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#EUROBASKET2017 – DAY 6

E’ giornata di totale follia quella del sesto giorno di #eurobasket2017.  Anche qui la FIBA si distingue, come sempre. Cosa interessa? Solo gli affari propri, quindi ancora 12 partite, come lo scorso sabato, giusto per togliere parte dello spettacolo al pubblico e rendere impossibile il lavoro, o la passione nel nostro caso, di chi vorrebbe raccontare le emozioni del torneo.

Ed allora follìa sia, cercando di vivere queste emozioni provando a metterle perfino in ordine., in una sorta di “live” obbligato e commentato.

E’ mezzogiorno passato da poco quando la solita, indomabile Islanda parte bene contro la Slovenia, in una gara dal pronostico chiuso. Luka Doncic sembra mettere le cose a posto con la tripla che manda avanti i suoi, strappo deciso nel secondo quarto e la partita è finita sul 60-43 al riposo. Kokoskov si giocherà il primo posto domani con la Francia. Dando per scontato il successo finlandese con l’Islanda, sarà classifica avulsa, con buone possibilità transalpine in caso di successo oltre i tre punti, mentre Markkanen e soci il girone non lo possono vincere. L’avversaria azzurra uscirà da questo lotto.

Il primo quarto di Russia-Lettonia, sfida tanto attesa, delude completamente. 15-12 sovietico con percentuali pessime e ritmo che tarda ad arrivare. Porzingis molto morbido, Shved in controllo sull’asse con Mozgov. Si fischia di tutto e di più: dura ingranare, ma anche i giocatori ci mettono del loro. Si capisce bene che ci si stia giocando moltissimo in prospettiva ottavi. 7 falli fischiati (lettoni in bonus) in 1’58” del secondo quarto: troppo, veramente, sintomo di scarsa conoscenza del gioco da parte dei grigi (perdonate il giordanismo). Ahimè è storia che si ripete in questo europeo. Cross di Porzingis e ferro appena scheggiato da Shved: che succede? Succede che ci sono un italiano (Manuel Mazzoni, solo per la cronaca), un macedone ed un polacco e pare proprio di essere in una barzelletta: hanno deciso di essere protagonisti e nessuno ha armi per controbattere. Due chiamate su Porzingis, a rimbalzo offensivo ed in difesa, peraltro ottima solo in questo caso, su Mozgov, sbattono fuori dalla gara il fenomeno lettone, con l’aiuto di Bagatskis, che dorme. Chi ci smena siamo noi, è tutto assurdo: 29 falli fischiati nel primo tempo.                                                                                                Fortuna che Timofey Mozgov sta dall’altra parte dell’arcobaleno di Aleksei Shved: 15+4 e domini assoluto. E’ 44-34 Russia al riposo.                                                                                Russi che vanno in bonus dopo poco meno della metà del terzo quarto, con una sola penalità lettone : il rischio corso da Bagatskis paga, infatti Porzingis è in campo, ma la farsa arbitrale continua. 4 falli lettoni e 7 russi: la compensazione riduce ancor più il livello della prestazione. Mozgov si è fermato a 15 : Timma e Strelnieks portano la sfida sul 52-52. L’ultimo quarto dice solo Lettonia, ancora con Timma al comando (che bel giocatore, perché Milano dopo averlo seguito lo scorso anno non è andata in fondo?). Il singolo punto di Mozgov nel secondo tempo condanna la Russia ad un potenziale terzo posto, se i lettoni batteranno la Turchia domani. La Serbia di Djordjevic se la ride: nonostante tutto, a meno di ribaltoni improbabili, sarà prima, per due soli punticini di classifica avulsa. Ecco perché i lettoni hanno sbagliato l’ultimo libero provando a metterne due. Per Bagatskis le ipotesi di classifica vanno da un improbabile primo posto (se la Serbia dovesse perdere col Belgio) ad un complicato quarto posto (sconfitta con la Turchia e probabili vittorie di Russia e Serbia).

Il Montenegro di Tanjevic parte forte contro la Repubblica Ceca. Nikola Vucevic domina incontrastato: 7+5. La fuga balcanica si arresta sul finire dl primo quarto per qualche disattenzione. E’ 24-17. Vladimir Mihailovic a gioco fermo si dimostra ben lontano dal pressochè omonimo Sinisa, che ben conosciamo. Il trio libero che arriva a 50cm dal ferro è, per ora, la nefandezza del torneo. Secondo tempo a senso unico e qualificazione in ghiaccio per Boscia, che dovrà solo battere la Romania, operazione non complicatissima, per essere terzo e trovare, in ogni caso, un rivale tosto come Lettonia o Russia. Bene anche Nikola Ivanovic tra i balcanici, oltre ai soli noti.

La Lituania è subito in controllo sull’Ucraina, 44-30 all’intervallo con Valanciunas da 14+8 e Pustovyi a rispondere con 14+6. Certo, ha già 25 anni il 216cm ucraino, ma io un’occhiata all’Obradoiro quest’anno la darei. E credo la darà anche qualcuno di più importante, magari da oltre oceano.  Mantas Kalnietis smazza 7 assist in 12 minuti. Il secondo tempo è pura formalità, ma le sensazioni positive su Pustovyi, se possibile, crescono: non tanto i 29+14 in 26 minuti, quanto quei piedi che si muovono in modo splendido. 94-62 senza problemi per la nazionale di Adomaitis, ora padrona del suo destino: battendo la Germania domani sarà primo posto certo, mentre l’Ucraina vive una situazione complicata ma non impossibile. Deve battere Israele e sperare che l’Italia vinca con la Georgia

Francia inguardabile quella che scende in campo con la Polonia, di cui abbiamo già apprezzato coaching e preparazione mentale. Buon per i transalpini che gli avversari sparino a salve dal perimetro (0/10 da tre) nel primo tempo, altrimenti lo scarto avrebbe potuto già avere dimensioni incolmabili. 9 perse e 7 assist sono lo specchio del rendimento della squadra di Collet, che, con tutta la buona volontà, non riesce a convincere. Ed è gravissimo, visto il talento a disposizione. Quello stesso talento che permette il rientro nel terzo quarto, vinto 25 a 18., e la fuga definitiva che regala la vittoria 78-75. L’importanza di Boris Diaw, nonostante una condizione fisica al limite della decenza, cresce di gara in gara e non stupirebbe se la rinascita francese passasse attraverso le sue mani. Apertura del campo, soluzioni individuali solo ed unicamente quando le migliori possibili ed una capacità di mettere in ritmo tutta la squadra con pochissimi precedenti. Heurtel lo accompagna con tutta la sua classe nella ed il successo conferma la sfida alla Slovenia di domani per il primo posto, con la Finlandia alla finestra, nello scenario già descritto.

La Serbia va subito in controllo della gara con la cenerentola Gran Bretagna, distribuendo punti con grande equilibrio. Non potrebbe essere altrimenti contro una difesa britannica che fa acqua da tutte le parti, al contrario dell’attacco, comunque sempre gradevole da vedere. Il 47-38 di fine primo tempo è anche meno del divario tecnico in campo: serbi da 8/17 da tre con, ironia della sorte, il solo Bogdanovic sotto il 50% (1/6). Il quale alla fine produce un 18+7+7, nonostante nemmeno nella seconda metà gara quel tiro da tre entri (2/10 finale). La vittoria garantisce a Sasha Djordjevic la piena padronanza del proprio destino. Ripetersi domani col Belgio vorrebbe dire primo posto certo e sfida, negli ottavi, a quell’Ungheria che nel tardo pomeriggio regola senza grossi problemi la Romania. Ancora una grande prova di David Vojvoda, da 26+4+4: a 27 anni si può candidarsi per essere la sorpresissima di questo Europeo, dal poco noto Szolnoki Olaj, con cui ha vinto 3 titoli ungheresi tra il 2014 ed il 2016. La storia, per i magiari, è fatta.

Molta dell’attenzione era per la sfida della Spagna con la Croazia, primo vero impegno potenzialmente interessante per gli uomini di Scariolo. Inizio shock per le furie rosse: 13-3 croato agli ordini di un finalmente positivo Kruno Simon, ben coadiuvato da Dragan Bender e Dario Saric, nonostante un silente Bogdanovic. San Emeterio e Rubio ricuciono prontamente, ma pare esserci partita, perché i croati finalmente giocano bene muovendo palla e uomini. Il 38-32 di fine primo tempo fa pensare che qualcosa possa succedere ancora, ma gli spagnoli giocano una pallacanestro offensiva “da campetto” che è però estremamente consapevole, proprio come quella difesa che permette solo 12 punti agli avversari nel secondo quarto. Ma se non sei sotto di una barcata facendo 7 su 22 da due in un tempo, è difficile che tu perda. E così non accade, nonostante due tecnici a Gasol e Scariolo che riaprono per qualche istante la contesa.

La giornata è stata negativa per gli iberici, ma la profondità delle risorse e la struttura tecnica del gruppo garantiscono opzioni pressochè infinite.  L’accoppiamento degli ottavi dovrebbe essere con la Turchia, ma vi è una possibilità che sia Lettonia, in uno scenario che prevede il successo degli uomini di Sarica su quelli di Bagatskis e non solo.

Dieci vittorie consecutive ad Eurobasket per gli spagnoli: non vi è casualità ma solo una scuola che è figlia di programmazione tecnica e passione che parte da lonatno. Gli ultimi a batterli furono gli azzurri. Provarci, per le avversarie future, è dovuto: risucirci sarebbe impresa leggendaria.

Italia-Germania, per tutti noi è “the game” in questo martedì europeo. Che non verrà ricordato come uno dei più fulgidi nella storia del gioco italiano. #eurodevotion analizza separatamente la gara degli azzurri. Il risultato negativo di ieri, tra le altre cose, ci ricorda come quelle che vengono definite  “belle sconfitte”, andrebbero pesate con maggiore attenzione. Molto meglio le “brutte vittorie”. L’onda di elogi post Lituania è stata fuori luogo.

Ma arrivano gli ottavi, grazie al successo serale della Georgia su Israele, in una gara tiratissima che fa riflettere molto, purtroppo ancora una volta, sugli arbitraggi. Il canestro che dà il pareggio ai padroni di casa è viziato da un’infrazione di passi di Casspi più che solare, mentre sul facile layup che darebbe il successo alla Georgia, sulla sirena dell’ultimo quarto, Pachulia subisce due falli clamorosi. Se nel 2017 siamo ancora a parlare di arbitraggi casalinghi, è meglio sedersi al tavolo di un bar e discutere… del rigore su Ronaldo. La Georgia, seppur con diversi limiti tecnici, si dimostra ancora una volta squadra tosta come poche: ad uno scintillante Gal Mekel risponde ancora una volta Tornike Shengelia, con l’ennesima prova surreale da 25+19. La partita perfetta di Zaza Pachulia, unitamente ad un Michael Dixon chirurgico e glaciale nei momenti chiave, dimostra che ha vinto il migliore e che chiunque si troverà questo avversario negli ottavi, dovrà sudarsela, Francia, Slovenia o Finlandia che sia.

La quale Finlandia sfodera un’altra prova di ottima caratura contro la Grecia. Il gioco dei finnici è andato di pari passo con la crescita di Lauri Markkanen, una volta di più splendido. Per assurdo la partita tecnicamente peggiore è stata quella della vittoria all’esordio con la Francia, lo scalpo decisamente più importante. Ciò che è decisamente migliorato è la fludità dei possessi e la chiara distribuzione di responsabilità all’interno della squadra, dove si sono ridotte le forzature e si è passata la palla molto meglio. Ora molto starà nella capacità di garantire lo stesso rendimento lontano dal favoloso ambiente della Helsinki Arena, dove, diciamocelo l’MVP più MVP di tutti è il DJ, roba che “Albertino, fatti da parte”.

La Grecia gioca l’ennesima partita invereconda e le polemiche che ne seguono sono lo specchio di una nazionale che è saltata del tutto dopo la faccenda Antetokounmpo-Bucks. Le dichiarazioni del fratello di ieri sera, le dure parole di Tsartsaris, il presidente che se ne va il giorno prima, l’attacco dei tifosi alla delgazione: tutte cose che si accompagnano perfettamente alle facce dei giocatori. Bourousis sembra uno che sta in miniera, Sloukas ha una fiducia nei compagni pari a zero, Printezis predica pallacanestro tecnica nel deserto, e naufraga pure lui con 1 rimbalzo e soli 7 punti, Calathes è nella sua versione peggiore, Papanikolaou non è pervenuto, mentre Thanasis è corpo totalmente estraneo. La panchina non dà nulla. Il disastro è servito e la gara di oggi con la Polonia diventa molto più dura di quanto il gap tecnico direbbe. In caso di quarto posto raggiunto, sarà Lituania o Germania: tutto sommato l’incrocio dei gironi tiene aperta la porta ad una rinascita, seppur improbabile. Quanta differenza con la fantastica leadership di Teemu Ranniko: le sue parole ed il suo volto nei timeout decisivi sono l’immagine di un campione.

In una gara dalla qualità bassina la Turchia viene a capo della complicata pratica Belgio solo nel finale, dopo un pericoloso aggancio di Van Rossom e soci. Cedi Osman si concede un turno di riposo ed ecco che tutto il talento di Furkan Korkmaz si mostra al mondo, accompagnato dall’usuale solidissima prova di Melih Mahmutoglu. La squadra di Sarica continua a non convincere, seppur qualificata, e domani sfida la Lettonia per un ancor possibile terzo posto. Qualunque sia l’accoppiamento degli ottavi, Spagna o Croazia, è difficile pensare di andare avanti con questa pallacanestro. Per i belgi è addio con onore a questo torneo. E troppi tiri da tre.

Le cinque cose che emergono da questa folle giornata?

  • Le parole di Nick Melli sulla pressione. La faccia di Messina dice tutto.
  • I fischi di Israele-Georgia. Lo ribadiamo, una brutta, brutta cosa.
  • Toko Shengelia. Ormai basta il nome, la prestazione è garantita.
  • David Vojvoda. Dal sommerso.
  • Le visioni di Boris Diaw. Non si possono descrivere, perché le ha solo lui.

 

 

 

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