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Milano, gli uomini e la rondine

Pensare ad una vittoria milanese contro i “reds” del Pireo era possibile, soprattutto nell’ottica del lungo sforzo ateniese che aveva portato ad otto successi nelle ultime nove, di cui le ultime 4 W consecutive tenendo gli avversari a 65,5 di media. Che poi ciò potesse accadere nella settimana del doppio turno era ancora più logico: questa Eurolega ha chiaramente dimostrato che, trattandosi sempre di partite ad alta intensità, è normale che anche il banco più solido possa saltare di tanto in tanto, talvolta perfino per periodi più lunghi. Non finiremo mai di dire che questo nuovo formato è novità per tutti, di conseguenza ciò che può accadere è francamente ignoto, al netto delle differenze di roster e qualità delle squadre, che ci danno una solida traccia dei valori in campo.

Perché ciò accadesse, tuttavia, richiedeva un ulteriore miglioramento dell’Olimpia, che nelle ultime uscite ha dato segnali di crescita, sebbene più a sprazzi che continui. I 40 minuti erano lo scoglio principale e la decisa immagine del passo in avanti fisico degli uomini di Repesa ha contribuito non poco a liberare la mente dai terribili fantasmi che avevano le recenti fattezze dei disastri quali quello moscovita.

Non esiste fondo, non esiste scavare ulteriormente, non esistono preconcetti graditi solo al sensazionalismo ed al giustizialismo precoce. Esiste solo il lavoro, esiste solo la consapevolezza, esiste solo la serietà di credere nel proprio progetto e l’apertura mentale nell’applicarvi correttivi quando i fatti li richiedano. Si chiama onestà intellettuale, è la differenza tra il bene ed il male in presenza di uomini.

Uomini che hanno saputo dare finalmente tutto come quelli biancorossi, mettendo in atto il meglio delle caratteristiche tecniche e morali di un progetto che non poteva essere abortito a fine gennaio. E’ motivo trito e ritrito, intensità che parte dalla propria metà campo, ritmo offensivo in transizione che ne deriva, sia quando porti a canestri immediati e facili, sia quando la partita richieda una maggiore circolazione del pallone, perché esistono anche gli avversari ( e quelli di ieri erano forti veri, chiedere a mezza Europa le informazioni del caso).

Uomini quindi, che in quanto tali sbagliano, e lo fanno anche quando sono i numeri uno o giù di lì. Come ha fatto Sfairopoulos, che è numero uno nel costruire un sistema vincente che parte dalla difesa: coach da amare, da rispettare, cui capita però di decidere cha Milano va tolto assolutamente il tiro da tre (concessi 18 contro la media milanese, prima di ieri, di 20,55) concentrando la pressione sul perimetro, nella fattispecie indicando in Sanders e Simon i due bombardieri da annullare (solo sette tiri dall’arco in due). Accade così che nel momento migliore ateniese, quando la partita si poteva spaccare per le iniziali difficoltà offensive meneghine, questa scelta si rivela assai controproducente, concedendo diverse penetrazioni perfino a McLean. Tiri più semplici che aiutano l’Olimpia ad entrare in partita, sebbene fin dall’inizio si siano visti giocatori e coach come un blocco unico pronto ad affrontare ogni difficoltà. Qui inizia la partita nella partita, quella stravinta da Jasmin Repesa. Quella a scacchi che imposta il suo collega greco voleva fortemente che Birch affrontasse McLean e Miltutinov se la vedesse con Raduljica: nessuno scompenso o mismatch fisico, guerra totale con mezzi paritari (Young è purtroppo assente a questo livello, dispiace tremendamente vedere come quella gamba si trascini con difficoltà nei movimenti frontali e verticali). Jasmin raccoglie la sfida e porta Jamel due metri più lontano dal ferro ed allora la contesa contro il miglior 5 atletico in Europa porta al vantaggio milanese. La partita ed i falli del terzo quarto creeranno quelle dinamiche che solo il gioco giustifica e ne nascerà una coppia di lunghi (Macvan-Pascolo) chirurgicamente capace di spaccare la gara.

Ma è sempre questione di uomini e la cosa parrebbe stridente quando la squadra che vince 99-83 ha raccolto meno del 50% dei palloni sotto le proprie plance (21 rimbalzi offensivi Oly e 20 difensivi EA7). Esseri umani come Dada Pascolo, quel ragazzo che a vederlo non puoi che volergli bene come da un figlio: quel ragazzo che ben sa di essere al passo decisivo in carriera, può essere top oppure restare ad un buon livello e questo passa attraverso la cancellazione di quelle amnesie difensive che ne caratterizzano troppo a lungo la permanenza sul campo. In quest’ottica il lavoro dello staff milanese e l’attenzione che gli viene dedicata sono profondi ed ottimi. «Guarda uomo e pallaaaaaaa» tuona Repesa su una rimessa: concetti tanto semplici quanto fondamentali, concetti che fanno la differenza tra il cielo e la montagna, perché da quest’ultima puoi solo guardare il primo. Se vuoi volare, in campo, devi  saper guardare ad entrambi, l’uomo e la palla. Il resto viene da sé, perché quel piede perno è uno splendido verso che la fiducia rende poesia. Andrea Cinciarini a livello umano non teme confronti: la sua leadership è totale, ben oltre i limiti offensivi sul perimetro. Come Milan Macvan, per il quale vale sempre lo stesso discorso: «Nessuno potrà mai accusarmi di non aver dato il 100%: commetterò errori, ma uscirò sempre dal campo senza energie». Ce lo disse a settembre, sarà sempre così.

Uomo si dimostra Jasmin Repesa, che risponde a qualcuno del pubblico per le rime e poi si scusa direttamente (lo farà anche in sala stampa). Ovvio che un coach debba evitare una cosa del genere, ma altrettanto ovvio, e non ho alcun dubbio personale a riguardo, che fischiare o non condividere l’operato di coach e giocatori sia diritto dello spettatore, sempre, tuttavia andare oltre, spesso con l’insulto,  non lo è, mai. Quel che Jasmin ha sentito in questi mesi è oltre ed a Milano non è una novità. Punto. Il coach milanese entra in partita dal primo possesso come mai si era visto prima quest’anno. I messaggi non sono mediatici stavolta: siamo qui per dare tutto, dal primo all’ultimo secondo. Ne esce la partita quasi perfetta, ne esce la “sua” Milano.

Sarà l’amore incondizionato per un lavoro che considero il migliore del mondo, sarà la passione per la tecnica pura, sarà semplice gusto personale, ma ci sono tre cose che rendono splendida l’immagine della serata milanese e vengono tutti da allenatori . La prima è la suddetta scenetta del coach abbinata al tecnico preso ad arte ad inizio gara, cinque metri dentro il campo (e non era la prima volta ieri), la seconda sono i post di Valerio Bianchini che descrivono alla perfezione la crescita dell’Olimpia (ottica societaria e tecnica), mentre la terza, la più bella, è vedere Coach Gamba annuire compiaciuto dopo una giocata di energia e tecnica difensiva di Cinciarini. Quel sorriso è l’immagine della Milano di ieri e punto di partenza di quella di domani.

La rondine milanese si è alzata in volo nel tempestoso cielo dell’Olympiakos: per una notte gli “dei” del Pireo sono stati messi a riposo forzato, in una sorta di “settimo giorno” cestistico. Se sarà primavera lo sapremo nei prossimi mesi, senza dimenticare che 6-13 resta 6-13, che l’entusiasmo aiuta a decollare, ma per continuare il volo richiede realismo e lavoro, e che la cosa migliore che si possa fare è non dimenticare “come si è vinto”, ma dimenticare di averlo fatto

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