Annunci
Squadre

Il tunnel del Barcellona e quella luce che ad oggi non esiste: il problema di Bartzokas non è la sfortuna, ma l’assenza di un nuovo Navarro

L’impossibilità di essere Barcellona. A sette anni dal trionfo di Parigi un nuovo corso pare non voler nascere in terra catalana. Due stagioni da spettatori dei trionfi madrileni, posizione di rincalzo in Acb e due vittorie di distacco dalla zona playoff in EuroLeague. Come sono lontani i tempi di quel 2014 in cui un record quasi intonso auspicò arditi sogni in quel di Milano. Illusione e punizione, infine redenzione: dalla lezione con il Real Madrid al Forum d’Assago, alla lezione AL Real Madrid nel successivo passo delle finali spagnole. Campioni contro i «vicecampioni di tutto». Tre anni dopo, molto è cambiato, ma l’estate appena trascorsa è stata tutt’altro che semplice.

Un giugno complesso dopo il secondo titolo spagnolo in fila del Real Madrid. Dopo 1 EuroLeague, 4 titoli spagnoli, 3 Copa del Rey, 4 Supercopa e 7 Liga Catalana Xavi Pascual viene messo alla porta. Altro non è, visto che il coach catalano poteva contare su un altro anno di contratto. Una scelta forte, dolorosa, probabilmente auspicata dalla piazza. Le colpe? Difficili da individuare, mentre molteplici sono le accuse. La mancata valorizzazione di Mario Hezonja, Alex Abrines e Kostas Papanikolaou, volati in Nba senza segno lasciare. La scarsa presenza sul mercato, senza peraltro viaggiare in sintonia con la dirigenza viste le gestioni di Samardo Samuels e Shane Lawal. Di certo vi è poi l’aspetto conclusivo del tutto: la sconfitta. Inaccettabile a Barcellona, e se il 23 giugno salta il GM Joan Creus (dopo 8 anni), quattro giorni dopo è il momento di Xavi Pascual.

pascual
Xavi Pascual in una foto con il grande vate del basket europeo, Zeljko Obradovic

Il pacchetto passa nelle mani di Rodrigo De La Fuente. La missione è semplice quanto complessa. Portare a Barcellona «campioni». La piazza vuole questo, dopo aver letto sui giornali, negli anni, trattative poi vane con i vari Vassilis Spanoulis, Rudy Fernandez, Nando De Colo e Nick Calathes. Certo, ma serve un allenatore. E la strada si mette subito in salita. David Blatt pare la soluzione più scontata. Vincente, esperto, pronto alla pressione dopo i tanti anni a Tel Aviv. E poi libero, vista la fine ingloriosa del matrimonio con LeBron James. Pare scontato sì, ma Blatt si accorda con il Darussafaka, e non certo per i soli soldi del pur munifico sponsor Dogus.

delafuente
Il nuovo padrone del mercato del Barcellona: Rodrigo De La Fuente

In realtà De La Fuente sta pensando ad altro, e arriva l’assalto a Sarunas Jasikevicius. Sulla bilancia vengono così poste conoscenza ed esperienza. Evidentemente, il primo aspetto ha valore maggiore, perché se Jasikevicius è uomo apprezzato e pronto alla piazza, d’altro canto vi è nel suo curriculum una sola stagione integrale da head coach allo Zalgiris Kaunas, dopo aver ereditato nel 2015 la panchina da Gintaras Krapikas. L’accordo c’è, ma il 29 giugno la Federazione spagnola dice no per questioni regolamentari.

Non è un bel segnale. A fine giugno il Barcellona non ha un coach perché non conosce le regole del mondo in cui dimora. E anche le soluzioni, per De La Fuente, diminuiscono enormemente. Non c’è altra soluzione. Georgios Bartzokas è stato, con Velimir Perasovic, probabilmente il miglior coach dell’ultima EuroLeague. Il croato è all’Anadolu Efes, il greco che fu campione con l’Olympiacos sta trattando un nuovo rinnovo triennale con la Lokomotiv Kuban. Il gioco è chiaro, e semplice, e ne possiamo immaginare gli eventi cronologici. De La Fuente contatta i rappresentanti di Bartzokas per tastarne le volontà. Il coach greco, pronto ad accettare il rilancio del progetto Kuban per mancanza di alternative, non ci può credere. Ad Andrey Vedischev, presidente della Lokomotiv e grande dirigente sportivo, comunica la sua decisione: «Voglio il Barcellona, è il sogno della mia vita» (a ricordare quell’incontro sarà lo stesso Vedischev). Il club non batte ciglio. Chiede una cifra intorno al milione di euro per liberare il coach. Il Barcellona paga, e poi blinda con un triennale il coach nativo di Atene.

schermata-2017-01-30-alle-17-51-30
Georgios Bartzokas posa per le sue prime foto da coach del Barcellona

Sono mosse pesanti, ma che sanno tanto di corsa contro il tempo. Alex Abrines non può dire di no ai 18.000.000 di dollari offerti dagli Oklahoma City Thunder per tre stagioni in Nba, pluriennale anche per Tomas Satoransky, ma il ceco garantisce 2.000.000 di buyout nelle casse. E’ luglio, e c’è ancora tanto da fare.

Inutile soffermarsi sulla cronologia successiva. Contano i fatti. Il Barcellona deve forzare la mano per Tyrese Rice e Petteri Koponen. Elementi di grande valore, ma comunque reduci da un biennio da comparse nella Vtb del Cska Mosca. C’è un Ante Tomic da rivitalizzare e un Aleksandar Verzenkov da valutare, e con Victor Claver si spera di comporre un nuovo nucleo spagnolo unitamente a Pau Ribas e Juan Carlos Navarro.

navarro
La «Bomba» Juan Carlos Navarro: un campione al capolinea

Perchè tutto, alla fine, a Barcellona, torna a Juan Carlos Navarro. Non vi è altro leader all’infuori di lui, e Barcellona non vuole cercarlo, anche se la «bomba» è un giocatore al capolinea. Colpa originale, come la fretta che apre più il portafoglio che la mente. E solo qua, solo a questo punto, arriva il fattore infortuni. Rice e Koponen (incidente d’auto per quest’ultimo) a pochi giorni dal loro arrivo, la stagione terminata di Pau Ribas e Shane Lawal, i malanni sparsi di Justin Doellman (unico giocatore ad essere realmente cresciuto in queste tre stagioni), Victor Claver, Brad Oleson, Stratos Perperoglou e ora Alex Renfroe. Senza dimenticare il caso Joey Dorsey, infine liberato dopo le gratuite accuse allo staff medico. Navarro è un dubbio quotidiano, Ante Tomic non è mai stato riferimento: a Bartzokas manca il leader, più che la fortuna. E senza leader, nella mente del classe 1965 di Atene, si addensano cupi pensieri. Perché quella Panolada del Palau Blaugrana, venerdì con il Baskonia, riapre vecchie ferite. Ricordano l’ottobre 2015, la Coppa di Grecia, il ko con il Panathinaikos e la contestazione degli ultras dell’Olympiacos. L’avventura di Bartzokas al Pireo, allora, terminò così.

Alessandro Luigi Maggi

Annunci
Tags

Related Articles

One Comment

Back to top button
Close
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: