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#EUROBASKET2017 – DAY 7

E’ giornata di verdetti definitivi e la prima metà di accoppiamenti degli ottavi sono completati.

Germania vs Francia, Slovenia vs Ucraina, Lituania vs Grecia e Finlandia vs Italia sono le sfide che si giocheranno sabato 9 settembre.
L’Italia, che si guadagnerà più tardi  il terzo posto battendo la Georgia, è particolarmente interessata a quel che accade ad Helsinki, dove la Slovenia sfida la Francia per la leadership nel girone A.
Non c’è partita e gli uomini di Kokoskov si abbattono sui transalpini come un ciclone. Luka Doncic e Goran Dragic dominano la gara: lo score, al 28’, è 75-46. Siamo a livello di asfaltata, che in realtà, per quel che combina la Francia, è vera e propria umiliazione.
La Slovenia gioca col piacere di fare le cose insieme e la leadership di Dragic, condivisa col suo giovane compagno fenomeno, è totale. Si tratta di due individualità che coinvolgono alla perfezione tutti i compagni, sul perimetro come internamente. Ad oggi, dopo la Spagna, questa sembra essere la più seria candidata ad arrivare fino in fondo: riuscirà a sfatare il tabù delle eliminazioni inopinate che ne hanno caratterizzato la storia più recente, pur in presenza di talento diffuso? La risposta propende per il sì e la ragione è proprio la positività dei due migliori giocatori, mai eccessivamente individualisti ma perfettamente in grado di prendersi tutte le responsabilità dovute.
E crediamo che un ruolo fondamentale possa essere quello di coach Igor Kokoskov, serbo naturalizzato statunitense, che ha una lunga esperienza americana, dal ’99 coi Tigers di Missouri e poi in NBA con Clippers, Pistons, Suns, Cavs, Magic ed ora Jazz, sempre come assistente allenatore. Lo status di star, assai diffuso nella lega più famosa del mondo, è cosa da saper trattare ; averci avuto a che fare a lungo, e con fenomeni veri, crediamo possa essere fondamentale per gestire i due fenomeni  della nazionale slovena, integrandoli al meglio col il resto dei giocatori a disposizione.
“Supporting cast” all’interno del quale brilla Gasper Vidmar (Banvit), giocatore fatto e finito da Eurolega di alto livello, così come i vari Klemen Prepelic (Levallois), Aleksej Nikolic (Bamberg), Jaka Blazic (Andorra), senza certo dimenticare lo “slovenissimo” Anthony Randolph, giù sugli scudi a Kuban ed ottimo protagonista anche col Real.
Si tratta di cocktail perfetto, in cui il sedano completa alla perfezione il succo di pomodoro: il miglior “Bloody Mary” sloveno è servito.

La Francia è molle, stucchevolmente presuntuosa e, finora, profondamente tradita da Nando De Colo, mai determinante nonostante statistiche tutto sommato accettabili.
Ecco, è proprio il cocktail che qui non risulta mai gradevole, poiché gli ingredienti sono singolarmente ottimi, ma insieme non si miscelano. Le responsabilità del barman ci sono eccome, in quanto non pare venire a capo della situazione.
Pensare che Boris Diaw sia un problema è francamente eccessivo, sebbene sia chiaro che si creino delle difficoltà con la sua ingombrante (non solo fisicamente) presenza. La mancanza di Tony Parker potrebbe essere determinante, visto che potenziali sostituti come Evan Fournier ci regalano spettacoli poco edificanti come quello con gli arbitri. Il talento non basta, bisogna avere dentro qualcosa di grande. Certo che giocare così male con De Colo, Fournier, Heurtel, Diaw, Lauvergne e compagnia è impresa assai difficile.

Alla Francia, tutto sommato non va malissimo, visto che troverà, da terza, la Germania, squadra solida ma non certo irresistibile. Certo, è il quarto di tabellone dove c’è la Spagna, quindi il momento della verità arriverà prestissimo per i “galletti”. E non ci vorrà nulla di meno di un miracolo.

Quindi la Slovenia prima e sinora dominante troverà nei quarti un turno decisamente soft contro l’Ucraina, per poi entrare nel vivo della contesa sfidando probabilmente una tra Russia e Lettonia. Ucraina che distrugge Israele nella classica partita che lascia più dell’amaro in bocca. Una squadra stra-motivata può sempre fare a pezzi chi non ha più nulla da chiedere al torneo, tuttavia se fossimo i georgiani, qualcosina da dire agli uomini di Edelstein l’avremmo. Non si tratta di paventare “biscotti”, ma di semplice etica. Il 52-23 dei due quarti centrali non ha logica cestistica. Stavolta è Kravtsov a fare la voce grossa (17+7) in una gara da 45-29 a rimbalzo per i suoi.

Come da nostra abitudine, del successo azzurro sulla Georgia abbiamo fornito analisi ed opinioni separate. Resta il fatto che la squadra di Shengelia si sia spenta con un paio di sconfitte del tutto inopinate, quando pareva avere tutto per passare il turno ed essere ostico avversario per chiunque.

Il netto successo (89-72) della Lituania sulla Germania (Schroder 26),  con un Valanciunas in continua crescita (27+15) ed un Kalnietis nell’abituale versione nazionale (10+9) garantisce ai baltici il primo posto ed un ottavo contro la Grecia, che nell’ultimo quarto si sbarazza della Polonia, mettendo una temporanea fine alle terribili polemiche che circondano la squadra. E’ Kostas Sloukas a dominare quando conta: nulla di strano, è un campione. Se poi Nick Calathes si desta dal torpore e fa, incredibilmente, 4 su 7 da tre, per i volonterosi polacchi si fa notte. Buono però l’Europeo di questi ultimi. Decisive l’assenza di  A.J. Slaughter ed il 37-24 greco a rimbalzo, in una gara che a 7′ dal termine vedeva ancora un solo possesso di differenza tra le squadre. Una tripla di Calathes, seguita da un’altra di Sloukas, chiudono la contesa.

L’ultima casalinga di Markkanen e soci, del tutto inutile per la classifica (Finlandia comunque seconda in virtù dello scontro diretto favorevole con la Francia) regala attimi di emozione, quando il sogno islandese del primo successo europeo pare possibile. La realtà, alla fine, dice altro. Questa volta è Salin sugli scudi per i finlandesi, mentre il fenomeno neo-Bulls, passa una piacevole giornata in ufficio, senza grosse preoccupazioni, mettendone 23 in 23 minuti. Mamma mia, che giocatore. Intrigante il duello di sabato con Nick Melli, che dovrà mettergli tante mani addosso, se vorrà uscirne vivo. Il pubblico islandese chiude il girone e l’avventura della propria squadra con ripetute versioni del “Geyser Sound”: brividi ed ammirazione. Senza retorica alcuna, come sempre.

 

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