me le perderei per nulla al mondo.
  • La sfida tra Slovenia e Lettonia: dai tempi dei “platoon system” più esagerati di Kentucky non si vedeva tanta “roba buona” del genere in campo contemporaneamente. Senza pronostico, possiamo chiedere alla FIBA di farla giocare su sette gare?
  • La Spagna e le due torri sempre in campo. Nel mondo del gioco di oggi, dove tante lacune tecniche di coach e giocatori vengono mascherate da quattro piccoli, è una libidine per i puristi. Eh sì, si può giocare bene anche con due lunghi ! Certo, aiuta che si chiamino Marc e Pau…
  • Il limitato ricorso al tiro dall’arco della Serbia. Sasha si dimostra eclettico come pochi. Non dimentichiamo che è quello, con Messina, colpito maggiormente al cuore dalle assenze, per qualità e peso all’interno del proprio gioco. Le nozze coi fichi secchi sono sempre cosa più immaginifica che reale, questa Serbia non è imbattibile, ma sinora è 5-1 e non era scontato che lo fosse.
  • “Spain” o “Bamberg” che sia, ormai lo conosciamo tutti. Ce lo hanno spiegato benissimo, è ottima soluzione, senza dubbio. Ecco, un dubbio ci sarebbe. Il fatto che lo usino “cani e porci” non racconta di una certa mancanza di fantasia tra i coach? Come ci disse Coach (qui la C è maiuscolissima) Gamba, il videoregistratore ha rovinato il gioco, tutti copiano tutti: ecco, pensa ai danni di “youtube”… Pentassuglia, Cardaioli, Guerrieri, Primo (ne avrei altre decine): voi siete quello che ci manca.

Eccola la postilla, più realistica che polemica. Garbajosa, Turkoglu, Kirilenko, Petrucci? Trova l’intruso. Ah sì, forse dev’essere quello che supporta un sistema per cui ad arbitrare questi Europei, per l’Italia, ci sono Lanzarini e Mazzoni e non Lamonica e Paternicò?

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