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#EUROBASKET2017 – DAY 1

La manifestazione continentale si apre col botto finlandese ai danni di una Francia molto più che inguardabile. La Slovenia supera una Polonia disattenta e la Grecia giochicchia con l’Islanda, prima di prendere il largo. Nel girone degli azzurri, discreti contro israeliani in piena crisi da fattore campo, la Germania si impone su una modesta Ucraina mentre la Georgia crea il secondo upset della giornata: troppo ondivaga la Lituania per la solidità di Shengelia e compagni.

Dragic e Doncic sono un po’ troppo per una Polonia che si passa la palla in maniera pessima ed accetta tutte le sfide in cui non ha alcuna possibilità. La PG dei Miami Heat domina la gara, mettendone 20 nel solo primo tempo ma l’impressione positiva degli uomini di Kokoskov si basa soprattutto su un buon equilibrio tra soluzioni interne ed esterne. Vidmar e Prepelic sono gli interpreti di queste situazioni e rischiano già di candidarsi ad ago della bilancia per le fortune slovene. Insieme al polacco Ponitka (22+13 in 28 minuti) gettano grandissime ombre sullo scouting di certe squadre, italiane in primis, troppo impegnate a cercare soluzioni lontane quando basterebbe lavorare bene all’interno del continente per creare. Certo che se il mercato lo fai telefonando agli agenti…

Dennis Schroder passeggia solitario sull’Ucraina che, pur provandoci ad inizio gara, ha veramente troppo poco per questo livello. Non possono bastare gli intriganti (il giusto…) 216cm di Artem Pustovyi. Così come per la Germania è necessario che il giocatore degli Hawks trovi il sostegno dei compagni, altrimenti si fa dura. 20 tiro sui 60 della squadra dicono chiaramente quali siano le intenzioni di DS, tuttavia, per quel quarto posto che realisticamente è l’unico obiettivo possibile, coach Fleming deve trovare di molto meglio del 3 su 17 dall’arco espresso dal resto della squadra. Partita di livello veramente basso.

L’operazione simpatia dell’Islanda prosegue, di pari passo con le sconfitte. Pallacanestro molto limitata che nulla può contro una Grecia che gioca distratta per un tempo, per poi dilagare sulle ali dei 20 punti di Nikos Pappas (ecco…) e di una differenza abissale a rimbalzo (46 a 32). Se Printezis è certezza, come sempre, occhio a Papanikolaou,  molto nella parte: resto dell’idea che sia lo spartiacque tra una Grecia niente di che ed una da lotta importante. Calathes ha messo un tiro da tre: di per sé, una notizia vera. Viste Finlandia e Polonia, viene abbastanza naturale pensare che, per quella singola vittoria, gli islandesi rischino di dover attendere parecchio.

Il pomeriggio si infiamma di colpo con la W georgiana ai danni di una Lituania che, al solito, fa e disfa con imbarazzante naturalezza, mettendosi in una situazione di classifica già abbastanza antipatica. Infatti se Italia e Georgia faranno il loro contro Ucraina e Germania domani, Adomaitis si troverà ad allenare una partita già drammatica contro Messina domenica pomeriggio. Ma è il girone del (presunto) equilibrio, quindi può succedere di tutto. Shengelia prosegue sulle note di una stagione da incorniciare: non sono tanto i 29 punti ad impressionare, quanto l’impatto sulla gara, di cui è proprietario per tutti i 36’01” sul campo. Giocatore completo, essenziale, sa coniugare i canoni di una pallacanestro tradizionale (la migliore) con gli eccessi di alcune modernità. Col ragazzino finlandese divide il premio di MVP di giornata, perché entrambi protagonisti in partite vere. 6 rimbalzi in più non bastano ai lituani, mai in grado di innescare con continuità Valanciunas, che dovrebbe fare il vuoto ed invece casca nei trappoloni (in realtà sono attentati…) di Pachulia. Il quale Zaza potrebbe fare parte di quel gruppo di giocatori duri e sporchi che tanto vengono amati: la realtà dice, come sempre, di almeno tre-quattro esibizioni di colpi proibiti atti a far male (citofonare NBA per chiarimenti ulteriori) che non possono piacere e andrebbero sanzionati a dovere. Preoccupa l’infortunio di Tsintsadze, che alla lunga potrebbe costare caro. Ma dopo l’Acropoli era tutto chiaro: per battere Zouros ed i suoi bisogna vincere diverse volte.

La passeggiata della Francia di Vincent Collet viene funestata da un temporale nordico che ha il nome di Lauri Markkanen e Jamar Wilson. La solidità del secondo si accompagna alla classe cristallina del bimbo neo-Bulls, una cosa semplicemente affascinante su un campo da basket. 213cm di pura poesia cui mancano solo 7-8kg per battersi coi top mondiali, già oggi in grado di far capire tante cose. Quando saprà districarsi in mezzo alle mani che forzatamente si troverà addosso sempre più spesso… Certo, come si possa perdere una gara in cui prendi 44 rimbalzi contro i 32 avversari è già di per sé un mistero: se poi ci aggiungi che nel secondo tempo pareva tutto logico, con De Colo a prenderla in mano come prevedibile… Ma questa Francia gioca male, molto male, è poco organizzata e non è la prima volta in manifestazioni ufficiali. Non so chi abbia un backcourt del valore di Fournier e De Colo, ma se li fai giocare in totale isolamento dal resto degli uomini, la vallata si oscura. E domani c’è la Grecia. Discreta l’impressione dell’ultimo arrivato Labeyrie, la cui energia, anche qui,  resta troppo solitaria. Da film dell’orrore gli ultimi possessi transalpini.

Il primo giorno di #eurobasket si chiude con l’Italia che asfalta Israele, squadra prigioniera della pressione del fattore campo. Il cielo non è più azzurro di prima, ma il passo è importante: vi è tutto quanto rappresenti al meglio il gruppo azzurro, nel bene e nel male, con evidenti passi avanti nella convinzione. Il tutto, da confermare giorno dopo giorno, l’unico obiettivo di questa squadra. Israele è fin troppo brutta per essere vera, ma quando accadono queste cose, lo zampino di chi vince è evidente.

Ed eccoci a “cinque cose cinque” che ci hanno impressionato, seriamente o meno, nel Day 1.

  • Gli arbitri sono molto, forse troppo attenti a quel che succede anche a km dalla palla. Ok i blocchi irregolari, finalmente sanzionati, ma se fischi tutto ciò non puoi far terminare la partita a chi fa cose alla Pachulia.
  • Alcuni momenti tecnici imbarazzanti, su tutti almeno sei possessi consecutivi finlandesi, nel primo tempo, in cui gli errori erano quelli tipici del… minibasket. La Francia, invidiosa, riesce a far peggio.
  • La palla persa di Mantas Kalnietis, indirizzata a Maciulis, con due ricevitori potenzialmente perfetti (e Kuzminskas a rimorchio non è malaccio…).
  • In sei gare, decine e decine di possessi che, dopo il nulla per 14-15 secondi, si chiudono con il pick and roll centrale dopo rigoroso arretramento d’ordinanza del palleggiatore (play è troppo…). Uno scempio. In dieci ore di basket abbiamo sentito parlare di “p&r” e “difesa sul p&r” 897 volte. Non so voi, ma la noia sta per essere sostituita dalla nausea.
  • Edelstein: traditore. E noi che sognavamo tagli, backdoor e tanta voglia di un gioco veramente tecnico. Vero che «se hai giocatori forti vinci, se li hai scarsi perdi», come diceva il Prof. Guerrieri, ma così è troppo. Devi farti perdonare, immediatamente. Con immutata stima.
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