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Regular Season 2018-2019Squadre

COLPO STELLA ROSSA, MA MILANO E’ VIVA

In una giornata in cui il Panathinaikos piazza una vittoria fondamentale in ottica Playoff, la Stella Rossa passa a  Milano in  una gara molto dura, dove spesso si mettono le mani addosso, come nessuno sa fare meglio dei serbi, che gli garantisce una certa padronanza del proprio destino. Se Radonjic vorrà evitare un’eventuale, pericolosissima sfida senza domani all’ultima giornata, in casa del Darussafaka, avrà ora tre occasioni importanti, con Olympiacos, Barcellona ed Unics (solo i catalani fuori ), per raggiungere una quota di vittorie che possa garantire l’accesso alla postseason.

Menzione di assoluto rilievo per i duemila tifosi serbi presenti al Forum: straordinari nella loro passione. E straordinaria Milano, nella sua dimensione di civiltà, come pubblico e società, che permette agli avversari situazioni tali. Non è da tutti, è molto ed è un primato da difendere e custodire gelosamente.

Milano parte col piede sbagliato, e non è certo la prima volta, tuttavia ciò che piace della squadra di Repesa è la capacità di reagire di fronte ad uno score che dice 17-35, dopo il canestro di Bjelica a 6’54” del secondo quarto. Purtroppo però in casa milanese deve essere chiaro come questi pessimi approcci alle gare possano essere tranquillamente raddrizzati solo in patria (fino ai Playoff, dopo diventa dura pure lì), mentre in Europa il livello permette talvolta rimonte che poi è comunque difficile trasformare in successi. Tanti, troppi, i singoli quarti di grande intensità milanese per ricucire importanti strappi iniziali: poi però si è pagato quello sforzo con scarsa lucidità nei momenti finali.

E’ quanto accaduto ieri, dopo il pareggio raggiunto dal layup di Hickman a quota 60: i seguenti 6’23” sono stati la naturale conseguenza di quanto necessario per arrivare in quella situazione.

Che la Stella Rossa non potesse continuare con le percentuali e la fluidità offensiva di inizio gara era facilmente prevedibile, situazione peraltro agevolata dalla non difesa di taluni milanesi nel primo quarto e mezzo, Abass su tutti. Charles Jenkins è ammirevole e rispettabile per mille caratteristiche, ma concedergli un allenamento di tiro in occasione dei suoi primi nove punti non è nemmeno pensabile a queste latitudini.

Più nel dettaglio, ritengo che L’Olimpia abbia perso la gara a 3’18” del terzo quarto quando, dopo i due liberi di Cinciarini per il 47-54, sono arrivati una serie di errori al tiro (Abass, Macvan, Cinciarini e Cerella) che avrebbero portato a contatto i milanesi. Dopo un altro libero del capitano meneghino, subito seguito da uno di Guduric, la tripla di Bjelica sul rimbalzo offensivo di Simonovic (da tiro libero…) ha certificato che la rimonta sarebbe dovuta ricominciare dal meno 10 ad inizio ultimo quarto. Troppo per una squadra che giocava in otto più Cerella.

La Stella Rossa ha vinto perché difende veramente bene, lo fa in modo “sporco”, nella migliore accezione del termine, mettendo mani addosso e cercando contatto fisico quasi sempre. Non è per nulla questione di cambi o meno (filosofia che lascia il tempo che trova): i serbi stanno col loro uomo con ferocia ed applicazione, unico modo che hanno per poter competere, nascondendo gli evidenti limiti di talento offensivo. Ha vinto perché un fino ad allora silente Kuzmic ha dominato l’ultimo quarto, dove forse Repesa avrebbe potuto provare ad opporgli un Raduljica leggermente più positivo del solito, almeno dentro la partita per quei 12 minuti trascorsi in campo. Perché non lo abbia fatto non lo so, forse la risposta sta semplicemente nel fatto che il coach abbia nel suo palmarès 20 titoli, tra nazionali e continentali, mentre chi scrive si diletta a parlarne amatorialmente da dietro una tastiera. Ovvietà a parte, credo fosse comunque legittimo il dubbio nel pensare di affidarsi in questo momento a chi, negli ultimi quattro mesi, ha dato meno di zero alla causa. Se Miro sarà quello attivo e concentrato di ieri, i prossimi mesi potranno portare bel tempo in casa Olimpia.

Radonjic ed i suoi hanno vinto anche per una lunga serie di dettagli, oltre che per la già citata difesa, che sono la falla milanese da inizio stagione. Avvenne palesemente nel turno casalingo con il Fenerbahce, non è più cambiato nulla se non occasionalmente. Ma attenzione, parlare di dettagli non vuole dire relegarli all’interno delle piccole cose, anzi. I dettagli sono il sale di una competizione come questa,  dove assumono un ruolo fondamentale. Alcune palle vaganti lasciate, due o tre contropiede condotti all’impazzata sulle ali dell’entusiasmo ma non su quelle della lucidità, altri attacchi molto “mal consigliati”, come li definirebbe il Coach (quello di Chattanooga…): questa è la prima distanza tra Milano e la competitività europea. Pare poco, è tantissimo. Poi ci vorrebbe un leader in campo, ma qui si andrebbe oltre per questo contesto attuale.

Tale situazione si evince dalle stesse prove individuali di diversi giocatori: molto positive nell’insieme, insufficienti per portare a casa una grande W. Penso ad esempio ad un Dada Pascolo che migliora ad ogni uscita europea, frutto del grande lavoro fatto in palestra e della splendida attitudine della persona: ottimo per quasi tutti i 24’49” in campo, nei momenti decisivi esegue un attacco in post regalandosi ad un aiuto che era leggibilissimo e scontato. “Find the open man”: lo diceva Coach Zen a MJ, vale per tutti. Nulla toglie alla sua grande prova, nulla ci evita di pensare che questa stagione sia una sorta di rampa di lancio per la sua futura dimensione europea, che potrebbe anche essere importante, tuttavia queste sono le piccole-grandi cose che fanno la differenza tra il competere ed il subire in Eurolega. Vale per lui come anche per un Jamel McLean, che saprà, nel suo percorso tecnico, imparare a comprendere come gestire determinati “corpaccioni”,  contro i quali va sempre in grave difficoltà. Il suo miglioramento notevole in un anno e otto mesi è certezza in questo senso.

Tante situazioni importanti per la squadra di Repesa, talune in netto miglioramento come attitudine, anche più decisive di numeri quali i soli 10 assist e le 17 perse, testimonianza di una qualità offensiva non ottima, causata, in verità, dal grande lavoro serbo in difesa. Certo è che non si deve e non si può iniziare una gara nel modo in cui sono casi in campo i milanesi: perché dover arrivare ad urla e scossoni disumani (visti e sentiti da vicino, realmente impressionanti) da parte del proprio coach per scuotersi ed entrare realmente in partita?  L’Eurolega non perdona e non lo farà nemmeno la prossima stagione.

 

 

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5 Comments

    1. Sono d’accordo con il tuo commento. Favoritissimi sicuramente, scontato nulla. Proprio ieri sera si discuteva del quintetto di Venezia, dove Stone, Bramos, Tonut, Peric e Batista valgono assolutamente i primi cinque di Milano. La differenza dovrà venire dalla panchina se Milano vorrà vincere. Senza poi tralasciare Avellino, dove Sacripanti resta valore aggiunto notevole.

      1. Secondo me avversaria milanese numero uno. Resta sempre il pallino in mano a Milano, ma per nulla scontato.

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