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#EUROBASKET2017 – DAY 5

La quinta giornata di #eurobasket2017 si apre con un discutibile All Star Game messo in atto dalla Lettonia contro la Gran Bretagna. La doppietta di schiacciate sbagliate dai baltici nel secondo quarto, quando la fuga pare essere quella decisiva, come poi sarà, non dà una bella immagine degli uomini di Bagatskis. Che il talento sia perfino eccessivo è più che ovvio, ma se vuoi fare strada, come nelle possibilità dei lettoni, l’atteggiamento deve essere ben diverso. Tant’è che nell’ultimo quarto riescono a subire una vagonata (34) di punti dagli ammirevoli britannici, tra i quali  emerge Olaseni. Certo che sei già non hai talento e poi difendi come gli alfieri della Regina, le poche possibilità le annulli in partenza, nonostante una buona qualità di gioco offensiva (24 assist contro 12 perse, 10 di quegli assist sono di Lawrence e 9 di Okereafor) figlia di uno limitatissimo ricorso al pick and roll. Oggi, tutto ciò paga poco, ed è triste. Il più sei di Porzingis e soci a mezzo minuto dal termine è pessimo, partendo dall’84 -48 di inizio periodo. Resta l’impressione che il limite sia il cielo per questa nazionale, così come pare che la leggerezza con cui gioca sia in realtà la zavorra stessa che impedisce di volare altissimo. Attenzione perché così facendo Russia e Turchia diventano avversari più ostici di quel che sono già e si rischia di sprofondare in zona Spagna o Croazia. Se è chiaro che all’interno di un torneo come questo un calo di concentrazione ci sta eccome, giocando ogni 24 ore, è altrettanto vero che quella dose incredibile di talento di cui si è detto, continua a sembrare una lampadina che si accende e si spegne con troppa frivolezza, soprattutto a causa di un’organizzazione offensiva in cui ci si basa troppo sulle lune delle individualità.

E quando è tutto chiaro, quando la Repubblica Ceca pare essere tranquillamente favorita per il quarto posto, ecco che l’Ungheria, di cui un paio di giorni fa elogiammo il bel gioco, fa un partita completa, sempre sulla base di un ritmo offensivo invidiabile, e mette nell’angolo la squadra di Satoransky, che da solo non basta.

Adam Hanga è surreale: 31 con 4/7 da due, 6/9 da tre, 5/8 ai liberi, 8 rimbalzi ed 8 assist. Guarda un po’ che la valanga di soldi del Barcellona appaiono quasi giustificati… Ancora una volta bene David Vojvoda, da 18 punti. Montenegro-Cechia di domani, così come Ungheria-Romania, saranno decisive, coi soli uomini di Tanjevic in grado di raggiungere, potenzialmente le 3 vittorie che leverebbero di torno calcoli antipatici.

Quasi contemporaneamente, ad Istanbul, la Russia coglie la sua terza W consecutiva ai danni di un Belgio coriaceo ma assolutamente troppo perimetrale. Non è tanto la statistica, ottima con 10/24 dall’arco, quanto la totale impalpabilità dei belgi nel cercare di creare spaziature differenti dando il pallone dentro con un senso logico offensivo. Ad otto-nove metri dal ferro le partite non si vincono, se non per casualità: se vuoi che la tua perimetrali paghi alti dividendi, hai bisogno di ribaltamenti continui ed incisivi, come predica coach Messina. Il solo Maxime De Zeeuw, 15+4, si batte dove conta di più: è un’altra buona prova per il 30enne dell’Oldenburg.

Russia sempre sulle spalle di Shved, oggi perfino “conservatore” nella gestione del pallone, con solo 2 perse ad accompagnare una prova da 20+6+6. Per quell’MVP Aleksei c’è, sempre non dimenticando le logiche di assegnazione. Continuerà così? Intanto domani c’è la Lettonia: gara tutta da vedere e primo posto in gioco, dopo la vittoria russa a sorpesa sulla Serbia nella prima giornata. Un successo lettone potrebbe far girare la roulette degli scarti, uno russo chiuderebbe i giochi per la prima piazza.

Tra i sovietici, benino Kurbanov, mentre ancora malino Vorontsevich e Fridzon: il cordone ombelicale che li ha recentemente legati a Teodosic e De Colo pare non volersi staccare.

Nella seconda gara del gruppo C  il Montenegro si sveglia troppo tardi contro una Croazia ancora una volta vincente ma non convincente. Bojan Dubljevic in grande spolvero, 17+11 e partita a tutto tondo: ma coadiuvato dai soli Rice e Vucevic , non basta. C’è troppo poco oltre a questi tre nella nazionale di Boscia. Repubblica Ceca e Romania ora potrebbero garantire al coach di Pljevlja la terza posizione, ma vanno battute.      Certo che staremmo forse parlando d’altro, se quella rimessa a pochi secondi dal termine non fosse stata gestita in modo criminale dai montenegrini.                                                 Aza Petrovic dovrebbe cominciare a pensare a che tipo di monumento erigere a Bojan Bogdanovic, ancora oltre i 20 ed unica vera arma di categoria per i croati. Sinora il tiratore dei Pacers sta viaggiano a 22,3 di media, conditi da 6,3 rimbalzi, l’83% ai liberi, il 69,2% da due ed il 50% da tre (su 5,3 tentativi). C’è solo Dario Saric con lui, in un sistema macchinoso che troppo spesso perde almeno 12 secondi senza aver costruito niente. A costo di essere noiosi, manca del tutto un playmaker, ruolo ricoperto a lungo nei fatti dallo stesso Saric nonché, decisamente malino, da un Kruno Simon finora molto deludente. Quali siano le sue condizioni di salute, dopo il calvario milanese di inizio anno, resta un mistero. Certo è che la storia è piena di squadre che, in questo tipo di competizioni, hanno cominciato piano e con molte difficoltà, trovando condizione e ritmo col passare dei giorni. Sarà così per i croati? Difficile a dirsi, perché paiono esserci problemi più di sistema che di forma, tuttavia aver potuto iniziare, in un girone tutto sommato già abbordabile di suo, con tre gare contro le squadre più deboli ed in progressivo aumento di difficoltà, ha aiutato molto. Nel pomeriggio di oggi, la sfida pressoché impossibile alle furie rosse saprà chiarirci qualcosa.

Dopo la tripla di Vlad Moldoveanu, idolo di casa non solo per la nazionale, che ha portato la Romania sul 19-18 contro la Spagna, la Polyvalent Arena di Cluj è esplosa: un libero, seguito da due punti, di Juancho Hernangomez ha chiuso il primo quarto sul 21-19 per gli iberici. Da lì, solito show degli uomini di Scariolo e parziale, in 30 minuti, di 70 a 31 (!). Vero che sinora gli avversari sono stati Montenegro, Cechia e Romania, ma uno scarto medio di 39 punti non credo abbia precedenti nel basket moderno. E’ battibile questa Spagna? No. Può provarci da sola, o meglio, cadere nella trappola di un girone stradominato e trovarsi di colpo, magari proprio già negli ottavi, di fronte ad avversari stimolati dal grande confronto, senza nulla da perdere e reduci da partite tirate che li hanno già portati in condizioni da “elimination game”. Ed è proprio quello che potrebbe accadere, visto che l’avversario nel primo turno di eliminazione diretta si chiamerà Turchia, Lettonia, Serbia o, più improbabile, Russia, tutte squadre che arrivano da un girone di ferro, con gare dall’agonismo notevole. Ma, sia chiaro, siamo nel campo delle ipotesi assurde, come lo è una sconfitta spagnola.

Serata di fuoco ad Istanbul e Turchia chiamata a battere un colpo contro la Serbia di Sasha Djordjevic. Ma il colpo non è arrivato ed il futuro della squadra di Ufuk Sarica è decisamente grigio. Oggi spareggio per il quarto posto col Belgio e giovedì, eventualmente, si può tornare a pensare a qualcosa di più con la Lettonia per provare ad evitare l’accoppiamento con la Spagna di cui si diceva. I turchi giocano proprio male e non è una novità nel torneo, dopo tre gare. Pallacanestro molto improvvisata, il tutto lasciato nelle mani di Cedi Osman, che è proprietario assoluto di ogni pallone ma non può giocare 1 vs 5 ogni possesso. Melih Mahmutoglu ne mette 19 con 5 su 9 da tre (sta viaggiando col 54,5% su 7,3 tentativi dall’arco in 22 minuti a serata), ma a parte il solito encomiabile Erden, che soffre la sotto-dimensione rispetto ai centri serbi come tonnellaggio, ed alcune interessantissime folate di Furkan Korkmaz, c’è troppo poco d’altro. Ma anche qui, come si diceva per la Croazia, pare esserci un deficit di organizzazione importante.                                                                                                              La Serbia inizia a diventare “il” punto interrogativo più serio della competizione. Non sta giocando bene e questo è un dato di fatto. Se Marjanovic non fa il vuoto sotto e Bogdanovic non domina, come nell’ultimo quarto di ieri, batte in testa offensivamente in modo notevole. Tra l’altro la presenza del gigante dei Pistons è vantaggio impareggiabile in attacco, ma spesso diventa una sorta di buco nero in difesa, dove sul pick and roll necessita di rotazioni oltre la perfezione per essere protetto. E 4,7 rimbalzi a partita sono pochi, anche se in soli 15,3 minuti di impiego medio. Battezzare Stefan Jovic è ormai un’ovvietà per le difese avversarie ed il 25% dall’arco su 2,7 tentativi lo giustifica per bene. Quanto manca Milos Teodosic? Immensamente, poiché il suo genio eleva qualità e statistiche di chi gli sta attorno in maniera enorme (citofonare ai russi dello CSKA). Così come l’assenza di Nikola Kalinic pare  pesare quasi altrettanto: la seconda punta sul perimetro, e non solo, è necessità di tutti. L’orgoglio ed il vissuto di questa nazionale può portare comunque lontano e rovesciare una situazione difficile, ma francamente le difficoltà ci sono. Una piccola annotazione sull’ambiente che pare emergere da diversi timeout: alcuni atteggiamenti (Marjanovic e Bogdanovic su tutti) lasciano intravedere una situazione di una certa tensione. La palla è in mano a Sasha: mano dorate, comunque.

Ed eccoci a cinque ragioni per cui un lunedì di #eurobasket2017 ci ha lasciato comunque un segno.

  • Adam Hanga. Se vogliamo concettualizzare la definizione di giocatore moderno basta guardare lui. Gli avversari non erano Curry e Durant, ma una gara del genere non la fai se non sei super.
  • Dmitry Khvostov. Il 28enne esterno di Kuban ha una meccanica di tiro eccelsa. La musicalità con la quale il rilascio del pallone si accompagna all’attimo di perfetto carico di gambe e braccia ha pochi eguali. Musica, appunto, e poesia.
  • Il giorno dopo le parole di Ettore Messina sulla FIBA. Oggi ci si gioca moltissimo contro la Germania e fischiano arbitri FIBA. Nessuna dietrologia, solo realismo dettato da 42 anni di pallacanestro. E da quei 42 anni, sposare la teoria di Aldo Giordani non è mai sbagliato: gli arbitri fanno i risultati, con buona pace di tutti, buonisti e predicatori. Fanno i risultati non vuol dire che li pilotano, ma appunto li fanno. E se come dice Ettore “coach e giocatori non sono nella stanza delle decisioni”, chi gestisce gli arbitri sta proprio lì. Sarebbe bellissimo essere smentiti.
  • La grande crescita del basket europeo. Quante buone squadre si potrebbero costruire con una decina di giocatori che non sono sulla bocca di tutti ma stanno dimostrando di valere molto? L’NBA ha messo in pista novità contrattuali che tarpano le ali all’arrivo di molti buoni giocatori nel vecchio continente, ma la risposta non poteva che essere tecnica. E tante nazioni lo hanno fatto.
  • Bojan Bogdanovic. In maniera silente, sebbene la carriera parli chiaramente a suo favore, si sta dimostrando campione vero. Pulito, essenziale, decisivo. Come spense le ambizioni azzurre a Torino, così oggi sta guidando i suoi, non eccelsi, con prestazioni continue di altissimo livello. Non è Markkanen, ovvio, non è nemmeno Porzingis, è semplicemente Bojan Bogdanovic: un campione.

 

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