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#EUROBASKET2017 – DAY 3 – DAY 4

Weekend di emozioni, prime indicazioni importanti di classifica ed alcune prestazioni che fanno sognare: #eurobasket2017 entra nel vivo e comincia a regalare magìe e verdetti.

GRUPPO A

Slovenia al comando che, come presumibile, si giocherà il primo posto con la Francia. Goran Dragic e Luka Doncic guidano gli uomini di Kokoskov: il primo assolutamente dominante, il secondo un po’ a sprazzi, come è logico che sia alla sua età, ma in grado di effettuare giocate assolutamente fuori categoria. Vista l’età, stonano non poco le ripetute proteste nei confronti degli arbitri: lo status di star si giustifica anche coi comportamenti e questi non piacciono. Sarà decisiva la sfida di mercoledì tra sloveni e transalpini, questi ultimi rientrati in carreggiata dopo il pessimo inizio con la Finlandia. Joffrey Lauvergne si dimostra giocatore di assoluto livello: d’altra parte, se ti scelgono gli Spurs, i dubbi sono pochi. Boris Diaw spesso sembra attendere solo la sedia a dondolo ed una bella coperta scozzese da mettere sulle gambe, poi ti gioca cinque minuti di visioni cestistiche che solo lui può avere ed allora ricordi che è stato parte significativa del miglior meccanismo di sempre a livello di squadra (San Antonio 2014) e capisci tante cose. La Grecia continua a non convincere ed ha di fronte due turni determinanti contro i padroni di casa e la Polonia: nulla di semplice. I finlandesi volano sulle ali di Lauri Markkanen, ad oggi MVP e straordinaria risposta nordica alla sensazione baltica Porzingis. Uno spettacolo di cui si fatica ad immaginare i limiti. La Polonia si suicida negli ultimi secondi proprio contro la Finlandia, ma è squadra tosta e non lascerà nulla di intentato. Ben allenata da Mike Taylor, è altra cosa quando in campo è guidata da AJ Slaughter. Adam Waczynski resta un gran bel giocatore, mentre l’ex Zags Karnowski crea grande discussione all’interno del tema “centro vecchio stampo sì o no”. Per noi è sì, basta saper allenare.

Guardando l’ambiente, l’arena e lo spettacolo intorno alla nazionale finnica, viene naturale pensare a quanto poco manchi al giorno in cui il movimento italiano guarderà dal basso anche questa realtà. Purtroppo il tunnel non vede luce, mentre altrove è solo questione di intensità della luce stessa.

 

GRUPPO B

Il successo in rimonta di Israele sulla Germania mescola le carte in maniera terribile all’interno del gruppo, così come le due sconfitte della Georgia, con tedeschi ed ucraini, ridimensionano non di poco le ambizioni di Shengelia e compagni, ora chiamati a vincere le due restanti gare, con la rediviva Israele e con l’Italia, se non vogliono rischiare l’eliminazione. Perchè proprio i padroni di casa e l’Ucraina, dopo il weekend, hanno dimostrato di non volersi arrendere. Azzurri che restano in vetta, ma per il primo posto si fa dura, anche con due eventuali vittorie. Situazione troppo complicata per fare calcoli ora, ma la miglior squadra del gruppo, la Lituania, pare nella situazione migliore per vincere il girone.

Se Dennis Schroder conferma di appartenere ad una categoria superiore, sebbene bizzarro in alcune scelte e situazioni, Richard Howell si dimostra giocatore base per Israele, ancora più importante di Omri Casspi: è solo la brutta copia quella vista all’esordio con gli azzurri, e proprio la difesa di Messina ha grande merito in tutto questo. Tornike Shengelia continua su cifre e rendimento importanti, ma la sua nazionale fa un passo falso determinante contro l’Ucraina. Se la sconfitta con la Germania poteva starci, soprattutto a livello di calo di tensione quando non hai troppi campioni a roster, l’81-88 con l’Ucraina è un vero e proprio suicidio tecnico, poiché la struttura georgiana poteva perfettamente accoppiarsi con gli uomini di Murzin. Artem Pustovyi domina ed Oleksandr Lypovyi, con Denys Lukashov, tengono in scacco tutto il backcourt di Zouros. Gigi Datome è favoloso nella prova contro la Lituania ed in continua crescita dopo una preparazione che aveva lasciato qualche dubbio: per tutti ma non per Ettore Messina, che anticipò con chiarezza che sarebbe bastato qualche tiro che entrasse per cambiare tutto. Il quale coach, pare essere sempre più leader di un gruppo che sta dando il 100%: conscio dei limiti del suo roster e perfettamente al comando delle operazioni nel senso di dare ai suoi l’organizzazione in grado di farli rendere al meglio. Resta probabilmente un eventuale quarto di finale l’obiettivo massimo, ma di certo, dopo tanti anni, sembra vi sia una nazionale capace di dare il massimo in ogni situazione, in campo prima che a parole. Splendido, tecnicamente, che il pick and roll sia una “delle” soluzioni e non “la” soluzione: questo è appannaggio di chi sa allenare, ribaltando la palla una, due, mille volte. Una menzione d’onore va sicuramente ad Ariel Filloy, insieme a diversi  dubbi che ci attanagliano. Ariel non era questo giocatore e lo abbiamo visto migliorare progressivamente negli anni: quanti pari ruolo italiani hanno compiuto lo stesso percorso? Sicuri che tutti abbiano lavorato con questa intensità e perseveranza? I nostri vari protagonisti delle competizioni giovanili, oltre ad essere protetti da regole ridicole, passano l’estate a lavorare con professionisti seri e preparati sui propri fondamentali?

 

GRUPPO C

La Spagna gioca uno sport a sé. Lo abbiamo già detto, ma ogni prova degli iberici non fa che confermarlo. Scarti da campionati giovanili, un gap tecnico con pochi precedenti. Se non provano a battersi da soli, non si vede chi possa anche solo impensierirli. 192 punti segnati e 116 subiti, ma soprattutto l’impressione di un’organizzazione tecnica perfetta, con pieno merito di Sergio Scariolo. Benedetta la gara con la Croazia per gli iberici, poiché Romania ed Ungheria saranno altre gare da 40-50 punti di scarto e l’unico rischio potrebbe essere quello di sedersi e trovarsi leggermente impreparati alla prima difficoltà nell’eliminazione diretta, che porterà in dote un ottavo di finale serio, con una avversario che sarà il perdente della lotta serrata tra Serbia, Turchia, Russia e Lettonia nel gruppo D. Ogni tanto, guardando le furie rosse, ti dimentichi di alcuni giocatori, poi li vedi uscire dalla panchina e realizzi che razza di squadra siano. La Croazia sta deludendo molto, reduce dalle due gare più semplici, con Ungheria e Romania, in cui ha messo a referto solo 141 punti. La sfida di oggi col Montenegro è fondamentale e gli uomini di Petrovic non ci arrivano bene, al contrario di quelli di Boscia Tanjevic, pienamente nella parte. La Repubblica Ceca, sempre oggi, potrebbe mettere in ghiaccio il quarto posto contro la Romania, dopo aver già regolato l’Ungheria: queste ultime paiono, come previsto, fuori dai giochi.

A livello di singoli difficile fare un nome tra i campioni spagnoli, anche se alcune giocate di Sergio Rodriguez fanno saltare sulla sedia. Solido e determinante Bojan Bogdanovic, ad oggi vero e proprio salvatore della patria croata.

 

GRUPPO D

Situazione forse ancor più complicata di quella del gruppo B, se possibile. Se da un lato le quattro qualificate paiono quasi certe, col solo Belgio che potrebbe impensierire la Turchia, sebbene difficilmente in grado di fare il colpo ad Istanbul domani sera, l’ordine di classifica è legato a mille fattori, ad oggi troppo difficile da considerare. Un’ammucchiata in testa al girone, con la classifica avulsa determinante, non è da escludere. Di certo, la doppia W russa con Turchia e Serbia mette gli uomini di Bazarevich in ottima posizione per provare ad evitare l’accoppiamento con la Spagna, per cui pare “favorita” la Turchia, ad oggi il peggior basket del lotto, per talento ed organizzazione. La Lettonia è bella e dura, ogni tanto troppo di entrambe le situazioni. Porzingis finora ha fatto il suo, con alcune cose straordinarie ed alcune ingenuità, soprattutto a livello di falli, che sono normali per la tipologia e l’età del giocatore. Ma c’è molto altro per i baltici, a partire dal Bertans milanese, decisamente ottimo. Spesso, però, Bagatskis pare non dare un’organizzazione tecnica offensiva degna del talento di cui dispone. talento in cui ci si specchia un po’ troppo, come fosse in grado di risolvere tutto automaticamente. Di Aleksei Shved abbiamo già detto tutto, o quasi: intanto i suoi sono in testa dopo due gare difficilissime. Tra oggi e domani vi sarà chiarezza sugli equilibri, a partire dalla sfida tra Serbia e Turchia di stasera. Senza possibilità, come si sapeva, i britannici, nonostante alcune interessanti individualità come Dan Clark. Bel giocatore, l’ala grande di Murcia. Indicazioni contrastanti per la Serbia di Djordjevic. Alla grande vittoria contro i lettoni è seguita una pessima prova contro i russi: non è da escludere che la coperta del talento si faccia corta quando Bogdanovic non fa il fenomeno. Marjanovic fondamentale, ma deve tirare giù almeno dieci carambole a sera, altrimenti si fa dura e le assenze, proprio per quel talento, cominciano a pesare.

 

Ed ecco, infine, come di consueto, cinque motivi che hanno reso il nostro weekend ancora più interessante.

  • Le parole di Ettore Messina sul calendario FIBA. «Coach e giocatori non sono nella stanza delle decisioni». Vale per la Federazione Internazionale, ricorda sinistramente l’Italia. Il basket, troppo spesso, è in mano a chi di basket non sa nulla. Questa barzelletta non fa più nemmeno ridere.
  • 12 partite in un giorno sono troppe e rendono impossibile il lavoro e la passione di chi vorrebbe entrare nelle pieghe del gioco più intensamente. Anche qui, FIBA tutta da rivedere.
  • Conseguenza di quanto sopra, i migliori arbitri d’Europa, che sono quelli di Eurolega, non fischiano. E si vede, come abbiamo già segnalato nei primi due giorni. La chiamata ai danni della Finlandia nei secondi finali della sfida con la Slovenia è la brutta immagine di tutto ciò.
  • L’assoluta impalpabilità dei lunghi azzurri. Nel nuovo millennio, il ruolo di 5 ha visto protagonisti solo Marconato e  Chiacig, a buoni livelli. Le mamme italiane non sfornano più bimbi di 210cm oppure basterebbe coinvolgere chi conosce il gioco per allenare singolarmente i nostri lunghi?
  • Polonia-Finlandia ed Israele-Germania, con tutte le contraddizioni e manchevolezze di diversi protagonisti, rappresentano la magia e le emozioni del gioco. Che sono superiori, come pochi altri sport. Molto lo fanno i singoli campioni, vedi Markkanen, ma moltissimo è merito di coach che lavorano bene, come Mike Taylor.

 

 

 

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